Clal, il portale dedicato al mercato lattiero caseario, seguito in 201 paesi del mondo, ha scelto la 70ª Fiera internazionale del Bovino da latte per presentare il nuovo servizio rivolto agli allevatori: Teseo. Il nome è un omaggio al papà (agricoltore, scomparso nel 1978) di Angelo Rossi, fondatore di Clal. Sotto la lente, all’indirizzo teseo.clal.it, le voci che sempre di più influiranno sulla redditività degli allevamenti da latte: i mercati delle materie prime, il trade dei bovini da vita nel mondo e la sostenibilità, con particolare attenzione a due elementi chiave: l’acqua e l’energia. La regola che il grande allenatore del Milan, Nereo Rocco, aveva applicato al calcio (“Primo: non prendere gol”) viene così applicata all’allevamento. E se non è proprio un “Primo, non spenderne”, è intuitivo che la raccomandazione è di applicare tutte le economie di scala per ridurre il più possibile l’impatto dei costi, tenuto conto che – salvo alcune eccezioni – la prima voce di spesa negli allevamenti è la razione alimentare.

Conoscere le previsioni dei mercati, i prezzi dei futures, poter pianificare acquisti semestrali o annuali, se vi sono spazi di convenienza, in un mercato del latte in cui l’industria di trasformazione ha annunciato la volontà di liquidare 34 centesimi al chilogrammo, non è più un vezzo, ma una necessità.
Anche il sistema delle Dop, che finora ha assicurato una tenuta del sistema in virtù di un equilibrio delle produzioni grazie a programmazioni – parliamo in modo evidente del Grana Padano – contingentate, è minacciato da un andamento ribassista che pervade l’intera Europa.

Come proteggere il prezzo? Una delle soluzioni è stata individuata, dall’altra parte dell’Oceano, dal Farm Bill americano. Si tratta del Margin Protection Program, una sorta di assicurazione sui prezzi, che garantisce interventi monetari – coperti in parte dagli allevatori in parte grazie a fondi federali – qualora i listini andassero per un intero bimestre (“Non basta un mese su due”, ha spiegato Ken Nobis, vicepresidente della Federazione nazionale dei produttori di latte) al di sotto di una soglia concordata, in base alla quale naturalmente si paga il premio.

Già lo scorso anno Regione Lombardia, su proposta dell’assessore all’Agricoltura Gianni Fava, condivisa dal mondo agricolo, aveva proposto di adottare un sistema analogo. Mai applicato, tuttavia, perché i fondi, inseriti nel Piano operativo nazionale, sono ancora in capo al ministero delle Politiche agricole e non ancora assegnati.
A corollario della presentazione del nuovo servizio Teseo, il team di Clal ha organizzato una tavola rotonda con un confronto internazionale fra produttori di latte. A rappresentare gli allevatori italiani erano Nino Andena (consigliere cooperativa Santangiolina), Alberto Cortesi (vicepresidente di Confagricoltura Mantova), Stefano Pernigotti (presidente della Latteria Sociale Mantova), Emanuele Balliana (allevatore conferente alla cooperativa 3A Latte Arborea), Leonardo Locatelli (vicepresidente Latteria Soresina), Giovanni Guarneri (allevatore e consigliere Latteria Plac).

Grande curiosità per la situazione degli allevatori olandesi: Wim Bos, 401 capi in stalla e solo lui e il padre ad accudire gli animali, grazie a un sistema robotizzato a cinque bracci, e Toon Hulshof, 236 capi in allevamento. Per molti aspetti Italia e Paesi Bassi vivono situazioni di parallelismo: più sindacati agricoli (sono 4 in Olanda), spesso in disaccordo fra loro; una Pac che incide circa il 7% sui ricavi del latte (fra il 5% e il 10% in Italia); uno scenario di mercato che non permette ad oggi di investire in azienda.

Per la cronaca, in Olanda il prezzo del latte fissato da Friesland Campina, cooperativa alla quale aderiscono oltre il 70% degli allevatori del Paese, è stato fissato a 30 centesimi per il mese di novembre, 0,5 centesimi in più rispetto a ottobre.
I Paesi Bassi hanno accelerato molto sulla produzione (+4,04% nel periodo gennaio-agosto 2015, secondo i dati Clal), con performance molto spinte dopo la fine delle quote latte.
L’incognita ora è l’applicazione di possibili quote-fosfati – spiegano gli allevatori olandesi – relativamente alle quali non abbiamo finora avuto alcuna indicazione dal governo”.

All’appuntamento ha partecipato anche l’assessore Fava, preoccupato non tanto per le previsioni di Clal di una ripresa entro il primo semestre 2016, quanto piuttosto “sull’incognita di quante aziende potranno essere sopravvissute nel frattempo, con prezzi di mercato oggi così bassi”. “Il confronto con i produttori olandesi e americani ha messo in luce alcune similitudini sui costi di produzione, ma un diverso scenario di competitivitàha proseguito Fava -. La situazione è molto pericolosa per le stalle lombarde e padane, perché, se non ci saranno investimenti forti immediati e non i pannicelli caldi che altro non sono quei 25 milioni di euro che l’Ue ha dato come elemosina all’Italia, le disdette di stalle a fine anno saranno molte”.
Negativo il giudizio di Fava non solo sull’operato del governo in vista di “una prevedibile, ma insufficiente operazione di acquisto di forme di 90-100.000 Grana Padano e Parmigiano-Reggiano per gli indigenti”, posizione condivisa anche dal presidente nazionale di Confagricoltura, Mario Guidi, ma anche sull’Unione europea.
La Politica agricola comune è fallita, perché ha applicato per 30 anni un sistema delle quote che avrebbe dovuto stabilizzare il mercato del latte e così non è stato – ha specificato Fava -. E anche oggi, con l’attuale Pac, si sono obbligati i beneficiari dei Programmi di sviluppo rurale a togliere risorse dall’agricoltura, per dirottare le misure sul versante agroambientale. Il tutto con il peso di una burocrazia europea che ha notevoli costi”.

Il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, ha elogiato il ruolo di Clal come faro che consente agli allevatori di essere informati e ha annunciato l’intenzione di affidare proprio al portale fondato da Angelo Rossi il compito di avviare un monitoraggio comparato delle stalle e dei mercati italiano e olandese. “Sarà uno strumento che ci permetterà di capire come mai le loro stalle riescono a sopravvivere con un prezzo del latte a 28-30 centesimi, mentre le nostre non vanno avanti con un mercato a 34 centesimi – ha dichiarato Guidi -. Uno studio di Clal potrebbe suggerirci su quali elementi fare leva per poter riacquisire competitività”.