Basilicata: pronti 150mila euro per Potenza e Matera a contenimento dei danni da cinghiale

I Piani di selecontrollo dei Parchi daranno vita ad una filiera di trasformazione della carne

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Mais, una delle colture devastate dai cinghiali, che sempre più spesso attaccano anche frutteti e vigne
Fonte foto: © Smereka - Fotolia

“Ripartiti 150.000 euro alle Province di Potenza e Matera per il rimborso agli agricoltori che hanno subito danni da fauna selvatica, apertura delle attività di selecontrollo nei quattro Parchi naturali di Basilicata e inizio istruttoria per la definizione del progetto integrato per la realizzazione di nuovi chiusini per la cattura dei cinghiali e avvio di una filiera di trasformazione della carne”. Lo ha annunciato oggi l’assessore alle Politiche agricole e forestali della Basilicata, Luca Braia al temine dell’incontro durante il quale sono stati firmati i decreti per il finanziamento di progetti che miglioreranno la convivenza tra agricoltori e natura protetta nei Parchi di Basilicata per un totale di 1,8 milioni di euro.
 
Entro il 10 ottobre saranno operative tutte le attività di selecontrollo e abbattimento selettivo degli ungulati. “Questo ci consente - sottolinea Braia - da una parte di arginare in maniera decisa il problema della sovrappopolazione dei cinghiali e, dall’altra, di ragionare in termini di creazione di una filiera della trasformazione della carne di cinghiale, il cui mercato in Basilicata ha un valore economico significativo, e per la quale è necessaria una migliore gestione della logistica per il trasporto della materia prima e della macellazione”.
 
I Parchi lucani, nel rispetto delle normative nazionali e regionali, si sono dotati nel corso degli ultimi anni di piani di gestione del cinghiale, conformi alle linee guida Ispra che prevedono selecontrollo, per mezzo di personale formato e autorizzato dall’Ente Parco, e catture di cinghiali con avviamento delle carcasse alla macellazione o all’utilizzo a fini venatori presso recinti di addestramento cani da cinghiali oppure recinti delle Aziende agrituristico-venatorie.
 
Nel Parco Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane il selecontrollo è già attivo, con 6 unità impiegate nell’area di Castelmezzano e 8 unità nell’area di Pietrapertosa. Nel Parco nazionale dell’Appennino lucano Val D’Agri Lagonegrese entro fine settembre saranno attive circa 45 unità dedicate al selecontrollo.

Nel Parco nazionale del Pollino il selecontrollo è già attivo dal 2008. Da agosto 2011 sono 370 i selecontrollori utilizzati tra Calabria e Basilicata, e 154 operano nel versante lucano del Parco. Anche il Parco archeologico storico naturale delle chiese rupestri del materano ha dichiarato ufficialmente che attiverà entro il 10 ottobre il selecontrollo, utilizzando prevalentemente selecontrollori con residenza nei comuni dell’area interessata (che sono oltre 2.200 in Basilicata).
 
Sempre per la fine del mese di settembre sarà data piena attuazione ai Piani di gestione del cinghiale redatti dai singoli Parchi, mentre procede spedita l’istruttoria del progetto integrato dei 4 parchi e che implementerà l'azione di cattura di ben 29 chiusini nuovi, su una superficie totale di circa 194.000 ettari, avviando al contempo la sperimentazione di una filiera dell’utilizzo delle carni di cinghiale, anche mediante l’allestimento di adeguati centri di raccolta e di lavorazione delle carni nel rispetto delle direttive comunitarie.
 
 

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Fonte: Agronotizie

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Tag: agroalimentare carne ambiente filiera fauna selvatica

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