La botrite (Botrytis cinerea) è un fungo, presente in qualunque vigneto del nostro Paese, che in presenza di condizioni ambientali favorevoli è in grado di colpire le piante di vite causando danni molto importanti alla produttività.

 

La botrite può insediarsi su praticamente qualunque tessuto vegetale, come foglie, germogli, infiorescenze e tralci, ma è sicuramente la bacca a subìre i danni maggiori. La muffa grigia, se non controllata, è infatti in grado di compromettere la produttività del vigneto, sia di uva da tavola che da vino, sviluppandosi proprio ai danni del grappolo.

 

In questo articolo affronteremo la biologia del fungo e soprattutto la difesa del vigneto, per capire quali strategie e quali prodotti fitosanitari possono essere impiegati per difendere le viti dalla botrite.

 

 

Attacco tardivo di botrite in pre vendemmia

Attacco tardivo di botrite in pre vendemmia

(Fonte foto: Gabriele Posenato, responsabile Viticoltura di Agrea)

 

Il ciclo biologico della botrite

Botrytis cinerea è un patogeno ubiquitario, è cioè presente in tutti i contesti agricoli ed è in grado di svilupparsi su un gran numero di colture di interesse agrario (come fragola, pomodoro, ciliegio, melanzana, eccetera) e anche su piante spontanee.

 

Inoltre è un patogeno che ha sia un comportamento saprofita, crescendo cioè su tessuti vegetali morti, ma è anche in grado di attaccare piante vitali. A renderlo particolarmente temibile è il fatto che si sviluppa molto velocemente, ha una abbondante produzione di spore (i conidi), si adatta a differenti condizioni ambientali e può infettare la vite in svariati modi.

 

Il ciclo biologico di Botrytis cinerea

Il ciclo biologico di Botrytis cinerea

(Fonte foto: Università Cattolica del Sacro Cuore)

 

Il fungo sopravvive all'inverno con due modalità, come micelio nelle "mummie" in vigneto (acini o altri tessuti colonizzati) oppure come sclerozio. In primavera, quando le condizioni ambientali sono favorevoli, avviene l'emissione dei conidi, che trasportati da agenti naturali (come vento e pioggia) oppure da insetti (come la tignola) finiscono sulla vite.

 

Qui, se le condizioni ambientali sono favorevoli, avviene la germinazione delle spore e prende avvio l'infezione. Botrytis cinerea ha un optimum di sviluppo tra 22 e 25°C, ma è attivo in un range molto più ampio, da 0 a 30°C, tanto da svilupparsi anche nelle celle frigorifere. Fattore cruciale è l'umidità, visto che deve essere superiore al 90%. Di solito si considera che fattori predisponenti all'infezione sono una bagnatura fogliare di almeno 15 ore e una temperatura superiore a 15°C.

 

Le fasi di maggiore suscettibilità della vite

La muffa grigia può infettare praticamente qualunque organo della vite. Ad inizio stagione si può insediare sui germogli e sulle giovani foglie, dove causa imbrunimenti e disseccamenti. Se le condizioni ambientali sono favorevoli (elevata umidità) i tessuti vegetali si ricoprono di una spessa muffa grigia, dalla quale si propaga poi una nuova infezione.

 

Danni da botrite su tralcio e foglia

Danni da botrite su tralcio e foglia

(Fonte foto: Training&Practice)

 

Il momento cruciale per la vite è tuttavia la fioritura, in quanto B. cinerea è in grado di colonizzare i fiori e di svilupparsi sui tessuti fiorali, fungendo poi da inoculo per infezioni successive, al momento dell'invaiatura, quando cioè il grappolo è all'apice della suscettibilità.

 

La botrite infatti è un fungo che non riesce a colpire gli acini verdi, prima cioè dell'invaiatura, in quanto non è in grado di superare le barriere fisiche che proteggono la bacca. Dopo l'invaiatura e fino alla vendemmia, avvengono però dei cambiamenti negli acini che li rendono particolarmente suscettibili.

 

La buccia si assottiglia e il contenuto della bacca diventa meno acido e più zuccherino. La muffa grigia riesce così a penetrare attivamente la cuticola, approfittando anche di eventuali lesioni causate da fattori ambientali (grandine, sbalzi termici, cracking, eccessivo compattamento, eccetera) o legati all'attività trofica di insetti.

 

La botrite ha poi la particolarità di potersi trasmettere tra due tessuti (berry to berry) quando questi sono a contratto. Ecco allora che in un grappolo, quando un acino si ammalora, la muffa si espande velocemente a quelli vicini.

 

Riassumendo, gli stadi fenologici maggiormente critici sono:

  • La fioritura, in quanto la botrite può infettare direttamente i fiori, determinandone la necrosi, ma anche i residui fiorali post allegagione. In questo caso il fungo rimane in una forma latente e contagia poi il grappolo al momento dell'invaiatura.
  • Il periodo tra l'invaiatura e la maturazione, in quanto i mutamenti fisiologici degli acini li rendono particolarmente suscettibili al contagio.

 

Acino attaccato dalla botrite

Acino attaccato dalla botrite

(Fonte foto: Tommaso Cinquemani - AgroNotizie®)

 

La corretta gestione agronomica del vigneto

"La botrite è un fungo presente costantemente nei nostri vigneti, dove può vivere come saprofita ed è in grado di infettare i grappoli quando ci sono le condizioni favorevoli al suo sviluppo", spiega Gabriele Posenato, responsabile Viticoltura di Agrea e tra i massimi esperti in Italia di difesa del vigneto. "Per questo motivo bisogna fare in modo che non ci siano le condizioni adatte al fungo, eliminando l'umidità attorno ai grappoli e i residui fiorali su cui può svilupparsi".

 

Per gestire il fattore umidità è dunque necessario, per quanto possibile, avere un vigneto equilibrato, con una concimazione adeguata e una scelta di portainnesti poco vigorosi, soprattutto se si intendono impiantare viti particolarmente susscettibili in terreni ad alta fertilità.

 

Anche la forma di allevamento influisce, in quanto tipologie come il cordone speronato o il tendone favoriscono l'affastellamento di strati fogliari, riducendo il passaggio d'aria e aumentando quindi l'umidità relativa intorno ai grappoli.

 

Botrite su residui fiorali

Botrite su residui fiorali

(Fonte foto: Gabriele Posenato, responsabile Viticoltura di Agrea)

 

Cruciale è poi la gestione, dopo la fioritura, dei residui fiorali, "in quanto è su questi che il fungo può iniziare il suo sviluppo e successivamente contagiare gli acini rimanendo protetto all'interno del grappolo già chiuso", continua Posenato.

 

"Una corretta difesa del vigneto dalla botrite inizia dall'eliminazione dei residui fiorali. Il mio consiglio è quello di utilizzare defogliatrici pneumatiche appena dopo l'allegagione. Sono macchine che oltre ad asportare le foglie, creando quindi l'arieggiamento dei grappoli, eliminano anche i residui fiorali e una piccola parte degli acini in formazione, aumentando lo spazio tra le bacche che non si comprimeranno tra loro, evitando quindi spaccature dalle quali può penetrare la botrite".

 

Botrite su residui fiorali

Botrite su residui fiorali

(Fonte foto: Gabriele Posenato, responsabile Viticoltura di Agrea)

 

Difesa dalla botrite e uso di prodotti fungicidi

"Generalmente si consiglia un trattamento antibotritico in pre chiusura grappolo e tendenzialmente lo si posiziona verso la completa chiusura, mentre dovrebbe essere fatto dopo l'allegagione-inizio ingrossamento acini, quando si può ancora raggiungere il rachide", sottolinea Posenato.

 

"Se al trattamento antibotritico facciamo precedere la defogliatrice otterremo l'effetto combinato dell'allontanamento dei residui fiorali e la sanificazione di tutto il rachide. Questa è ormai una pratica consolidata nell'area di produzione di vitigni a grappolo compatto, che chiudono in brevissimo tempo, come il Pinot grigio", continua Gabriele Posenato.

 

"Da sperimentazioni che stiamo conducendo in campo è emerso che questo modus operandi può bastare in annate normali. Inoltre, recenti studi hanno evidenziato che l'utilizzo di prodotti a base di terpeni in fioritura contribuisce ulteriormente ad abbassare l'inoculo potenziale del fungo".

 

Di norma, tuttavia, viene consigliato un altro trattamento dalla invaiatura in poi per varietà tardive o molto sensibili in annate particolarmente predisponenti. È ovviamente necessario prestare attenzione ai tempi di carenza e coordinarsi con l'enologo della cantina per evitare la presenza di residui indesiderati nel mosto.

 

Sintomi di infezione di botrite sul rachide

Sintomi di infezione di botrite sul rachide

(Fonte foto: Tommaso Cinquemani - AgroNotizie®)

 

Riassumendo, i momenti in cui trattare sono:

  • Fioritura, solo con prodotti ammessi, per evitare l'insediarsi del fungo. Consigliato in aree molto a rischio.
  • Tra l'allegagione e prima della chiusura grappolo, trattamento questo ritenuto fondamentale.
  • Ad invaiatura, per proteggere gli acini in un momento di elevata suscettibilità.
  • A maturazione, facendo attenzione ai tempi di carenza dei prodotti.

 

Questi due ultimi momenti sono consigliati in annate particolarmente piovose o in presenza di vitigni sensibili o a maturazione tardiva.

 

I prodotti fitosanitari registrati su vite contro botrite

Ad oggi è registrato su vite un numero piuttosto elevato di prodotti antibotritici di sintesi chimica, quali ad esempio boscalid, cyprodinil, fenexamid, fenpirazamina, fluazinam, fludioxonil, isofetamid, mepanipyrim e pyrimethanil.

 

Se quelli visti sono i posizionamenti nelle aree di pianura, dove la botrite è particolarmente pressante, in collina occorre tenere in considerazione anche l'oidio, e quindi privilegiare quelle sostanze attive che hanno una doppia azione, come ad esempio boscalid.

 

Si ricorda che è sempre necessario alternare i meccanismi d'azione, in modo da scongiurare la selezione di popolazioni resistenti. Inoltre è necessario utilizzare attrezzature funzionanti e ben tarate, con volumi adeguati di acqua per assicurare una bagnatura ottimale della fascia dei grappoli.

 

Il biocontrollo della botrite in vigneto

Negli ultimi anni si stanno guadagnando un certo spazio anche i prodotti di origine biologica, che hanno il grande pregio di avere un profilo ecotossicologico favorevole e di non lasciare residui normati sulle colture. Inoltre sono, di norma, registrati in biologico e offrono quindi un importante strumento di difesa alle aziende agricole bio.

 

"Si tratta di prodotti che necessitano di una conoscenza tecnica maggiore rispetto a quelli chimici di sintesi, soprattutto se parliamo di microrganismi, ma possono giocare un ruolo nella fase di chiusura della campagna, non avendo residualità. E sono tanto più efficaci quanto più l'agricoltore è stato bravo nel gestire la botrite nelle fasi precedenti, come la fioritura", sottolinea Posenato.

 

Botrytis cinerea su Chardonnay

Botrytis cinerea su Chardonnay

(Fonte foto: Simone Gottardi di Agrea)

 

Tra i prodotti di biocontrollo troviamo:

  • I terpeni (eugenolo più geraniolo più timolo).
  • I prodotti a base di Bacillus subtilis, Bacillus amyloliquefacens, Trichoderma atroviride, Metschnikowia fructicola e Aureobasidium pullulans contrastano la botrite attraverso differenti modalità d'azione, ad esempio competendo per lo spazio, inoltre producono molecole antagoniste e attivano le difese naturali della vite.
  • Pythium oligandrum è un altro fungo antagonista, che però è un parassita obbligato di B. cinerea e quindi ha un'azione diretta nei confronti della muffa grigia.
  • Saccharomyces cerevisiae è un lievito di cui viene usata una frazione inerte che favorisce l'attivazione dei geni della pianta deputati alla difesa, inducendo la produzione di sostanze che contrastano la botrite (come le fitoalessine). Una funzione simile è esercitata dalla laminarina, un oligosaccaride estratto dall'alga bruna che allerta il "sistema immunitario" della pianta.
  • I sali di rame, applicati per via fogliare, oltre ad avere un effetto antiperonosporico, causano un ispessimento della buccia e rendono più difficile la penetrazione del patogeno. Il calcio, somministrato subito dopo l'allegagione, migliora invece l'elasticità della buccia.
  • Le zeoliti, come le altre polveri di roccia, se applicate in post fioritura causano un disseccamento dei residui fiorali e impediscono quindi alla botrite di svilupparsi.
  • Il litotamnio e il bicarbonato di potassio, modificando il pH sulla superficie dell'acino, contrastano lo sviluppo della botrite.

 

Botrytis cinerea su Chardonnay

Botrytis cinerea su Chardonnay

(Fonte foto: Simone Gottardi di Agrea)

Le infezioni di botrite e gli attacchi di tignola

La botrite è un fungo che si avvantaggia delle lesioni provocate alla buccia degli acini da agenti ambientali, come la grandine, da funghi come l'oidio o da insetti come le tignole. Studi scientifici hanno evidenziato un certo mutualismo tra insetto e fungo che avvantaggerebbe entrambi.

 

Le lesioni che la tignola causa agli acini sani durante l'attività trofica rappresentano la porta d'ingresso per il fungo che si sviluppa a partire dai conidi, che possono essere trasportati dalle larve delle tignole stesse.

 

Per questo motivo una difesa attenta nei confronti dell'insetto è di fondamentale importanza, come anche l'impiego delle defogliatrici pneumatiche, che sono utili a spazzare via dai rachidi i nidi sericei che le larve delle tignole realizzano alla fine della prima generazione, quella antofaga, per incrisalidarsi.

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