Biofumigazione, un aiuto nel contrasto ai nematodi

Il controllo dei nematodi è cruciale per la redditività di molte colture. Oltre ai prodotti di sintesi gli agricoltori possono ricorrere alla biofumigazione: ecco di cosa si tratta

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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In alcune colture un attacco di nematodi può portare ad un calo delle produzioni e ad una crescita stentata dei frutti, mentre in altre può danneggiare un intero raccolto
Fonte foto: © jarun011 - Fotolia

I nematodi possono essere un vero incubo per gli agricoltori, specialmente per gli orticoltori. Nelle colture come il pomodoro o lo zucchino un attacco di nematodi può portare ad un calo delle produzioni considerevole e ad una crescita stentata dei frutti. Mentre in altre colture, come la carota o la patata, può danneggiare irreparabilmente un intero raccolto.

Per questo gli agricoltori si tutelano fumigando il terreno con prodotti di sintesi. Tuttavia le norme europee, a partire dalla direttiva 128/09 sull'uso sostenibile degli agrofarmaci, stanno spingendo l'agricoltura verso una riduzione dell'uso dei prodotti di origine chimica. Ecco dunque che la tecnica della biofumigazione può rappresentare una valida alternativa, soprattutto in agricoltura biologica.

"La biofumigazione consiste nell'utilizzo di biomasse provenienti dalla coltivazione di piante selezionate appartenenti alla famiglia delle brassicaceae per il controllo dei nematodi e di piccoli insetti terricoli", spiega ad AgroNotizie Luca Lazzeri, ricercatore del centro Crea per le colture industriali, che da venti anni studia questa pratica agronomica.

Il sistema difensivo delle brassicaceae si basa sui glucosinolati-mirosinasi che a contatto con l'acqua, per idrolisi, danno origine a composti biologicamente attivi quali isotiocianati, nitrili, epitionitrili e tiocianati, sostanze volatili caratterizzate da un chiaro effetto nematocida. Ma l'interesse per questi principi attivi non si limita ai nematodi, si allarga anche a diversi insetti terricoli e afidi.

Nelle situazioni di pre-impianto si possono coltivare queste piante come sovesci che agiscono come trappole per i nematodi, oppure come veri e propri fumiganti attraverso la successiva trinciatura ed interratura. Ma la ricerca industriale ha definito una nuova tecnologia brevettata per la preparazione di pellet e farine da interrare e oli vegetali arricchiti per il trattamento della parte aerea delle colture.

Le brassicaceae possono essere considerate come delle vere e proprie trappole per i nematodi. La semina può avvenire in primavera-estate o in estate-autunno in precessione delle colture da commodity di pieno campo. Le piante vengono lasciate crescere per 10-12 settimane durante le quali i nematodi attaccano le radici senza però riuscire a sviluppare nuova progenie.

Questi parassiti, infatti, svolgono il loro ciclo di vita quasi completamente all'interno delle radici dove determinano la formazione di galle e una crescita stentata della coltura. Ma in alcune varietà di brassicaceae, opportunamente selezionate per contenere alte percentuali di glucosinolati nell'apparato radicale, i nematocidi una volta penetrati nei tessuti rimangono avvelenati e non riescono a completare il proprio ciclo vitale. Una forma di bonifica del terreno che viene protetto e poi arricchito di nutrienti con il sovescio delle piante stesse.

Il secondo metodo è quello di seminare varietà di brassicaceae con un'alta percentuale di glucosinolati nella parte aerea. Dopo 9-10 settimane dalla semina, quando la pianta è nel pieno della fioritura e massima è la concentrazione di glucosinolati, si procede al loro interramento seguito da un blando intervento di irrigazione. In questo modo si attiva il processo di idrolisi che rilascia i principi bioattivi che colpiscono i nematodi.

Per chi desidera accorciare i tempi richiesti da un sovescio ed avere una soluzione pronta all'uso, sono stati messi a punto anche dei pellet e delle farine che a loro volta hanno un effetto biofumigante. Vengono interrati direttamente in campo e dopo la bagnatura rilasciano gli isotiocianati che vanno a colpire i nematodi nel suolo.

Inoltre per chi ha la necessità di intervenire a coltura avviata sono stati sviluppati degli oli vegetali arricchiti con farine micronizzate di brassicaceae che possono essere usati per trattare la parte aerea nel contenimento di afidi, ragnetti rossi e altri piccoli parassiti. Oltre all'effetto fisico di soffocamento prodotto dall'olio, è stato riscontrato un aumento del 30% della mortalità grazie all'azione chimica degli isotiocianati.

Per proteggere l'apparato radicale di una coltura già avviata sono invece disponibili dei preparati di brassicaceae da lasciare in infusione nell'acqua di irrigazione. Durante l'idrolisi la biomassa rilascia molecole bioattive che attraverso la manichetta raggiungono le radici proteggendo la pianta dai nematodi.

Nematocidi 100% naturali, con potere ammendante e fertilizzante. Ma sono anche efficaci? "Non esiste una risposta univoca a questo interrogativo perché molto dipende dal tipo di coltura, dalla severità e tipologia di infestazione e da altre variabili ancora. Rimane il fatto che come tutte le tecniche naturali, occorrono ripetuti trattamenti anno dopo anno in modo da puntare ad un riequilibrio della fertilità dei suoli", spiega Lazzeri.
"Tuttavia sono vent'anni che lavoriamo sulla biofumigazione e posso dire che sono stati raggiunti ottimi risultati. Certo non essendo agrofarmaci non ci si può aspettare i risultati che sono assicurati dalla chimica. Ma nelle situazioni in cui i prodotti di sintesi hanno fallito o nel biologico la biofumigazione rappresenta sicuramente una valida alternativa".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: agrofarmaci biologico innovazione orticoltura biomasse nematodi

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