Maccarese, agricoltura di precisione dal campo alla stalla

L'azienda agricola Maccarese ha intrapreso un percorso di modernizzazione delle produzioni, sia in campo che in stalla, che le ha permesso di essere più sostenibile dal punto di vista economico, ambientale e sociale

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Sono 2.700 gli ettari coltivati nell'azienda Maccarese Spa
Fonte foto: Maccarese Spa

Continua il viaggio di AgroNotizie tra le aziende agricole più innovative del nostro paese. Questa volta siamo andati nel Lazio, a Maccarese, presso l'omonima azienda nata negli anni '30 dopo la bonifica di una vasta area paludosa alle porte di Roma. Un'azienda agricola di 3.200 ettari con un allevamento di 3.500 capi che fino al 1998 è stata di proprietà dell'Iri e che poi è passata a Edizione holding, società della famiglia Benetton.

Proprio quest'ultima ha voluto imprimere una svolta alla conduzione dell'azienda ammodernando l'approccio produttivo e così a partire dal 2016 sono state introdotte delle tecnologie di agricoltura e zootecnia di precisione. "Abbiamo abbracciato questa svolta perché ne abbiamo immediatamente compreso le ricadute positive in termini di produttività e sostenibilità ambientale e sociale", spiega ad AgroNotizie Simone Sebastiano, tecnico del comparto agricolo di Maccarese Spa.

Sebastiano, quale tecnologia avete adottato per prima?
"Abbiamo iniziato nel 2016 con le basi, e quindi con l'acquisto di trattori con la guida parallela. Uno strumento che permette all'operatore di mantenere la traiettoria in campo in ogni condizione evitando quindi sovrapposizioni e fallanze. Nello stesso periodo abbiamo iniziato a studiare i dati provenienti dai satelliti Sentinel 2 per analizzare parametri importanti come la vigoria delle colture".

Qual è stato il passo successivo?
"Abbiamo poi iniziato con l'applicazione a rateo variabile degli input produttivi in campo. Parliamo quindi di semina, di concimazione e lo scorso anno siamo arrivati addirittura all'applicazione di erbicidi a rateo variabile".
 
Un esempio di mappa per la semina a rateo variabile
Un esempio di mappa per la semina a rateo variabile

Che cosa si intende per rateo variabile?
"Significa che non utilizziamo la stessa quantità di prodotto su tutto il campo ma che la moduliamo sulle reali necessità o potenzialità della coltura e del terreno".

In quale modo avviene la semina ad esempio?
"Grazie alle mappe di produzione e alle analisi del terreno sappiamo quali sono le zone di campo che producono di più e quelle che producono di meno. Sulla base di questi dati e considerando altri fattori, come ad esempio l'ibrido di mais che si andrà a seminare, decidiamo la densità di semina ottimale. In generale più seme dove il terreno è più fertile e quindi riesce a sostenere una crescita di più piante, minore dove invece il terreno è più debole".

Secondo questo principio anche la distribuzione del fertilizzante avviene in maniera diversa tra diverse zone del campo. Ma come fate ad effettuare anche un diserbo a rateo variabile?
"È questa una sperimentazione che abbiamo fatto quest'anno e che ci ha dato risultati interessanti. La definizione della mappa di prescrizione per il diserbo si basa sulla quantità di sostanza organica presente nel suolo. Dove è maggiore la dose di diserbante da etichetta è massima, dove minore invece il prodotto è a dose minima".

Quali risultati avete ottenuto?
"A livello di consumi questo nuovo approccio non ha prodotto risparmi, ma offre un controllo ottimale delle malerbe nei campi che prima erano difficili da pulire".

Immagino che il passaggio ad una agricoltura di precisione abbia richiesto anche un rinnovo importante del parco macchine…
"Certamente. Abbiamo acquistato una nuova seminatrice Monosem ad 8 elementi, un trampolo della Grim con chiusura automatica delle sezioni e disponiamo di uno spandiconcime Amazone Hidro. Cosa fondamentale è il monitoraggio delle produzioni, a livello di qualità e quantità, che effettuiamo tramite sensoristica che è presente sia nella mietitrebbia New Holland CX 860, sia sulla falciatrinciacaricatrice New Holland FR 780".

Il Nir posto sul tubo di lancio permette il monitoraggio in tempo reale della qualità del prodotto raccolto
Il Nir posto sul tubo di lancio permette il monitoraggio in tempo reale della qualità del prodotto raccolto
(Fonte foto: Maccarese Spa)

Quali strumenti digitali impiegate in azienda?
"Ormai abbiamo una certa dimestichezza nel consultare in autonomia i dati forniti dei satelliti della costellazione Sentinel, tuttavia dall'anno scorso ci affidiamo alla piattaforma Climate FieldView perché rende più agile il lavoro e offre strumenti interessanti come il calcolo dell'evapotraspirazione, essenziale in una coltura come quella del mais dove occorre evitare gli stress idrici".
 
I dati della costellazione Sentinel 2 permettono un monitoraggio costante dei campi
I dati della costellazione Sentinel 2 permettono un monitoraggio costante dei campi

In che modo la piattaforma vi aiuta a gestire lo stress idrico?
"Grazie ai dati satellitari sappiamo quanta acqua 'consuma' al giorno la pianta nelle diverse aree di campo e quindi possiamo effettuare una irrigazione di precisione, intervenendo con i rotoloni solo nelle aree in cui è necessario entrare oppure assegnando diverse priorità di intervento alle parcelle".

Gli investimenti in macchine e aggiornamento professionale sono stati ripagati?
"Assolutamente . Oggi possiamo dire che Maccarese è un'azienda più sostenibile che in passato sia dal punto di vista economico, che ambientale e sociale".

In che modo siete più sostenibili dal punto vista sociale e ambientale?
"L'agricoltura di precisione permette di razionalizzare l'impiego degli input produttivi fornendo alle piante solo ciò di cui hanno bisogno quando lo necessitano. Questo ci permette di immettere in ambiente solo la quantità ottimale di prodotto per unità di produzione. Ma ci permette anche di rendere il lavoro dell'operatore più agevole e sicuro".

Dal punto di vista economico la sostenibilità come si declina?
"Già dall'introduzione della guida parallela abbiamo visto una riduzione del consumo di gasolio, di sementi e fertilizzanti. Questo perché le sovrapposizioni sono ridotte al minimo. E in un'azienda di 2.700 ettari coltivati non sprecare il 10-15% di prodotto significa risparmiare migliaia di euro. Il salto l'abbiamo fatto poi con la gestione a reato variabile delle colture".

Ci puoi spiegare?
"Prima di tutto abbiamo razionalizzato l'uso delle risorse. Nelle zone di campo dove si può spingere lo facciamo, in quelle invece dove non possiamo aspettarci molto evitiamo di sprecare input. Questo alla fine ci porta ad avere produzioni complessivamente maggiori, con minori costi e soprattutto con una qualità omogenea e sicura dal primo all'ultimo ettaro. Una caratteristica questa che è poi estremamente utile in stalla".

Già, perché Maccarese gestisce il più grande allevamento di bovini in Italia e fornisce latte fresco di alta qualità al 15% della popolazione romana. La maggior parte del mais e degli altri cereali prodotti viene infatti destinata all'alimentazione degli animali, ben 3.500 di cui 1.350 vacche in lattazione oltre ai vitelli da ingrasso. Per parlare di questo settore di attività abbiamo incontrato Matteo Boggian, responsabile della parte zootecnica di Maccarese.

In quale modo la vostra si può definire un'azienda innovativa?
"I nostri animali sono dotati di ruminometri applicati ai collari che permettono di registrare l'attività ruminativa. I dati vengono poi analizzati da un software che segnala la presenza di animali in sofferenza. I collari, della ditta Scr, registrano anche l'iperventilazione delle bovine, importante per la termoregolazione dell'animale che in estate può soffrire per il caldo eccessivo".

Ci sono altri sensori sugli animali?
"Utilizziamo anche dei pedometri della ditta Afimilk distribuiti dalla Tdm. Questo ci serve per analizzare l'attività motoria e sapere, ad esempio, quali capi sono in calore. La cosa interessante è che tutte queste attività sono fatte in automatico dal sistema, senza che l'operatore debba intervenire. Sui vitelli poi abbiamo dei tag della ditta Scr posizionati all'orecchio che registrano dati che analizzati da algoritmi indicano se l'animale ha problemi respiratori".
 
I vitelli hanno un sensore collegato all'orecchio
I vitelli hanno un sensore collegato all'orecchio

Il digitale sembra essere l'unica strada per gestire una mandria così grande, ma vi aiuta anche sul lato della produttività?
"Certamente. Abbiamo due livelli di controllo: dell'alimentazione e del latte. I nostri carri miscelatori sono dotati di sensori Nir (Near infrared, Ndr) che analizzano i parametri qualitativi del prodotto caricato. Questo ci permette di sapere esattamente che cosa stiamo dando da mangiare alle vacche e quindi riusciamo ad essere maggiormente aderenti alla dieta predisposta dal nutrizionista".

I risultati si vedono?
"Assolutamente , perché quando mungiamo le vacche il latte viene analizzato attraverso trenta sistemi Afilab, acquistati grazie al contributo del programma europeo Horizon2020, che ci forniscono indicazioni sulla qualità del latte in termini di sostanza grassa, lattosio, proteine, eccetera. Sappiamo subito quindi se l'alimentazione è corretta, ma anche se la mandria è in salute".

Come fate a dedurre la salute dell'animale?
"Perché ogni giorno, durante la mungitura, per mezzo delle analisi in real-time degli Afilab siamo in grado di individuare precocemente i soggetti a rischio, oppure grazie alla conducibilità elettrica sappiamo se una bovina ha un principio di mastite. Informazioni che prima richiedevano analisi di laboratorio e tempi lunghi oggi sono realizzate praticamente on-time".

In definitiva quali sono i pregi della zootecnia di precisione?
"Prima di tutto la tempestività, poter cioè sapere in tempo reale se c'è un problema e poter intervenire subito per risolverlo. In secondo luogo la possibilità di monitorare più variabili al fine di standardizzare il processo produttivo. Perché dobbiamo ricordarci che le bovine sono animali abitudinari, quindi dobbiamo fornirgli sempre le stesse condizioni da un punto di vista alimentare, sanitario e di benessere".

 
Racconti, esperienze e realtà di chi, nella propria azienda agricola, ha riscoperto la tradizione unendola all'innovazione.
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Leggi tutte le altre testimonianze nella rubrica AgroInnovatori: le loro storie

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