Strategia Italia, subito decreto su settore idrico e invasi

Prima riunione del governo: risorse per 260 milioni da destinare a 57 interventi come acquedotti e reti post-terremoto

Tommaso Tetro di Tommaso Tetro

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Strategia Italia rientra nel progetto del governo per lo sviluppo del paese e la ripresa degli investimenti
Fonte foto: © pierluigipalazzi - Fotolia

La prima riunione di Strategia Italia, la cabina di regia di Palazzo Chigi nata con il Piano proteggi Italia, guarda subito a agricoltura e ambiente; il premier Giuseppe Conte ha firmato due decreti della presidenza del consiglio dei ministri (dcpm), uno dedicato al settore idrico e in particolare agli invasi e per la mobilità sostenibile.

La riunione del governo arriva dopo l'istituzione della Centrale unica di progettazione, una task-force di ingegneri ed esperti che affiancherà le amministrazioni pubbliche nel riavviare i cantieri fermi e per aprirne di nuovi. Inoltre lungo questa direzione decisa dal governo a breve sarà operativa la struttura Investi Italia.

Strategia Italia rientra nel progetto del governo per lo sviluppo del paese e la ripresa degli investimenti: da un lato fa sponda al decreto Crescita e dall'altro al decreto Sblocca-cantieri. Nello specifico - viene spiegato da Palazzo Chigi - si occuperà del monitoraggio delle opere pubbliche e dei piani di investimento.

Il dpcm per gli invasi rientra nell'adozione del primo stralcio del Piano nazionale delle infrastrutture del settore idrico: si tratta di 260 milioni di euro del più ampio Piano nazionale, finanziato dalla legge di Bilancio con un miliardo di euro complessivo. Con le risorse stanziate dal Fondo investimenti - per 200 milioni di euro, e dalla legge di Bilancio per altri 60 milioni il primo anno - si potranno finanziare 57 interventi di sola progettazione (per 18 opere) e di progettazione e realizzazione (altre 39 opere). In particolare si tratta di interventi legati a collegamenti idrici, completamenti di dighe mai ultimate o adeguamenti di dighe esistenti, opere di messa in sicurezza di acquedotti, tra cui anche quello della capitale, e ripristino di acquedotti rovinati dal terremoto del centro Italia di tre anni fa.

Il totale delle risorse economiche - che contempla come orizzonte lo scenario ormai non più trascurabile dei cambiamenti climatici - punta ad arrivare a 2 miliardi complessivi e intende incrementare la sicurezza delle reti irrigue e potabili per far fronte ai crescenti fenomeni di alluvioni o siccità e aumentare la resilienza delle infrastrutture.

La situazione delle riserve d'acqua infatti - spiega l'Anbi (l'Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue) - anche se ci sono state delle piogge sparse non elimina il rischio di siccità: la preoccupazione maggiore riguarda soprattutto i mesi estivi: si parla di maggio poco piovoso, di giugno e luglio ancora più scarsi d'acqua, con le riserve di neve in montagna insufficienti. I grandi laghi del Nord, in pochi giorni, hanno raggiunto e superato le medie stagionali, ma il fiume Po, in Piemonte, ha una portata più che dimezzata rispetto all'anno scorso (così come Dora Baltea, Tanaro e Stura di Lanzo), avvicinandosi progressivamente alla media del periodo; appare, almeno per ora, scongiurato il pericolo dell'intrusione salina sul fiume Adige.

In Emilia Romagna, gli invasi artificiali del Molato e di Mignano (in provincia di Piacenza) contengono meno acqua del 2017, anno fortemente siccitoso (12,16 milioni di metri cubi contro 13,18). Mentre, nel Lazio, il lago di Bracciano rimane sotto lo zero idrometrico, resta positiva la situazione nelle regioni meridionali ed insulari; i bacini sono riempiti per oltre la metà della capacità; e sono addirittura al limite della possibilità di contenimento le dighe di Capacciotti, in Puglia (48,2 milioni di metri cubi) e del Liscia, in Sardegna (104 milioni di metri cubi).

"Il quadro idricamente parcellizzato che si delinea - osserva Francesco Vincenzi, presidente dell'Anbi - conferma la necessità di aumentare la capacità di resilienza dei territori e delle loro economie, creando nuove infrastrutture, capaci di garantire apporti idrici costanti, attraverso la raccolta delle acque ed il loro ottimale utilizzo. L'agricoltura, l'ambiente e la comunità più in generale necessitano di certezze, cui l'avvio del Piano nazionale invasi e del Piano irriguo nazionale inizia a dare risposte".

Proprio le istanze presentate dai Consorzi di bonifica e dagli enti irrigui hanno trovato molto spazio - racconta il ministero delle Politiche agricole - dal momento che ai loro progetti sono andati circa il 50% delle risorse complessive. Questa nuova disponibilità fa seguito - continua il ministero - all'approvazione del primo Piano straordinario invasi, adottato il 6 dicembre dell'anno scorso e che aveva assegnato circa 150 milioni di euro ad interventi nel settore agricolo; in un anno arrivano così a oltre 900 milioni di euro le risorse complessivamente destinate al settore delle infrastrutture irrigue nell'ultimo anno.

"Diamo un'ulteriore risposta alle richieste del settore agricolo - dichiara il ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio - si tratta di opere pubbliche di fondamentale importanza, nonché un significativo tassello a favore di un'agricoltura competitiva su tutti i mercati e di un territorio di qualità, che più di altri si deve attrezzare per fronteggiare i crescenti problemi di siccità e di carenza idrica causati dai cambiamenti climatici. La disponibilità di acqua è, inoltre, un elemento importante per la competitività del made in Italy agroalimentare e per il sistema paese".

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Fonte: Agronotizie

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Tag: finanziamenti leggi e decreti ambiente acqua

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