Mozzarella di bufala campana, a 25 anni di Dop vola sull'export

Il Consorzio tutela compie 40 anni e manifesta l'esigenza di modifiche al disciplinare per portare il latticino tutelato in Australia. Patuanelli ricorda che le modifiche non devono tradire le aspettative diffuse dei consumatori verso il prodotto

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Resta sul tappeto il problema della brucellosi da eradicare, con soluzioni da trovare insieme agli allevatori
Fonte foto: Mimmo Pelagalli - AgroNotizie

A 40 anni dalla costituzione del Consorzio di tutela Mozzarella di bufala Campana e a 25 anni dalla concessione da parte dell'Unione europea della denominazione di origine protetta, si è tenuta ieri nella Reggia di Caserta una giornata di riflessione sul futuro della Mozzarella Dop, che gli imprenditori caseari vogliono portare sempre più lontano, un'esigenza che si scontra con la natura di prodotto fresco della Mozzarella di bufala, che ha una shelflife massima di circa 15 giorni, un limite per le destinazioni più lontane.

Domenico Raimondo, presidente del Consorzio tutela, forte del successo dell'export, che in questi anni ha consentito alla filiera bufalina di espandersi, ha espresso la volontà di "trovare il modo" per portare la Mozzarella di bufala campana anche in Australia, innovando il prodotto e le metodologie di processo.

Risposta del ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli che pone un limite preciso alle modifiche del disciplinare di produzione pure possibili: non deve provocare un mutamento nel legame storico tra prodotto e territorio e nella identità abitualmente percepita dai consumatori. E se sarà difficile trovare una quadra per innovare la Mozzarella di bufala Campana dop, resta sul tavolo la necessità di eradicare le zoonosi negli allevamenti bufalini, per poter "affrontare i mercati con lungimiranza" - questo è il giudizio di Antonio Limone, direttore generale dell'Istituto zooprofilattico sperimentale per il Mezzogiorno di Portici. Una necessità dettata dai numeri: la quarta denominazione di origine d'Italia, deve poter guardare al proprio futuro senza timori, investendo - secondo Gregorio De Felice, capo economista del Centro studi di Intesa San Paolo - puntando su innovazione e formazione, per continuare a crescere esportando.
 

La quarta Dop d'Italia vola sulle ali dell'export

I lavori sono stati aperti da Gregorio De Felice, direttore del Centro studi economici di Intesa San Paolo. L'economista, nel sottolineare come la Mozzarella Dop sia nel 2020 con 426 milioni di euro di valore della produzione la quarta Denominazione di origine d'Italia, dopo Grana Padano, Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma, ha ricordato come in poco tempo il prodotto sia cresciuto in volumi di oltre il 22% , con una produzione che è passata dalle 41.925 tonnellate del 2015 alle 50.677 tonnellate del 2020. Una crescita produttiva resa possibile e trascinata - con i mercati italiani tendenzialmente saturi - dall'incremento esponenziale delle esportazioni che dall'anno della crisi finanziaria globale - il 2008 - all'anno del Covid-19 - il 2020 - sono lievitate del 256%, pervenendo, proprio nel 2020 ad una quota del 37% dei volumi prodotti.

E a crescere di più negli ultimi 12 anni sono i principali mercati di destinazione: Francia (+255%), Germania (+252%), ma anche i mercati emergenti, come il Giappone (+233%). E se il 2020 è stato caratterizzato da una produzione di poco superiore a quella dell'anno precedente, inizia invece più che bene il 2021, che mette all'incasso sul primo trimestre una crescita del 4,3% sul primo trimestre del 2019. De Felice ha messo in evidenza anche come "Export e formazione restano le leve da azionare per crescere ancora" mentre resta importantissimo il "grande lavoro fatto sulla qualità del prodotto". L'economista ha anche ricordato come resta un dato insuperabile quello della legge sulla tracciabilità della filiera bufalina italiana, che ha consentito dal 2014 la stabilizzazione del prezzo del latte alla stalla percepito dagli allevamenti in area Dop ed una maggiore remunerazione degli allevatori.

Sull'onda di questi dati, è giunta la dichiarazione di Fabrizio Marzano, presidente di Confagricoltura Campania, "Se oggi la filiera bufalina è diventata un pilastro dell'economia regionale e patrimonio di una coscienza collettiva condivisa lo si deve innanzitutto alla forza del Consorzio tutela Mozzarella di bufala campana Dop che ha saputo attivare i canali dell'export realizzando così sul territorio un compiuto modello di sviluppo autocentrato, a partire dall'insostituibile risorsa degli allevamenti bufalini dell'area d'origine".

Ha poi preso la parola Antonio Limone, direttore dell'Istituto zooprofilattico sperimentale per il Mezzogiorno di Portici, che ha rimarcato l'importanza della legge sulla tracciabilità di filiera grazie alla quale "Non abbiamo fatto la fine dei pastori sardi che per protestare contro prezzi troppo bassi hanno gettato il latte in strada". E se la Mozzarella di bufala campana Dop resta uno "dei prodotti Dop più controllati al mondo" che offre garanzie di cibo sano ai consumatori, il direttore dell'Istituto zooprofilattico ha richiamato la necessità di veicolare nella filiera bufalina una buona dose di innovazione, necessaria per crescere ancora. Ma ha anche sottolineato: "A questo comparto vogliamo dare di più? L'istituto che dirigo 206 anni fa ha debellato il vaiolo nelle pecore, oggi dobbiamo poter eradicare la brucellosi dagli allevamenti bufalini campani".

E se le province di Salerno e Caserta restano le uniche due dove la brucellosi non è ancora stata eradicata in Italia, insieme al comprensorio dei Nebrodi in Sicilia, Limone ha ribadito: "I mercati si affrontano con lungimiranza: occorre un impegno collettivo". Il direttore dello Zooprofilattico, nel ricordare come da parte di Regione Campania vi sia molta attenzione verso il comparto bufalino "e volontà di investire", ha infine detto: "Uniti si vince fino a Bruxelles, l'importante è che vi sia il desiderio di collaborare per liberare il comparto dalle zoonosi" e ancora "Nessuno si deve innamorare di un pensiero, è con il confronto che si trovano soluzioni e si cresce". È un chiaro riferimento alle recenti polemiche sul come affrontare l'eradicazione delle zoonosi, un invito al dialogo con le organizzazioni agricole rappresentative degli allevatori, sul quale aleggiano le soluzioni prospettate in Consiglio regionale dal presidente Vincenzo De Luca.

Claudio Destro, presidente del Dqa, l'organismo di certificazione della Mozzarella di bufala campana Dop, ha invece puntato il proprio intervento sui controlli che per la Mozzarella di bufala campana Dop sono più di duemila all'anno. E Dqa si è attrezzata anche per i controlli sulle emissioni dei gas climalteranti da parte degli allevamenti, e nei prossimi mesi sarà disponibile un ampio lavoro di analisi degli allevamenti bufalini dell'area Dop, un vero censimento, in grado di fornire dati essenziali su cosa si debba ancora ottimizzare in termini di dieta alimentare, gestione dei reflui, benessere animale.
 

Patuanelli e Raimondo sulla modifica del disciplinare

Nella seconda parte dell'incontro, va in scena il duetto tra il presidente del Consorzio Domenico Raimondo e il ministro Stefano Patuanelli, con l'assessore all'Agricoltura della Regione Campania Nicola Caputo come testimone.

Raimondo ha sottolineato come occorra snellire e sburocratizzare le procedure di modifica del disciplinare, guardando all'innovazione necessaria per esportare ancora di più: con l'obiettivo di varcare l'equatore e puntare ai mercati dell'Oceania, in special modo in Australia.

Patuanelli sulla necessità di sburocratizzare le procedure si è detto favorevole e ha risposto sottolineando come "I disciplinari si possono innovare nei modi in cui le Dop e le Igp guardano all'evolversi della percezione che il consumatore ha dei prodotti".
"Ma è anche vero - ha aggiunto - che un eventuale mutamento del legame storico con il territorio è al centro dell'attenzione del consumatore, che resta molto attento all'identità del prodotto. Ne è testimone, ad esempio, il successo dei prodotti a chilometri zero". Un modo per dire che qualsiasi innovazione nel prodotto, o nella metodologia produttiva, dovrà evitare di provocare più danni di quanti benefici possa generare.

Raimondo replica "La mozzarella la devono mangiare anche in Australia, e bisogna trovare il modo per farcela arrivare. Il prodotto a chilometro zero è bello, ma non aumenta il Pil come un incremento dell'export".

Tra i due l'assessore Nicola Caputo sibila "Le norme sui disciplinari di produzione e la loro modifica vanno riviste alla luce dell'economia globalizzata; la vera sfida è sull'export e l'innovazione, perché solo facendo crescere e rafforzando il comparto si possono affrontare tutte quelle criticità di cui pure oggi si è parlato e sulle quali la Regione Campania è pronta a fare la sua parte".

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