FederUnacoma: conferme al timone, revisione e politiche agricole

Al via il secondo biennio di presidenza di Alessandro Malavolti e nominate le cariche delle cinque associazioni interne alla Federazione nazionale dei costruttori di macchine agricole. Sguardo aperto su mercato, Europa e revisione

Michela Lugli di Michela Lugli

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Al centro Alessandro Malavolti con quattro dei cinque presidenti delle associazioni che compongono FederUnacoma
Fonte foto: Agronotizie

Con maggioranza assoluta, Alessandro Malavolti rimane, per il secondo biennio consecutivo, alla guida di FederUnacoma.

La riconferma, giunta in seguito all'esito delle votazioni dello scorso 27 giugno durante l'Assemblea degli associati (oltre 300), arriva insieme alle nomine di Lorenzo Selvatici e Alessandro Cazzin (rispettivamente presidente e vicepresidente) alla guida di Assomao, Marco Mazzaferri e Gianpaolo Barbieri quali presidente e vicepresidente di Assomase mentre per Assotrattori il presidente Manlio Martilli è affiancato da Roberto Castiello, per Comacomp Pier Giorgio Salvarani è presidente accanto a Giovanni Montorsi e, in Comagarden, affianca il vicepresidente Dimitri Fratus il neoeletto Renato Cifarelli che prende il posto lasciato da Franco Novello.
 
La squadra FederUnacoma 2019
La "squadra" FederUnacoma lo scorso 27 giugno

 

Biennio caldo

Per i due anni a venire il team di FederUnacoma e il suo timoniere hanno diversi fronti da tenere sotto controllo. Primeggiare sulla bagarre partita dal "passo frettoloso dei francesi", come lo ha definito Malavolti, nel riposizionare la fiera Sima sovrapponendola parzialmente ad Eima. La modalità è risultata indigesta agli organizzatori di Eima: "entrando a gamba tesa sul dibattito da tempo in corso a livello di Cema sul riposizionamento delle tre fiere chiave della meccanica a livello europeo (Agritechnica, Eima International e Sima), i francesi hanno fatto perdere di qualità al tavolo europeo", afferma Malavolti.

FederUnacoma ha però le idee chiare: "non mi interessa la Francia, mi interessa lavorare su Eima" chiarisce il presidente dell'Associazione che sembra compatta e decisa a preparare una bellissima edizione 2020. A supporto, un esercito di "apostoli" rivelato dall'indagine internazionale effettuata da Grs. La ricerca, basandosi su un campione di aziende espositrici e su un ampio campione di visitatori di Eima frequentanti il Sima oltre a diverse altre fiere mondiali, ne ha comparato le performance promuovendo la fiera bolognese a pieni voti. I risultati presentati da Enrico Gallorini rivelano che la chermesse italiana batte la rivale francese in quanto a internazionalità, qualità di espositori e visitatori, logistica e capacità di generare business.
 
Enrico Gallorini CEO Grs
Enrico Gallorini, Ceo Grs durante l'assemblea di FederUnacoma
 
Gravano sul tavolo degli impegni futuri i molti rischi e le poche opportunità dello scenario internazionale analizzati da Andrea Montanino, capo economista di Confindustria. Tra i "rischi" maggiori il protezionismo Usa, le sanzioni all'Iran, i negoziati per la Brexit e la crisi dei mercati emergenti, primi tra tutti Turchia e Argentina.

"Se non si risolverà la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti - afferma Montanino - Trump cercherà un nuovo nemico che potrebbe essere il settore dei veicoli europei" dal momento che più di un quinto delle esportazioni extra Ue sono dirette verso gli Stati Uniti.
"La presenza sui mercati internazionali è virtuosa ma - ammonisce l'esperto rivolto alla platea di costruttori - per crescere dovete essere in grado di unire la filiera. Uniti non siamo secondi a nessuno".
 

L'Italia nell'Europa

Le novità del panorama europeo sono molte. "Stanno iniziando a insediarsi i 751 nuovi deputati europei - spiega Paolo De Castro, confermato per il terzo mandato al Parlamento europeo - poi si comporranno le 19 Commissioni tra le quali l'agricoltura è una delle più importanti".
L'insieme delle forze europeiste è al pari della legislatura appena conclusa ma, accanto alla nascente voglia di un'Europa più attiva e forte non più in balia degli Stati membri, vi è la volontà di ostacolare l'ascesa di forze antieuropee in ruoli di primo piano e nelle attività parlamentari.
 
Paolo De Castro
Paolo De Castro intervenuto il 27 giugno all'Assemblea degli associati FederUnacoma

Tutto ciò è stato detto alla vigilia dell'elezione del presidente del Parlamento Europeo, l'italiano David Sassoli (in carica fino a gennaio 2022) avvenuta il 3 luglio scorso e della definizione dei candidati Top Jobs per le cariche più importanti del Consiglio europeo: la tedesca Ursula Von Der Leyen alla presidenza della Commissione Ue, la francese Christine Lagarde alla guida della Banca centrale europea, il belga Charles Michelcome presidente del Consiglio europeo e lo spagnolo Josep Borrell Fontelles quale alto rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza. 
 

Pac: rotta da individuare

Pilastro dell'agricoltura europea (38% del bilancio europeo e in Italia fonte del 25% del reddito medio delle aziende - dati RICA), la Pac - riformata dal commissario Dacian Ciolos e messa tardivamente sul tavolo a giugno 2018 - non è ancora stata portata a termine. "Ora - spiega De Castro - dobbiamo decidere se riprendere da dove abbiamo lasciato e quindi ripartire dai tre atti legislativi votati solo in Commissione o invertire la rotta e cambiare alcuni aspetti rilevanti".

Fonte di preoccupazione per De Castro è l'architettura istituzionale disegnata dal Commissario uscente che rischia di dare troppa responsabilità agli Stati membri chiamati a identificare obiettivi, strumenti e organi di controllo. Prospettiva, spiega l'esperto, che "spaventa due volte in Italia (e in misura minore anche in Spagna e Germania) dove la struttura costituzionale prevede un ruolo delle regioni. Introdurre un ente gestore unico porterebbe allo spacchettamento delle decisioni con l'eliminazione dei Psr a favore di un unico grande piano strategico nazionale di non facile implementazione nel nostro paese. Avremmo - conclude - un immediato ricorso di qualche regione alla corte costituzionale".
 

Immatricolazioni e revisione

Il mercato delle macchine agricole chiude i primi 5 mesi del 2019 con 8mila unità immatricolate e un +4,9% sullo stesso periodo del 2018.

"Viviamo ancora l'onda del'effetto Mother Regulation - spiega Malavolti - ma il dato più sconcertante è l'usato. Nel 2018 sono stati venduti 37.807 mezzi usati con una crescita del 7,4% sul 2018. Nel 2019, con 19.590 unità vendute nei primi 5 mesi - in crescita del 5,9% sul 2018- si conferma un trend".

L'età media delle macchine scambiate è 20 anni. Un duro colpo alla sicurezza, minata anche da un provvedimento di revisione fermo fino al 2021, sempre che nel frattempo non vada in porto il "pacchetto unico" di cui si vocifera, che riunisce macchine agricole e macchine movimento terra. "Andremo a parlare con il ministro Toninelli per chiedere di accelerare l'intero procedimento" promette Malavolti. 
La prospettiva del "pacchetto unico" rafforza la percezione che manchino sufficienti conoscenza ed esperienza del settore agricolo, utili a portare sul tavolo soluzioni decisive e utili a chiudere una questione aperta da troppo tempo. Speranza, diventa che l'associazionismo nazionale, ben informato sul mondo agricolo, sappia suggerire una direzione sensata alle decisioni prese delle istituzioni preposte.

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