Riso: Ue-Vietnam, i chiaroscuri dell'accordo

Eliminerà la quasi totalità delle barriere doganali e prevede misure affinché 169 indicazioni geografiche europee siano protette nello Stato asiatico. I dubbi di alcune istituzioni italiane sull'intesa che verrà firmata il 30 giugno 2019

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Paolo Carrà dell'Ente nazionale risi: 'Da parte del Mipaaft c'è grande impegno per la difesa del made in Italy'
Fonte foto: © Suthin - Adobe Stock

Sarà firmato domenica 30 giugno 2019 ad Hanoi l'accordo commerciale tra Unione europea e Vietnam. "È il secondo accordo, dopo quello già raggiunto con Singapore, sottoscritto dall'Unione con un paese del Sud Est asiatico - ricorda il presidente della Commissione Ue, Juncker - a conferma dell'attenzione rivolta a quell'area".

Alla firma l'Ue sarà rappresentata dal commissario Cecilia Malmström (Commercio) e dal ministro rumeno per il Commercio Stefan-Radu Oprea.

L'accordo commerciale eliminerà la quasi totalità delle barriere doganali tra le due parti e prevede misure affinché 169 indicazioni geografiche europee siano protette nello Stato asiatico. Inoltre, l'intesa impegna entrambe le parti al rispetto dell'accordo di Parigi sul clima e alla messa in atto dei principi sul diritto dei lavoratori dell'Organizzazione internazionale del lavoro.

Tutti contenti? Non proprio. Confagricoltura evidenzia luci e ombre dell'accordo internazionale, strumento peraltro sul quale la Commissione Ue ha puntato molto come strumento di negoziato commerciale a livello mondiale, non sempre raccogliendo successi (emblematico il caso del Ttip).
Il numero uno di Confagri, Massimiliano Giansanti, sollecita "controlli alle frontiere ed ai porti e clausola di salvaguardia sulle importazioni di riso da Cambogia e Myanmar (Birmania), perché è minacciata una produzione tipicamente europea come la varietà Japonica".

L'intesa col Vietnam, secondo Giansanti, "non è del tutto soddisfacente: per il riso, infatti, è stato fissato un contingente di importazioni agevolate sul mercato europeo di circa 80mila tonnellate. Negli ultimi anni, i nostri risicoltori hanno già subìto le pesanti conseguenze determinate dalle concessioni fatte a Myanmar e Cambogia. Occorre però riconoscere che per altri settori si aprono interessanti opportunità su un mercato in forte accelerazione".

Le intese bilaterali sottoscritte dall'Ue, puntualizza Giansanti, "in questa fase costituiscono l'unico strumento disponibile per l'ulteriore crescita delle esportazioni agroalimentari italiane".

Molto critica la posizione di Coldiretti, in particolare sul riso, "accusato di essere ottenuto con il lavoro minorile secondo la denuncia del dipartimento del Lavoro statunitense", punta l'indice il presidente Ettore Prandini.
"Si tratta - sottolinea ancora Prandini - di una decisione sbagliata e contraddittoria in virtù della difficile situazione del comparto e della decisione dell'Unione europea che da metà gennaio 2019 ha messo finalmente i dazi sulle importazioni provenienti dalla Cambogia e del Myanmar) che fanno concorrenza sleale ai produttori italiani".

Per Coldiretti "il settore agricolo non deve diventare merce di scambio degli accordi internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto sul piano economico, occupazionale e ambientale sui territori".
La parità dei criteri, precisa Coldiretti, deve essere rispettata. "In gioco - conclude Palazzo Rospigliosi - c'è il primato dell'Italia in Europa, dove il nostro paese è il primo produttore di riso con 1,40 milioni di tonnellate su un territorio coltivato da circa 4mila aziende, che copre il 50% dell'intera produzione Ue, con una gamma varietale del tutto unica su una superficie coltivata di circa 220mila ettari".

L'Ente nazionale risi, guidato da Paolo Carrà, parla di beffa. "Adottata la clausola di garanzia dopo anni di concorrenza sleale sul riso Indica cambogiano, l'Europa viene invasa da migliaia di tonnellate di riso Japonica lavorato, che non paga dazio. Probabilmente si tratta di una doppia beffa: pare che si tratti di varietà Japonica molto simili all'Indica. I numeri sono impressionanti: nel mese di aprile 2019 sono entrate 11.261 tonnellate di lavorato Japonica e in maggio circa 18mila, portando il dato totale della presente campagna (settembre 2018-maggio 2019) a 52.076 tonnellate, con un incremento di 31.167 tonnellate (+149%) su base annua. Poiché il riso di tipo Japonica non è interessato dall'applicazione della clausola di salvaguardia, le importazioni di riso Japonica avvengono senza il pagamento del dazio e arrecano un danno alla coltivazione del riso europeo in quanto tale tipologia rappresenta il 75% della produzione totale di riso nell'Ue: proprio per questo, esistono le condizioni perché la Commissione europea adotti la clausola di salvaguardia sul riso Japonica lavorato d'importazione", denuncia l'Ente risi, che ha denunciato il problema a livello europeo e al Mipaaft.

"Da parte del Mipaaft - sottolinea Carrà - c'è grande impegno per la difesa del made in Italy, come dimostra l'impegno di Centinaio sul dossier Cambogia e l'attenzione che ha riservato in questi mesi al problema dell'ex Birmania. Non dimentichiamo che il paese da cui proviene il riso lavorato è lo stesso che ha deportato la popolazione Rohingya, così come gravi violazioni dei diritti umani sono state segnalate anche in Cambogia".

All'attacco anche l'assessore all'Agricoltura della Lombardia, Fabio Rolfi, che parla di "passo indietro sulla sicurezza alimentare, sui diritti dei lavoratori e sulla qualità del cibo. Si tratta di un pugno nello stomaco che l'Unione europea assesta ai risicoltori lombardi. L'accordo con il Vietnam per l'agricoltura lombarda è una follia che non abbiamo intenzione di subire".
Rolfi non nasconde la propria preoccupazione, alla luce del fatto che i "1.800 risicoltori lombardi producono il 40% del riso italiano. Li difenderemo dalle folli politiche europee".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore: Redazione Agronotizie

Tag: import/export mercati unione europea accordo

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