Potatura della vite, nove consigli per non sbagliare

Che sia corta o lunga, la potatura della vite assolve sempre alle stesse funzioni: garantire un durevole equilibrio vegeto-produttivo dell'impianto e centrare gli obiettivi di qualità delle uve

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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La potatura della vite è una operazione che va svolta prima della ripresa vegetativa
Fonte foto: Stefano Poni

Inverno è sinonimo di potatura della vite e nelle aziende vitivinicole di tutta Italia si affilano le cesoie. Gli approcci con cui ci si avvicina a questa operazione colturale sono assai variegati e dipendono principalmente dall'areale, dagli obiettivi aziendali, dal vitigno e dalla forma di allevamento.

In generale possiamo dire che "la potatura invernale ha due obiettivi: garantire un equilibrio costante tra quantità e qualità di uva prodotta e assicurare la capacità della vite di rigenerarsi", spiega Stefano Poni, professore ordinario di viticoltura all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.

"La potatura è una attività importante, ma che non deve essere mitizzata", sottolinea Poni. "Con la potatura invernale si pongono certamente le basi per la produzione futura, ma la stagione produttiva non è ancora iniziata e dunque sono ancora moltissimi i fattori che possono influire sulla vendemmia".

Oggi ci sono diversi approcci e mode alla potatura, ma è comunque possibile dare alcuni consigli di carattere generale, utili indipendentemente dalla forma di allevamento. Vediamo dunque i nove consigli per non sbagliare la potatura.


Potatura vite, nove consigli per non sbagliare

Le gemme
Quante gemme devo lasciare? È questa la domanda che molti potatori alle prime armi si fanno. "Il potatore in questo caso deve valutare il vitigno, l'areale e gli obiettivi aziendali. Ovviamente più gemme lascio maggiore sarà il carico produttivo, specialmente se ci si trova in un terreno ricco e con un clima favorevole", spiega Poni. "Ma sappiamo anche che oltrepassando un carico di gemme massimo, la qualità inizia fatalmente a peggiorare".

Il numero di gemme dipende poi dalla forma di allevamento. Per quelle lunghe, come il Guyot, il numero è di fatto più o meno predeterminato e corrisponde al numero di gemme presenti sul capo a frutto che copre la distanza tra una vite e l'altra sulla fila.

Nelle forme di allevamento che prevedono una potatura corta, come il cordone speronato, il potatore può lasciare anche un numero maggiore di gemme per sperone (comunque non superiore a tre gemme franche) o di speroni.

Il numero di gemme dipende poi dalla fertilità della varietà, che è determinata dalla sua genetica. In generale, per tutti i vitigni coltivati, la massima fertilità è raggiunta a partire dal quarto-quinto nodo basale del tralcio mantenendosi poi relativamente costante per le gemme successive. Il potatore dovrà quindi sapere che, con gemme basali che hanno un'elevata fertilità, potrà applicare una potatura sia corta sia lunga. Viceversa, su vitigni con gemme basali poco fertili, la potatura lunga è, in pratica, un obbligo.

"Da questo deriva che anche il dove lasciare le gemme è importante", sottolinea Poni. "Se due potatori lasciassero lo stesso numero di gemme, poniamo venti, ma suddivise in maniera differente, avrebbero con ogni probabilità riscontri produttivi e qualitativi diversi. Un conto infatti è lasciare dieci corti speroni di due gemme ognuno oppure mantenere cinque speroni più lunghi, di quattro gemme ciascuno".
 
E' importante il dove lasciare le gemme

Longevità
Occorre, con la potatura, cercare di preservare la longevità dell'impianto. E questo si può fare ricavando i nuovi speroni il più vicino possibile alla testa di salice o al cordone permanente. In questo modo si evita che anno dopo anno si 'salga' verso il primo filo di sostegno, perdendo parete produttiva.

Tagli
I tagli andrebbero eseguiti preferibilmente sul legno di uno-due anni, in modo che la pianta riesca a cicatrizzare la ferita velocemente ed efficacemente (processo non semplice per la vite che, a differenza di altre specie arboree ornamentali non è specializzata per questa funzione). Più il taglio insiste su legno vecchio, più c'è il rischio di provocare danni in caso, ad esempio, di gelate e di aprire la porta a patogeni esterni. Quando poi si rimuovono i tralci occorre sempre rispettare le gemme di corona, che assicurano il rinnovamento della pianta.

Le ferite di potatura
Sarebbe buona norma praticare tagli inclinati e mai paralleli al suolo, in modo da facilitare lo scorrere dell'acqua piovana e ridurre i tempi di bagnatura del legno. I tagli possono eventualmente essere cicatrizzati con prodotti appositi applicati a pennello oppure con soluzioni irrorate con l'atomizzatore. La decisione di proteggere o meno le ferite di potatura dipende da tre fattori: il diametro della ferita, le condizioni di temperatura e umidità al momento dell'intervento e, in sede previsionale, nei giorni successivi, e la presenza nel vigneto di piante malate.

Periodo
La potatura invernale si può iniziare ad eseguire dalla caduta delle foglie, quindi a novembre, fino a prima della ripresa vegetativa, in aprile. Nella scelta del timing non devono tuttavia rientrare solo considerazioni di tipo pratico-organizzativo, ma anche sanitario. I tagli di potatura sono la principale porta di accesso per i funghi responsabili del mal dell'esca e dunque potare all'inizio dell'inverno lascia una finestra temporale molto ampia ai funghi per insediarsi. Meglio dunque potare a ridosso della primavera, in modo che la pianta sia in grado di isolare più rapidamente le parti recise e impedire dunque ai funghi di diffondersi.
   
Molto importante è il periodo di potatura

"C'è poi un altro elemento da considerare. Se si ritarda la potatura, spingendosi addirittura fino a fine aprile ed intervenendo comunque non oltre un certo stadio vegetativo, è possibile mettere al riparo le viti dalle gelate primaverili, che si stanno facendo sempre più frequenti", spiega Poni e, in certi casi, è possibile 'portare' questo ritardo fino alla maturazione, di questi tempi sempre più precoce.
 
Rispetto dei flussi
In generale curvature tropo strette sono controproducenti poiché causano un rallentamento della linfa e, di conseguenza, uno scoppio di vigoria in tal punto, a discapito di altre zone. Purtroppo, parlando di 'flussi linfatici' e 'potatura' si tende a fare spesso confusione: il flusso xilematico, solo ascensionale, dipende dalla traspirazione e, quindi, dalla massa fogliare; quello floematico (bi-direzionale) obbedisce invece a logiche totalmente diverse legate anche alla potatura estiva.

I residui di potatura
Se in vigna non ci sono piante affette da malattie del legno la scelta migliore è quella di trinciare i sarmenti in modo da contribuire alla fertilità del suolo. Nel caso invece vi siano problemi di legno nero o mal dell'esca occorre allontanare immediatamente i tralci.

Disinfezione strumenti
Disinfettare gli strumenti di potatura è in generale una buona pratica che scongiura il pericolo che da una pianta malata, attraverso la potatura, l'operatore allarghi inconsapevolmente il contagio. In viticoltura tuttavia non ci sono microrganismi degni di nota che possono propagarsi con gli strumenti della potatura e dunque la disinfezione non è necessaria.

Fasi lunari
Ebbene sì, in molti ancora credono che la luna in qualche modo influenzi la crescita delle piante e che quindi sia necessario prendere le cesoie solo in certe fasi lunari. A tale proposito siamo ancora in attesa di pubblicazioni scientifiche che avvalorino questa certamente affascinante ipotesi.
 

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: viticoltura potatura mal dell'esca

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