Coronavirus ed effetti del lockdown: Sos nutrie

Nel ferrarese scatta l'allarme: i roditori sono ormai il doppio degli umani. E l'Anbi chiede di non abbassare la guardia, soprattutto per tutelare l'agricoltura e l'ambiente

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Preoccupante è sia l'innalzamento del rischio idraulico che lo scortecciamento degli alberi (Foto di archivio)
Fonte foto: © Jiri Castka - Adobe Stock

Incontri ravvicinati con l'orso, lupi negli allevamenti, cinghiali nei campi e cervi che passeggiano indisturbati nei centri urbani. O ancora, corvidi e piccioni che danneggiano i campi seminati a mais, girasoli, grano ed altre colture.
E' questo l'effetto del lockdown fotografato dalla Coldiretti Veneto e dalla Coldiretti Pistoia.

Sui social impazzano infatti video e foto di animali selvatici che hanno preso il posto, se così si può dire, di persone e veicoli che quotidianamente e normalmente circolano nelle strade di città e di campagna. Un vero problema, soprattutto per gli agricoltori che già si trovavano alle prese con la mancanza di manodopera nei campi.

Una simile situazione si registra anche nel ferrarese dove è scattata l'emergenza, che comunque è comune in tutta la penisola, per l'aumento delle nutrie. E anche qui a farne le spese è il mondo agricolo, sia per i danni alle colture, sia per il rischio idrogeologico.

A lanciare l'allarme è stato Franco Dalle Vacche, presidente del Consorzio di bonifica pianura di Ferrara, nel cui comprensorio si possono stimare circa 500mila nutrie, quasi il doppio dei cittadini dell'intera provincia. Nutrie che appunto sono diventate un autentico pericolo per le produzioni agricole, l'incolumità pubblica, la tenuta arginale dei corsi d'acqua, ma anche per la circolazione stradale.

Ancor più preoccupante è l'innalzamento del rischio idraulico, che incombe su tutta la comunità per il pericolo di crollo degli argini causato dalla presenza delle tane: è quindi indispensabile che non venga pregiudicata la sicurezza delle centinaia di migliaia di chilometri di alvei che innervano idraulicamente l'Italia.

"Una situazione preoccupante in qualsiasi contesto, ma soprattutto per territori come quello ferrarese che, per il 44%, è sotto il livello del mare con punte fino a 4 metri di depressione e la cui vita è dovuta al delicato equilibrio idraulico, garantito dai Consorzi di bonifica" ha affermato Massimo Gargano, direttore generale dell'Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e della acque irrigue (Anbi). "La riparazione dei danni causati dalle nutrie è una voce che diventa sempre più onerosa nei bilanci degli enti consortili".

Un ulteriore problema per l'ambiente e l'ecosistema è lo scortecciamento degli alberi adiacenti alle tane, in prossimità dei corsi d'acqua: indebolisce le piante fino alla morte, pregiudicando l'habitat naturale e favorendone la colonizzazione da parte di specie aliene. La presenza di alberi e vegetazione è altresì strettamente connessa alla salubrità dell'intero ambiente: dalla salvaguardia delle specie autoctone alla mitigazione del clima.

E proprio per tutti questi motivi la richiesta dell'Anbi è quella di non abbassare la guardia, anche in questo periodo di emergenza sanitaria causata dal coronavirus. E' necessario contenere questi roditori originari dell'America del Sud, molto prolifici e che si cibano di vegetali per una quantità giornaliera corrispondente al 25% del loro peso.

"Non rendersi conto della gravità della situazione ci rende simili a coloro che, avvisati per tempo di un pericolo incombente, non tengono conto degli allarmi, salvo poi ritrovarsi a fare i conti con i conseguenti problemi. La drammatica esperienza del Covid-19 deve esserci da monito non solo in ambito sanitario, ma più in generale per le necessità di politiche preventive per la sicurezza dei territori" ha concluso Francesco Vincenzi, presidente dell'Anbi.

Danni causati dalle nutrie

Fonte: Anbi

Autore: G R

Tag: fauna selvatica danni

Temi caldi: Coronavirus

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