Vino e denominazioni: si cambia. Ma come?

La riforma della legge 164 rivoluziona il settore. Pro e contro: Sartori (presidente Uiv): 'Punto di svolta'. Charrère (presidente Fivi): 'Nefasta per il lavoro dei vignaioli'

Michela Lugli di Michela Lugli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 11 anni fa

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Vino e riforma, come cambia il settore

Onnipresente a pranzo e cena, con amici o in famiglia. Non oso immaginare la faccia del nonno se fosse mancata sulla tavola apparecchiata la bottiglia verde smeraldo, il più delle volte piena di vino rosso.

Costante presenza nei miei ricordi, è uno dei simboli dell'Italia nel mondo. La consuetudine del sacrosanto bicchiere di vino pesca le proprie origini nella radice contadina del nostro Paese ma, per stare al passo con i tempi, ha dovuto compiere poliedriche trasformazioni differenziandosi tanto da rispondere alle esigenze dei target più disparati: oggetto di culto, simbolo di aggregazione e divertimento, calice per intenditori, fil rouge di viaggi alla scoperta delle meraviglie del territorio e così potremmo lungamente continuare.

Ciò che certamente il nonno ai suoi tempi non poteva immaginare era la fitta rete normativa che si è sviluppata intorno al contenuto dello smeraldo di vetro per far sì che continui ad essere trasparente, sincero, buono, salubre e in equilibrio su un difficile mercato globale.
Il primo passo utile per districare le maglie della rete di leggi che ci porta oggi a parlare della riforma della legge 164, risale al dicembre del 2007 quando i ministri dell'Agricoltura approvano la riforma del settore vitivinicolo comunitario con il regolamento CE n. 479/2008, formalmente adottato dal Consiglio dei ministri nell'aprile dello stesso anno.
Il regolamento 479/2008 introduce cambiamenti la cui intenzione è di conferire “equilibrio al mercato vitivinicolo” portando “alla progressiva eliminazione di misure di intervento sul mercato inefficaci e costose e” permettendo “di destinare il bilancio a misure più positive e dinamiche per aumentare la competitività dei vini europei” (http://ec.europa.eu/agriculture/capreform/wine/index_it.htm).
Il regolamento CE 555/2008 recante le modalità di applicazione della riforma in quanto ai programmi di sostegno, agli scambi con i paesi terzi ed al potenziale produttivo ed ai controlli è in vigore dal 1° agosto 2008, mentre i regolamenti CE 436/2009, 606/2009 e 607/2009 riguardanti le pratiche enologiche, le indicazioni geografiche e l'etichettatura sono in vigore dal 1° agosto 2009.

Due quindi le fasi in cui si articola la riforma dell'Ocm che, tra gli altri, si pone come obiettivo il miglioramento delle norme in materia di etichettatura con cui la Commissione europea intende far sì che "i vini con Indicazione geografica protetta e quelli con Denominazione d'origine protetta costituiscano la base del concetto di vini di qualità dell'Unione europea" e l'etichettatura sia semplificata concedendo ai vini dell'UE senza indicazione geografica di indicare il vitigno e l'annata.
Lo scorso 12 marzo, il Consiglio dei ministri, mandando in pensione dopo 18 anni di lavoro la legge 164/92, con l'approvazione del Decreto legislativo che disegna il nuovo strumento normativo per la tutela delle Doc e Igt dei vini, compie l'ultimo passo perché tutto ciò sia realtà.

Si tratta, secondo il ministro Zaia di un “un provvedimento storico, che segna un passo importante” scaturito da “un lavoro fortemente condiviso con le Regioni e le Provincie autonome, con i rappresentanti ai vari livelli della filiera e con tutti i soggetti del settore”.
Con la nuova legge vengono ridefinite alcune norme. Innanzitutto le Doc e le Igt diventano Dop e Igp come da normativa comunitaria, con la possibilità di mantenere le vecchie diciture in qualità di indicazioni tradizionali. A questo punto il riconoscimento non è più ristretto all'ambito nazionale ma diventa comunitario e il sistema di controlli attualmente in vigore viene affidato ad enti terzi, pubblici o privati. Spariscono inoltre gli Albi dei vigneti e gli Elenchi delle vigne, rimpiazzati dallo Schedario viticolo e la rivendicazione delle uve Doc e Igt avviene ora con denuncia di produzione annuale.
Vengono inoltre previsti sistematici esami analitici o organolettici per i vini Doc e Docg, a campione invece per gli Igt. Si assiste ad una ridefinizione della parte sanzionatoria e infine al ridimensionamento nella composizione e nei compiti, del Comitato nazionale vini doc oltre alla ridefinizione del ruolo dei Consorzi.

Ma cosa vuol dire tutto ciò per i produttori?

“Siamo molto soddisfatti del lavoro svolto dal ministero che porta, finalmente, alla revisione di una normativa che da un lato chiude una discussione ultradecennale della filiera sul tema delle denominazioni d’origine e che, dall’altro, rappresenta un punto di svolta” afferma Andrea Sartori, presidente di Unione italiana vini “è stato, infatti, rivisto l’intero sistema delle Doc e sono state poste le basi del futuro del vino italiano. La seconda sfida” continua Sartori, “riguarda i dieci decreti attuativi, che toccano dinamiche davvero vitali per le economie del settore e che, ci auguriamo, si riescano a chiudere in un tempo ragionevolmente breve. Di tutta questa vicenda desidero sottolineare un elemento” prosegue “e cioè la possibilità di tenere aperto il canale di dialogo della filiera con le istituzioni per portare a eventuali revisioni normative, piccole o grandi che siano, dettate da un mercato in continuo e forte mutamento”.

Più moderato il giudizio di Fedagri che “pur esprimendo la propria soddisfazione per l'approvazione della nuova legge da tempo attesa per rendere la nuova normativa in linea con la regolamentazione comunitaria” auspica “che la tanto richiamata semplificazione a cui tutti hanno fatto appello, possa consentire agli operatori vitivinicoli italiani e alle oltre 400 cantine cooperative nostre associate di trovare un giusto equilibrio tra l'effettiva efficacia dei controlli e l'opportunità di gravare il meno possibile, burocraticamente ed economicamente, sui produttori”.

Ben distante il punto di vista della Federazione italiana vignaioli indipendenti che per voce del presidente, Costantino Charrère (in foto), afferma che “le nuove Dop e Igp, peraltro moto diverse fra loro poiché la Dop garantisce l'origine dell'uva, mentre la Igp garantisce unicamente il processo di trasformazione, sono a rischio di assimilazione con conseguenze nefaste per l'identità dei territori e per il lavoro dei vignaioli. La nuova definizione dei Vini Varietali, ex Vini da Tavola” prosegue “con possibilità di indicazione di vitigno e di annata, di fatto comprime verso il basso la piramide della Costantino Charrere federazione vignaioli indipendentiqualità e favorisce la proliferazione di tali vini a basso costo, a scapito della parte alta della piramide qualitativa. L'imbottigliamento all'origine garantisce l'autenticità del prodotto ed il rischio, perdendo di vista la centralità dei territori, è una deriva che porterà verso la delocalizzazione delle produzioni anche nel sistema vitivinicolo".
"Il mercato - prosegue Charrère - si abituerà al gusto dei vini 'industriali' a basso costo, omologati, a matrice varietale internazionale. Il consumatore avrà a disposizione vini con etichette sempre più complesse, di difficile lettura, con obbligo di indicazione di cose totalmente inutili (fattori nutrizionali ed altro), laddove sarà molto difficile trovare l'indicazione di origine dell'uva”. Ne consegue, secondo il presidente Fivi, “una Ocm che guarda unicamente al mercato e alla concorrenza, e non riconosce in nessun modo, salvo rare eccezioni, il ruolo fondamentale che il Vignaiolo svolge con il suo lavoro. La modifica della 164, nel suo impianto generale, dimostra anche un eccessivo accanimento nel sistema sanzionatorio, poichè crea squilibrio fra ammenda e gravità della sanzione. E' propositiva e positiva per quanto riguarda le norme riferite all'Albo Vigneti, è complessa e difficile per quanto riguarda il sistema dei controlli perchè crea troppe incombenze a carico dei Vignaioli”.

Parlando dei Consorzi di tutela, Charrère aggiunge: “rimane da chiarire meglio il ruolo dei consorzi di tutela, che in questo momento si stanno muovendo navigando 'a vista', nella più totale incertezza operativa. L'unica cosa certa è l'aumento del carico dei costi burocratici richiesti ai produttori!”.

I consorzi, infatti con il nuovo decreto, non sono più gli unici titolari delle attività di controllo e promozione, incarico importante ma non principale - secondo il presidente di Federdoc, Confederazione nazionale dei consorzi volontari per la tutela delle denominazioni vini italiani.

La centralità dei Consorzi in merito ai controlli, in verità si vedrà dalla capacità di enti pubblici e privati nel garantire un livello di controlli efficienti e trasparenti a costi non troppo gravosi, infatti, “l'introduzione del capitolo sui controlli” afferma Fedagri “potrebbe comportare una situazione operativa costosa per i produttori".

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