Un consorzio a tutela del miele italiano?

Abbiamo intervistato Riccardo Terriaca, di Miele in Cooperativa, che sta lanciando un progetto per realizzare una realtà per tutelare e promuovere le produzioni apistiche nazionali

Matteo Giusti di Matteo Giusti

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Una realtà che raggruppi aziende apistiche italiane per produrre, tutelare e valorizzare le produzioni nazionali fatte con api di sottospecie autoctone
Fonte foto: Miele in cooperativa

Il 30 ottobre scorso ad Apimell a Piacenza, l'associazione nazionale di apicoltori Miele in Cooperativa ha lanciato la proposta di realizzare un Consorzio a tutela del miele italiano da api italiane.

Una realtà che raggruppi aziende apistiche italiane per produrre, tutelare e valorizzare le produzioni nazionali fatte con api di sottospecie autoctone.

Per farci spiegare meglio di cosa si tratta abbiamo intervistato Riccardo Terriaca, che di questo progetto è il coordinatore nazionale.

Signor Terriaca, che cosa è stato proposto a Piacenza?
"Abbiamo presentato la nostra idea sulla promozione, valorizzazione e tutela della nostra esclusiva eccellenza: il miele italiano da api italiane. Siamo stanchi di piangerci addosso sulle difficoltà che incontriamo quotidianamente nel commercializzare con la giusta remunerazione il nostro prodotto. Purtroppo dobbiamo fare i conti con un sistema drogato dalla globalizzazione delle merci, ma non delle regole. È arrivato il momento di passare dalla protesta al progetto".
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Riccardo Terriaca al convegno di Apimell

Quando e come verrà fatto questo consorzio?

"Per il momento stiamo raccogliendo le adesioni al comitato dei promotori. Solo se riscontreremo un concreto e diffuso interesse per questa iniziativa, successivamente costituiremo il consorzio. Si chiamerà 'Alveare Italia – Consorzio a tutela del miele italiano da api Italiane'. Ci siamo dati cinque mesi di tempo. Poi faremo le nostre valutazioni. Questo progetto non è e non vuole essere una iniziata calata dall'alto sulle teste degli apicoltori. Nasce dagli apicoltori, per gli apicoltori e deve essere sviluppato dagli apicoltori. Andremo avanti solo e solamente se registreremo un forte consenso tra gli apicoltori".

Chi potrà partecipare come socio al consorzio?

"Chiunque fa parte della filiera apistica e che si vuole differenziare producendo, commercializzando e promuovendo il miele italiano da api italiane. Chiunque accetta di rispettare le regole che ci daremo. Ma soprattutto chiunque ha la consapevolezza che produrre e commercializzare miele italiano da api italiane è una responsabilità che va ben oltre il significato economico o puramente alimentare. Vuol dire raccontare al consumatore la storia degli apicoltori, della loro passione, dei loro sacrifici, vuol dire trasmettere al consumatore il valore delle tradizioni rurali, della straordinaria biodiversità dei nostri territori. Vuol dire contribuire a difendere il nostro ambiente, con i fatti, concretamente".

Un consorzio di tutela generalmente ha un disciplinare, ne avete già in mente uno?

"Lo stiamo elaborando. È il passaggio più delicato. Non tutti potranno partecipare. L'adesione al consorzio ed il rispetto del disciplinare comporterà delle scelte ben precise che andranno rispettate. Le nostre coordinate saranno determinate dalla ricerca del miglioramento continuo, della migliore qualità possibile, del rispetto delle api e dell'ambiente, di un'azione di sviluppo produttivo che sappia coniugare le esigenze economiche con quelle ambientali".

Ma cosa intendete per miele italiano da api italiane?

"La risposta la trovi nella domanda. Significa produrre miele in Italia, nel rispetto delle rigide norme che regolamentano il settore e che assicurano il massimo livello di sicurezza alimentare per il consumatore. Significa allevare api autoctone, adattate al territorio che conseguentemente consentono un modello di apicoltura sostenibile. Dunque riduzione dell'uso di presidi sanitari, delle alimentazioni di sostegno e di tutte le tecniche considerabili invasive che si rendono necessarie quando si allevano api che hanno un orologio biologico non sincronizzato con il territorio di appartenenza".

Cosa dovrebbe fare questo nuovo consorzio e come?

"Semplicemente portare al centro della nostra apicoltura il miele italiano da api italiane, controllando e favorendo la qualità delle produzioni, da un lato, e mettendo in moto una comunicazione continua che sappia raggiungere i consumatori. Siamo convinti che per conseguire i nostri obiettivi dobbiamo riuscire a parlare all'anima dei produttori per poter, poi, raggiungere l'anima dei consumatori. Gli strumenti che adotteremo dovranno essere compatibili con le nostre ridotte disponibilità economiche. Useremo molto i social. Approfitteremo dell'ubiquitarietà dei produttori apistici per organizzare campagne social condivise e coordinate, con l'obiettivo di ingannare gli algoritmi e provocare una sorta di terremoto mediatico in grado di raggiungere centinaia di migliaia di consumatori".

È stato accennato anche ad un marchio, questo comporterebbe ovviamente dei costi e un sistema di controllo e certificazione, come verrebbe gestito? Non rischia di essere uno dei tanti marchi in più nel mare delle certificazioni agroalimentari?

"No. Assolutamente no. Intanto perché questo marchio, sarà la risposta ad una esigenza diffusa e manifesta degli operatori del settore, degli apicoltori. Perché sarà frutto di condivisione, partecipazione, consapevolezza. Perché questo marchio avrà un valore ben superiore a quello di mercato. Rappresenterà l'anima dell'apicoltura italiana che crede nell'ape italiana. Nel panorama agroalimentare italiano ci sono tanti marchi di assoluto valore economico e di immagine. Non vedo nessun marchio, però, che riesce a raccontare un legame così stretti tra ambiente, produzione, economia, cultura e tradizione, così come può succedere per il Consorzio Alveare Italia. Il nome non è stato scelto a caso. Ma vuole proprio evocare l'alveare, da sempre considerato uno dei massimi livelli di evoluzione raggiunti tra gli animali sociali".

Attualmente quale è l'interesse che avete registrato?

"Il percorso del consorzio è partito l’anno scorso, con il progetto dei Messaggeri del miele italiano. Oltre mille registrazioni al percorso formativo. Più di seicento i messaggeri che hanno conseguito l'attestato. Sono numeri che ci fanno ben sperare. Non sono però ancora sufficienti. Ecco perché siamo oggi impegnati in una grande mobilitazione. Vogliamo trasmettere il messaggio che i tempi sono maturi. È giunto il momento per gli apicoltori italiani di agire. Di non accontentarci più del solo richiedere la tutela del miele italiano e delle api italiane. Dobbiamo diventare attori principali della nostra storia professionale. Ora è il momento di agire. Domani sarà troppo tardi".

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Fonte: Agronotizie

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Tag: api interviste apicoltura miele

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