Nuova Pac, tutto si gioca sull'innovazione

La prossima Politica agricola comune premierà le aziende con produzioni sostenibili. L'innovazione diventa così cruciale e l'Emilia Romagna è in pole position per guidare la transizione verso un'agricoltura 4.0

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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L'Emilia Romagna ha investito moltissimo in innovazione in ambito agroalimentare
Fonte foto: © Montri - Fotolia

L'Emilia Romagna è la regione che a livello europeo ha investito maggiormente nello sviluppo di innovazioni dedicate al settore agroalimentare. Nell'ambito della programmazione comunitaria 2014-2020 Bologna ha stanziato 50 milioni di euro per i Gruppi operativi di innovazione (Goi), team di lavoro eterogenei, composti da aziende agricole, istituti di ricerca e industrie con l'obiettivo di sviluppare e testare prodotti e servizi utili al settore primario e a tutta la filiera agroalimentare.

"A livello europeo sono stati 600 i Goi finanziati, ben 93 solo in Emilia Romagna. Siamo diventati il punto di riferimento a livello comunitario e abbiamo fatto scuola nel resto dell'Unione. È un risultato di cui andare estremamente fieri e che permette alle nostre aziende di essere competitive a livello globale", ha dichiarato Simona Caselli, assessore all'Agricoltura dell'Emilia Romagna durante un evento organizzato a Fico per raccontare al pubblico quali sono stati i progetti finanziati dalla regione.

Goi, ma non solo. All'interno dei Psr sono stati finanziati anche 51 progetti di filiera e altri 179 progetti hanno ricevuto risorse dal Por-Fesr. "Attraverso l'innovazione si sviluppa il futuro di un settore che è la spina dorsale dell'economia della regione. Le soluzioni esposte oggi renderanno tutta la filiera più competitiva e sostenibile, in linea con quanto richiesto dalla nuova Pac".

Simona Caselli nel corso del convegno
Simona Caselli, assessore all'Agricoltura della Regione Emilia Romagna

"Stiamo parlando di un settore chiave per l'economia emiliano romagnola", ha detto il presidente della regione Stefano Bonaccini. "Un settore che raccoglie quasi 28mila imprese e che nel 2017 ha registrato un aumento dell'occupazione del 5%. Abbiamo messo l'innovazione e la ricerca al primo posto, destinando investimenti mirati a un comparto che da sempre vede l'Emilia Romagna al vertice per qualità produttiva".


Da Bruxelles la richiesta di sostenibilità

Già, perché la nuova Politica agricola comune molto probabilmente vedrà tagliato sensibilmente il proprio budget, che sarà allocato in maniera più consistente alle aziende agricole che dimostreranno di avere produzioni sostenibili. E cioè quelle imprese che produrranno di più con meno. Di conseguenza l'innovazione sarà l'unica strada per continuare a ricevere sostanziosi aiuti da Bruxelles.

Sul palco si sono alternati diversi relatori in rappresentanza degli oltre 300 progetti innovativi finanziati. Come il Consorzio Canale Emiliano Romagnolo che ha messo a punto una versione evoluta di Irrinet in grado di assistere gli agricoltori nell'operazione di irrigazione e di automatizzare, nella versione più evoluta, persino i turni irrigui.

Anche nel settore zootecnico sono state molte le innovazioni proposte, come quella raccontata da Giuseppe Merialdi, dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell'Emilia Romagna, che ha lavorato sul tema dell'antibiotico resistenza. Un problema per gli allevatori, che hanno sempre meno strumenti per combattere le infezioni, ma anche per la salute pubblica visto che secondo l'Unione europea ogni anno 25mila persone muoiono per infezioni antibiotico resistenti.

Per venire incontro alle esigenze dei consumatori, sempre più attenti al profilo nutraceutico del cibo, la Stazione sperimentale industria conserve alimentari ha messo a punto un protocollo di nutrizione dei suini che permette di avere elevate quantità di acidi grassi Omega 3 nella carne. Il pesce azzurro, famoso per il suo profilo salutare, potrebbe dunque avere nella coscia di prosciutto un avversario.

Dal Centro ricerche produzioni animali è invece arrivata l'idea di un Parmigiano reggiano con il 25% di sale in meno, che dopo una stagionatura di dodici mesi ha un profilo organolettico eccellente e al contempo iposodico.


Sempre più economia circolare

In un'ottica di riutilizzo degli scarti e dei sottoprodotti sono molti i Goi che hanno provato a riutilizzare materie prime considerate rifiuto, come l'Università di Modena e Reggio Emilia che ha messo a punto una bioplastica degradabile e perfino commestibile per il packaging dei prodotti alimentari.

Biogest ha invece sfruttato il potenziale degli insetti e in particolar modo della mosca soldato (Hermetia illucens), un insetto in grado di cibarsi di deiezioni animali, come la pollina. Le larve, ricche di grassi, proteine e chitina possono poi essere utilizzate nel settore zootecnico o nello sviluppo di biocomposti, come teli pacciamanti biodegradabili. L'unico limite per ora è a livello legislativo, visto che le norme vietano l'allevamento di animali utilizzando rifiuti.

Da Jingold è arrivata invece l'idea di utilizzare i kiwi non commercializzabili, perché di pezzatura non idonea, per l'estrazione di biocomposti, come la vitamina C, oppure per la preparazione di snack.

L'Emilia Romagna vanta una produzione di pomodori elevata che però durante il processo di trasformazione genera enormi scarti, composti da bucce e semi. TomaPaint ha sfruttato questi sottoprodotti per l'estrazione di bioresine in grado di essere utilizzate per la produzione di vernici naturali da utilizzare come rivestimento interno dei barattoli di latta.

Ciri agroalimentare ha invece utilizzato l'olio di oliva come solvente per estrarre elementi interessanti sotto il profilo nutraceutico dagli scarti di pomodoro. Il risultato è un extravergine di oliva arricchito, dal colore rosso, che può essere usato come condimento in cucina.

Tutte le innovazioni hanno il comune minimo denominatore di rendere la filiera agroalimentare più efficiente, competitiva e sostenibile. La sfida adesso è quella di passare da prototipi a prodotti commercializzabili e che possano essere adottati con facilità da un tessuto produttivo fatto di piccole aziende che in Emilia Romagna, nella metà dei casi, sono più piccole di cinque ettari. Perché l'innovazione deve essere praticabile e la sostenibilità ambientale non può prescindere da quella economica.

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