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Pac 2020, proroga in vista

"Atteso tra settembre e ottobre l'atto legislativo di proroga dell'attuale Pac": il pronostico di Paolo De Castro in occasione dell'assemblea FederUnacoma 2018

Michela Lugli di Michela Lugli

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Da sinistra Paolo De Casto e Alesandro Malavolti, presidente di FederUnacoma
Fonte foto: Agronotizie

Il testo della nuova Pac, presentato dalla Commissione europea il primo giugno scorso, è attualmente in attesa di approvazione da parte del Parlamento europeo.
"Non c'è nessuna possibilità di raggiungere un accordo tra Parlamento, Consiglio e Commissione entro la fine di questa legislatura (31 dicembre 2020 - ndr). Ritengo non si arrivi neanche a un voto in Parlamento" afferma Paolo De Castro, vice presidente della Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale del Parlamento europeo, intervenuto a Fico Eataly World di Bologna, in occasione dell'assemblea annuale di FederUnacoma.

"I relatori saranno decisi nel mese di luglio e i dibattiti inizieranno nei mesi di settembre e ottobre quando - prosegue il parlamentare europeo - è attesa l'emanazione di un atto legislativo di proroga dell’attuale Pac di uno o, speriamo, due anni".

L'attuale sistema di regole sarà abbinato alle nuove risorse economiche disponibili dal primo gennaio 2020. "Tra insediamento della nuova Commissione, discussione, eccetera - pronostica De Castro - a mio avviso si arriva tranquillamente al 31 dicembre 2022".

La partita della riforma sarà totalmente nelle mani della nuova Commissione formalmente attiva dal 1 gennaio 2020 che potrà chiudere, come fece la Commissione Juncker, tutti gli atti legislativi della precedente e decretare la partenza da zero di tutti gli atti che potranno essere ripresentati.
"La macchina europea è lenta e se è vero che in alcune occasioni si è assistito ad accelerazioni virtuose, la riforma della Pac è pur sempre la riforma della Pac con 250 pagine di testi legislativi da tradurre in 23 lingue. Escludo al cento per cento di arrivare a fine legislatura con una prima lettura", spiega.
 

Perché una nuova riforma?

"Se volete la mia opinione è stato un azzardo. Meglio sarebbe stato presentare un piano d’indirizzo. E poi - aggiunge De Castro - perché mai ad ogni legislatura dobbiamo fare una riforma della Pac? Quella attuale è entrata in vigore il 1 gennaio 2015 e ancora presenta molti punti interrogativi tra cui il funzionamento del greening o gli effetti ambientali misurabili che non sono risultati essere come ci si aspettava".
"Una riforma comporta un percorso legislativo complesso, per andare a regime con l’ultima riforma abbiamo impiegato due anni e mezzo. È evidente
- prosegue il parlamentare europeo - che la volontà di Phil Hogan - politico irlandese e attuale commissario europeo per l'agricoltura e lo sviluppo rurale nella Commissione Juncker - di partire con l’atto legislativo è una piccola forzatura".

Le audizioni che porteranno alla definizione della nuova Pac non saranno poche. Si parla di una riforma che interessa - nonostante i tagli previsti - il 37 per cento del bilancio europeo
"Il bilancio annuale della politica agricola ammonta a 52-53 miliardi di euro, sono tanti soldi - ricorda De Castro - Per cui i dibattiti e le discussioni, essendo la riforma un intervento radicale che richiede i pareri di cinque commissioni diverse oltre alla responsabilità che rimane in testa alla commissione agricoltura, saranno tanti".
 

Scenari da "new delivery model"

Condivisibili e utili secondo il parere del parlamentare europeo, proposte quali la maggiore flessibilità agli Stati, il mantenimento degli aiuti accoppiati e dell'impianto a due pilastri.
Apre, al contrario, scenari preoccupanti il new delivery model, ovvero il nuovo sistema immaginato dalla Commissione di - afferma De Castro - "sostanziale demolizione degli Stati membri nella costruzione del Piano strategico nazionale - che comprende primo e secondo pilastro - e che a nostro avviso, espone al rischio di una totale rinazionalizzazione della Pac a cui sono totalmente contrari tutti i gruppi".

Particolarmente contrari al nuovo sistema Italia, Spagna e Germania, ovvero paesi strutturati con una costituzione che conferisce alle regioni la responsabilità delle politiche e che, facciamo il caso dell'Italia, si troverebbe con 20 Piani strategici nazionali. "Certo - aggiunge il parlamentare europeo - così come avviene nei Psr, si può irrobustire la componente nazionale ma le costituzioni sono chiare e avremmo comunque 20 Piani strategici nazionali negoziati dalle regioni con Bruxelles e questo ci spaventa molto". 
 

Brexit sì, ma poi?

A definire le nuove risorse economiche a disposizione dal primo gennaio 2020 è il negoziato in corso sul quadro comunitario quinquennale che presenta diversi punti interrogativi non di secondaria importanza.
Tra questi e primo in termini d'importanza, l'effetto della Brexit: ad ottobre sarà definito un accordo? Se sì, di quale tipo? Il Regno Unito manterrà la custom union, ovvero l’unione doganale, o assisteremo ad una Brexit totale?

In questo ultimo caso - come prevede la proposta del commissario per il bilancio Günther Oettinger - si dovranno fare i conti con 13 miliardi di euro in meno nel bilancio dell’unione. A questi, Oettinger ne aggiunge ulteriori 13 destinati alle nuove politiche. Fatti i conti, mancano 26 miliardi di euro ed ecco che si va a tagliare in parte sulla Pac e in parte sulle politiche di coesione.
"Le risorse stanziate saranno abbinate per uno o due anni - in funzione del periodo di proroga - alle vecchie regole - spiega De Castro - Per intenderci, i Psr potranno continuare, si faranno nuovi bandi ma con i nuovi fondi. Seguirà un passaggio alla nuova Pac ma in tempi oggi difficili da prevedere".

Anche la scelta del nuovo commissario europeo all'Agricoltura è in parte condizionata dalla Brexit.
"L'Irlanda - spiega De Castro - ne è fortemente toccata. Tutte le merci irlandesi per entrare in Europa passano dal Regno Unito: il porto di Dover è la porta d'accesso al mercato europeo ed è stato calcolato che, se non venisse mantenuta l'unione doganale e si rendessero necessari controlli, solo considerando le mezzene di carne destinate al mercato Europa, nel giro di 20 minuti si formerebbero file di camion che, lunghe oltre cento chilometri, arriverebbero fino a Londra".
Ciò, sottolinea l'esperto, rappresenta un problema logistico prima che politico che sta spingendo l'Irlanda a volere a tutti i costi il commissario al Commercio e, proprio per questo - lo afferma lo stesso Hogan - con buona probabilità avremo un nuovo commissario all’Agricoltura.

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