"La pirateria deve essere combattuta per tutelare sia i consumatori che i produttori, sradicando un fenomeno che provoca gravi danni all'economia e al mercato". Lo ha sostenuto il presidente della Cia, Giuseppe Politi al convegno nazionale 'No all'economia dell'inganno', promosso dalla Cia, Confederazione italiana agricoltori di Bari. "Serve - ha aggiunto Politi - un sistema sanzionatorio, anche di natura penale: una linea dura contro la sofisticazione e la contraffazione alimentare. Fenomeni che assestano ogni anno all'agricoltura italiana un 'colpo' da 3 miliardi di euro". 

"Chiediamo meccanismi di controllo in cui Stato e imprese facciano sistema, creando una sinergia tra rappresentanza, forze dell'ordine e istituzioni. L'operato del Consiglio nazionale anticontraffazione offre un modello positivo". "Serve una riorganizzazione del sistema di promozione commerciale del 'made in Italy' agroalimentare, per veicolare nuove risorse a favore delle piccole e medie imprese. Occorre valorizzare il ruolo del nuovo Ice e quello delle ambasciate. Azioni congiunte per superare l'attuale frammentazione". Politi ha sottolineato anche l'importanza del sostegno pubblico alla creazione, registrazione e tutela di marchi commerciali collettivi a favore delle Pmi agroalimentari. Si deve contrastare inoltre la nuova illegalità commerciale originata dai recenti accordi di liberalizzazione in campo agricolo non accompagnati dall'armonizzazione dei controlli doganali.

"Il valore sottratto alla produzione agricola - ha detto Politi - pesa sull'intera filiera impegnata nelle produzioni di qualità; va, dunque, affrontato in chiave di sistema. La sottofatturazione e l'evasione fiscale rappresentano un ulteriore danno sociale dell'azione di produzione e commercializzazione illegale dei prodotti contraffattiVi è scarsa consapevolezza del fenomeno, la contraffazione alimentare è in mano alla criminalità che per gli alti profitti mette a rischio la salute dei consumatori, visto il pericolo di adulterazione e sofisticazione dei prodotti". "Occorre - ha aggiunto Politi - un approccio diversificato alla salvaguardia delle produzioni di qualità. Tra gli strumenti a disposizione vi sono i rapporti bilaterali con i Paesi partner, le sinergie tra produttori e distributori, il rafforzamento della tutela legale contro i fenomeni dell'agropirateria". "Tolleranza zero quindi - ha concluso il presidente della Cia - nei confronti della concorrenza sleale fondata sulla falsificazione, sulla sofisticazione e sul dumping sociale e lavorare in funzione della trasparenza. Da qui l'esigenza per tutti i prodotti di un'etichetta chiara e con l'obbligo dell'indicazione d'origine".

 

Alcuni dati

Una 'rapina' da 7 milioni di euro l'ora e da 60 miliardi di euro l'anno. A tanto ammonta il business dell'agropirateria, della contraffazione, della frode nei confronti dell'agroalimentare 'made in Italy', il più clonato nel mondo. Dai prosciutti all'olio di oliva, dai formaggi ai vini, dai salumi agli ortofrutticoli: è un continuo di 'falsi' e di 'tarocchi' che stanno provocando danni rilevanti non solo alle Dop e Igp italiane, ma all'intero sistema agroalimentare. Si tratta di uno 'scippo' ai danni del settore: i consumatori vengono truffati, gli agricoltori e gli industriali dell'agroalimentare derubati.

L'agropirateria, la contraffazione, l'imitazione, e soprattutto l'italian sounding generano un volume d'affari - afferma la Cia in un comunicato - pari a poco meno della metà dell'intero valore della produzione agroalimentare 'made in Italy'. E i danni non vengono provocati a un'unica impresa o a una singola fase produttiva. Ormai le truffe viaggiano anche su Internet. Non c'è più da stupirsi nel trovare in vendita in rete il Prosciutto di Parma, il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano prodotti in Argentina, in Australia o in Cina.

Ma anche in Italia il fenomeno è in crescita: il Belpaese è al primo posto in Europa per le segnalazioni di cibi contaminati contraffatti e per le agromafie, che ad oggi hanno un volume d'affari che si avvicina ai 13 miliardi di euro. Inolltre ogni anno entrano in Italia prodotti alimentari 'clandestini' e 'pericolosi' per oltre 2 miliardi di euro, quasi il 5 per cento della produzione agricola nazionale. I sequestri da parte delle autorità competenti negli ultimi due anni si sono più che quadruplicati. L'allarme maggiore è per quello che viene dalla Cina che, nonostante il calo delle esportazioni 'ufficiali' in Italia, riesce a far entrare nella Penisola grandi quantità di prodotti che possono mettere a repentaglio la salute. 

Solo negli Stati Uniti il giro d'affari relativo alle imitazioni dei formaggi italiani supera abbondantemente i 2 miliardi di dollari. E il danno è destinato a crescere, visto che a livello mondiale ancora non esiste una vera difesa delle Dop, Igp e Stg, un settore economico che ha un fatturato al consumo di circa 9 miliardi di euro e un export che si avvicina ai 2 miliardi di euro. Prodotti che danno lavoro, tra attività dirette e indotto, a più di 300 mila persone e che rappresentano una risorsa insostituibile per l'economia locale, in particolare per alcune zone marginali di montagna e di collina.

 

Nel 2011 sequestri per 37 milioni di euro

"In Italia la lotta alla contraffazione ha protagonisti e alleati. I Nuclei antifrodi del comando Carabinieri Politiche agricole (Nac) al Corpo forestale dello Stato, dall'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari alle Capitanerie di Porto sono impegnati a combattere le distorsioni del mercato e i fenomeni criminosi nella filiera del cibo". Lo afferma la Cia al Convegno nazionale tenutosi a Bari. Nel 2011 ci sono stati circa 80 mila controlli che hanno portato a sequestri per un valore di quasi 37 milioni di euro, a più di 8.700 sanzioni amministrative e alla segnalazione all'autorità giudiziaria di 1.304 persone.

Più in dettaglio, l'attività operativa dei Nac nel periodo 2010-2011 ha coinvolto ben 3.143 aziende, con controlli sulla Gdo, nei principali centri commerciali e nei mercati generali e oltre 19 mila tonnellate di prodotti agroalimentari illegali sequestrati. A questo va aggiunto il sequestro di beni immobili e conti correnti per 303 milioni di euro e altri 25 milioni di euro di contributi comunitari indebitamente percepiti o richiesti. L'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi nell'ultimo anno ha effettuato 43.452 controlli, contestato 5.513 sanzioni amministrative e sequestrato beni per un controvalore di quasi 15 milioni di euro - continua la Cia -, con un'attenzione mirata ai prodotti di qualità, biologici, certificati. Mentre il Corpo forestale dello Stato Nucleo agroalimentare e forestale, sempre nel 2011, ha compiuto oltre 6 mila controlli, requisendo quasi 13 mila kg di prodotti per un valore di circa 1 milione di euro.

Insomma cresce la vigilanza sulla filiera - osserva la Cia - ma occorre ora rafforzare la lotta alla contraffazione fuori dai confini italiani, a livello internazionale.