Martina: "500 milioni in più per il Piano irriguo nazionale"

Lo ha annunciato il ministro delle Politiche agricole nel corso dell'assemblea annuale Anbi, il 13 luglio a Roma. Il presidente Vincenzi: "A beneficiarne non sarà solo l’economia rurale, ma l’ambiente nel suo complesso"

Alessandro Vespa di Alessandro Vespa

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Un momento dell'assemblea Anbi
Fonte foto: © Anbi

Il Piano irriguo nazionale sembra partire, se non con il pieno, con tutto il carburante necessario ad andare lontano. Questo, almeno, stando a quanto annunciato dal ministro Martina a Roma, nel corso dell'assemblea annuale di Anbi.
Secondo il ministro, entro l'estate si dovrebbe concludere l'iter burocratico per il riavvio del Piano, che al residuo stanziamento iniziale di 300 milioni vede aggiungersene dal comitato interministeriale Programmazione economica altri 500.

È una scelta politica, che riconosce un progetto utile al Paese e al suo sviluppo - ha dichiarato il presidente di Anbi, Francesco Vincenzi -, a beneficiarne non sarà solo l’economia rurale, ma l’ambiente nel suo complesso”. “Ora – ha concluso Vincenzi - dobbiamo guardare a un'Europa tradizionalmente lontana dalle esigenze dell’agricoltura irrigua mediterranea”. Per manovrare a livello comunitario Anbi sta entrando nel Copa-Cogeca, l’organizzazione comunitaria degli agricoltori; un ingresso che dovrebbe consentirgli di affermare la valenza multifunzionale dell’irrigazione e difenderla. “Dalla disponibilità d’acqua, garantita dalla nostra rete d’irrigazione, dipende l’86% del made in Italy agroalimentare; pertanto non possiamo accettare che chi inquina non paghi e che tale costo sia scaricato sull’utilizzatore finale, cioè gli agricoltori” ha spiegato Vincenzi, che non ha mancato di sottolineare l’impegno dei consorzi nell’utilizzo irriguo delle acque reflue, accogliere con soddisfazione l’istituzionalizzazione della cabine di regia permanenti e indicare nella gestione idrogeologica dei territori montani il prossimo obbiettivo dei consorzi di bonifica.

Tra gli ospiti, oltre al già citato ministro Martina, Gian Carlo Caselli, presidente dell’Osservatorio sulle Agromafie, che ha ricordato come l’importanza dell’acqua sia testimoniata dal crescente interesse su di essa della criminalità, e come gli illeciti in materia idrica possano avere gravissime ripercussioni sulla salute.

Mario Guidi, presidente di Confagricoltura, ha reso noto un percorso avviato dalla sua Organizzazione professionale agricola per arrivare all’indicizzazione delle aziende rurali in base al contributo apportato alla sostenibilità ambientale; percorso che non avrebbe senso senza l’ottimizzazione d’uso dell’acqua irrigua.

Dino Scanavino, presidente della Confederazione italiana agricoltori, ha ribadito come il ruolo dei Consorzi di bonifica meriti di essere valorizzato nei confronti della società civile e della classe politica, mentre il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo,  si è concentrato sul legame indissolubile tra qualità dell’acqua e qualità del cibo, riconoscendo di fatto ai consorzi un ruolo fondamentale nella filiera agroalimentare. Dello stesso avviso anche il presidente della commissione Agricoltura della Camera dei deputati, Luca Sani, che ha voluto però ricordare anche la loro importanza nella gestione del rischio idrogeologico.
 
Esempio di efficienza, o per dirla con le parole del direttore generale Anbi, Massimo Gargano, “la testimonianza che il problema delle risorse non esiste se ci sono persone, uomini, che si spendono per perseguire veramente un obiettivo”, è stato rappresentato dal presidente della Regione Calabria, Gerardo Mario Oliverio, che ha indicato nella sinergia fra i diversi gradi di istituzioni e Consorzi di bonifica, la chiave della ripresa virtuosa nella sua regione, dove dopo decenni di inerzia si è ripreso il lavoro per il completamento dei grandi invasi e per l’efficientamento della rete idrica.
 
Siamo tutti gente di cantiere”, ha detto il direttore della Struttura di Missione #italiasicura, Mauro Grassi, ricordando che, grazie a una burocrazia elefantiaca, per realizzare un’opera pubblica servono in media tra gli otto e i nove anni e sottolineando come gli investimenti stiano diminuendo nonostante la spesa pubblica sia rimasta la stessa. “Non arrendiamoci – ha concluso Grassi –. I consorzi di bonifica stanno dalla parte della gente; l’obiettivo comune deve essere quello di arrivare a destinare 5 miliardi all’anno alle tante problematiche che ruotano attorno alla gestione dell’acqua: dal potabile alla salvaguardia idrogeologica”.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: convegni ambiente sostenibilità bonifica acqua

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