Agricoltori digitali, ripartiamo da tre

Lavoro, e-commerce, piattaforme. Ripensiamo ad Internet come ad un vettore di sviluppo

Cristiano Spadoni di Cristiano Spadoni

Questo articolo è stato pubblicato oltre 6 anni fa

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Il primo bit è stato scritto 25 anni fa, creando uno strumento informatico per proteggere in modo efficace e sostenibile le colture dai patogeni. Nel 2000 abbiamo iniziato a condividere sul web banche dati, notizie e servizi, oggi a disposizione di una community di oltre 114.000 persone, dai tecnici agli agricoltori, dai ricercatori agli studenti di agraria.
Per loro e in generale per tutto il settore agricolo, Internet si sta rivelando come un vettore di sviluppo. Abbiamo individuato tre direttrici. Non sono le uniche. Consideriamole come spunti di riflessione. E di (ri)partenza.

1. L come lavoro

"Cosa serve per far ripartire il lavoro?" A rispondere è Marina Montironi, responsabile della Business School di Ernst & Young, nell'ambito del Forum HR (Risorse umane) organizzato a inizio maggio 2013 da Abi Eventi.
"Fra le direttrici per raggiungere l'obiettivo dell'aumento occupazionale c'è anche l'agricoltura informatizzata. A questa si aggiungono gli incentivi all'internazionalizzazione, all'impiego delle donne, all'economia verde, ad un nuovo patto generazionale."
Il superamento del digital divide nel settore primario consentirebbe sia una maggiore capacità di interpretare le informazioni raccolte relativamente al processo produttivo in azienda, sia ad aumentare le opportunità di condivisioni di problemi, soluzioni e opportunità con altri operatori in Rete.
Lo sottolinea anche il rapporto "Strutture, dinamiche e fabbisogni delle imprese condotte dai giovani e dalle donne in agricoltura" presentato il 22 maggio dall'Inea.
Un fabbisogno molto sentito è superare il digital divide infrastrutturale che ancora oggi caratterizza buona parte dei territori rurali italiani, condiziona la gestione aziendale e limita, di fatto, la possibilità agli imprenditori di sostenere la competitività delle loro aziende. La diffusione della banda larga e in particolare l'accesso a internet, infatti, sono condizioni necessarie per sostenere la diversificazione delle attività produttive delle aziende e l'azione di marketing, la diffusione di servizi indispensabili alla crescita del tessuto economico e produttivo locale, la promozione del turismo locale e la semplificazione dei rapporti tra cittadini e amministrazioni locali (regioni, enti locali, …) nell'ottica di una migliore collaborazione e comunicazione.
A ostacolare l'uso degli strumenti informatici si aggiunge il deficit culturale che ancora oggi influisce sull'uso limitato dei sistemi informatici in agricoltura e che in un'ottica d'impresa efficiente e al passo con i tempi, deve essere rimosso attraverso azioni d'informazione e formazione.

L'Italia ha bisogno del web per creare lavoro. Emerge anche dal primo meeting nazionale dei wwworkers, i lavoratori della rete. "Il Pil generato dal digitale in Italia è il 2% del totale, a fronte di un dato che va dal 4 al 6% in Francia e Germania. Eppure negli ultimi 15 anni, nel nostro Paese, il digitale ha creato 700mila posti di lavoro". E' quanto dichiara Cristiano Radaelli, Confindustria Digitale, durante la tavola rotonda a cui ha partecipato anche Stefano Ravizza, Coldiretti Giovane Impresa che ha rivelato come "l'80% delle giovani aziende che si sono rivolte all'associazione di categoria delle imprese agricole è presente sul web con un proprio portale, che permette un rapporto più chiaro e trasparente con i consumatori."
Digitalizzare il made-in-Italy, alfabetizzare al digitale, dare spazio alle nuove imprese: sono solo tre delle dieci azioni proposte dai lavoratori della rete ai politici, nell'ambito di un confronto moderato da Riccardo Luna che poche settimane fa aveva raccontato della "rivoluzione dei contadini digitali".
Il manifesto contiene la sintesi delle proposte arrivate dai lavoratori digitali. Creano oltre il 2% del PIL, ma sembrano ancora invisibili. Sono imprenditori e professionisti che operano con le nuove tecnologie, ma anche artigiani e commercianti che reinterpretano mestieri tradizionali in chiave 2.0 e approdano online per vendere all'estero e internazionalizzare l'impresa o contadini digitali che grazie al web hanno trovato una nuova chiave di sviluppo per la loro impresa. "La rete può rappresentare una leva di successo, ma occorrono investimenti infrastrutturali e soprattutto culturali. Il Paese necessita di un cambio di paradigma e i wwworkers possono svolgere il ruolo di ambasciatori del digitale. Perché La forza di queste figure professionali è rappresentata proprio dalla integrazione delle nuove tecnologie sia in lavori innovativi che in mestieri tradizionali", dichiara Giampaolo Colletti, fondatore di Wwworkers.it.
Fra le 10 azioni si legge anche: "Liberare l'e-commerce"

2. C come commercio (o meglio E come e-commerce)

"Oggi l'e-commerce è soggetto alla normativa per il commercio, pensata intorno ai canali tradizionali. Ciò crea confusione e rallentamenti. È necessario semplificare radicalmente la normativa sull'e-commerce e prevedere specifici incentivi per le imprese che avviano questa attività."
Sia esso km0, o "km10000", Internet mette sempre più frequentemente in contatto diretto produttori e clienti. Se portali come Jenuino, o allevamenti come SardiniaFarm, o market-place come Vinix Grassroots Market aprono le porte al consumatore che vuole entrare in contatto diretto con il produttore, anche gli scambi internazionali possono avvenire via web. Ne sono testimonianza il recente accordo di collaborazione fra Fondazione Qualivita, Poste e-commerce del Gruppo Poste Italiane e Tuttofood, o la piattaforma telematica realizzata per entrare nel mercato internazionale dei prodotti agricoli, da un'idea di Borsa merci telematica Italiana Scpa, Agrimercati società partecipata della Camera di commercio di Milano e Farm Computer System Srl.
Partnership significative nel settore agroalimentare dove l'export nel 2012 ha sfiorato quota 25 miliardi.

3. P come Piattaforma

Internet come mezzo con cui trovare lavoro, con cui venderne i frutti, con cui svolgerlo. Oggi l'agricoltore dispone di web application e piattaforme on line per monitorare i parametri agro-meteorologici e capire quale sia il momento migliore per effettuare un trattamento, per registrare le operazioni colturali e disporre di dati fondamentali per la rintracciabilità delle produzioni, o ancora per fare networking e condividere esperienze e soluzioni con altri operatori del settore.
Produrre meglio ed in maniera sostenibile sono fra gli obiettivi dell'implementazione di tecnologie basate sul web in agricoltura, grazie alla possibilità di gestire informazioni, mappare il processo produttivo, creare una vera e propria carta d'identità del prodotto di qualità made in Italy.

Qual è la tua esperienza? Internet ha cambiato il tuo modo di lavorare in agricoltura?

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Tag: internet sostenibilità lavoro agricolo

Rubrica: Internet, Comunicazione, Agricoltura

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