bandiera-europea-ott-2021-ok.jpg
Finanziato dal programma IMCAP dell'Unione europea
Le opinioni espresse nel presente articolo sono quelle dell'autore che ne assume la responsabilità esclusiva. La Commissione non è responsabile dell'eventuale uso delle informazioni in esso contenute.

Per parlare di economia circolare potremmo partire dalla sua definizione oppure prendere in prestito qualche sigla. Partiamo dalla definizione.

"L'economia circolare è un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile. In questo modo - si legge sul sito del Parlamento Europeo - si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono infatti reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico. Così si possono continuamente riutilizzare all'interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore".

I principi dell'economia circolare contrastano con quello che è considerato il tradizionale modello economico lineare, fondato invece sul tipico schema "estrarre, produrre, utilizzare e gettare" e strettamente connesso alla disponibilità di grandi quantità di materiali e energia facilmente reperibili e a basso prezzo.

Un altro approccio per comprendere l'economia circolare potrebbe prendere a prestito alcune sigle, come la crisi delle "tre E" (economica, ecologica ed etica), che spingerebbe ad orientarsi verso un nuovo approccio circolare e che l'Unione Europea ha riassunto nelle cosiddette "4R": Risparmio delle materie prime, Riuso dei prodotti, Riciclo degli oggetti e Recupero dell'energia contenuta negli oggetti.

Siamo partiti da qui, dai rifiuti, per una nuova vita all'insegna dell'equilibrio, dell'etica, della circolarità.


Iscriviti subito alla newsletter di ParteciPAC


Un approccio caro ai giovani della generazione di Greta Thunberg, ai quali riconosciamo indubbiamente una consapevolezza che serve ormai un nuovo approccio ai consumi e un nuovo stile di vita, che richiede una maggiore consapevolezza e una riduzione degli sprechi.

E se parliamo di sprechi non possiamo non citare uno dei massimi teorici di lotta allo spreco: il professor Andrea Segrè, economista agrario, docente nelle Università di Bologna e di Trento, ideatore di Last Minute Market e della Campagna Spreco Zero.
Il professor Segré, nel suo libro "Il gusto per le cose giuste - Lettera alla generazione Z" (pagine 150, Mondadori editore, euro 17,00, I edizione agosto 2017), scrive: "La circolarità dell'economia impone che le risorse, già limitate di per sé, vengano usate in quantità il più possibile limitata e nel modo più intelligente possibile per fabbricare oggetti programmati non solo per essere usati a lungo ma anche, quando necessario, per essere riparati e poi riusati, raccolti e riciclati per fornire nuove risorse o materie prime secondarie. In questo modo le cose, le merci, i beni, forse anche le persone avranno almeno una doppia vita. Comunque una vita più lunga e non così artificialmente breve con tutte le forme di obsolescenza che ci siamo inventati per promuovere l'economia lineare, dove tutto deve morire presto per far posto a qualcosa di nuovo".

E qui, se dobbiamo aggiungere qualche altro concetto che gli studenti avranno sicuramente già sentito (o letto sui quotidiani), possiamo menzionare il Global Overshoot Day, vale a dire il momento in cui il nostro Pianeta esaurisce ufficialmente i beni naturali che è in grado di rigenerare in un anno e che, appunto, misura il rapporto tra l'ammontare di risorse naturali che la Terra genera ogni anno e l'impronta ecologica, cioè la quantità di risorse e di servizi che richiede l'umanità, moltiplicato per tutti i giorni dell'anno.

Ogni anno, precisa Segré, "anticipiamo di qualche giorno il consumo delle risorse che il Pianeta terra ci regala". Ha fatto eccezione il 2020 e il motivo è evidente: è stato l'anno dell'esplosione nel mondo della pandemia, con i vari lockdown che si sono succeduti e che hanno di fatto bloccato le attività antropiche, rallentato i trasporti, imposto degli stop pesantissimi alla vita come ci eravamo abituati.

L'agricoltura è stata una delle poche attività che non si è mai fermata, ha garantito la produzione di materie prime e ha riacceso l'attenzione sul tema della sovranità alimentare, ma è altrettanto innegabile che sia necessario - per rispondere a una popolazione mondiale che cresce e che è proiettata verso i 9 miliardi di abitanti - un approccio produttivo diverso. Circolare, appunto, in cui dare una nuova vita agli scarti per riutilizzarli e trarne vantaggio.

Un esempio? Il ciclo dei reflui zootecnici, che possono essere utilizzati nei digestori per produrre energia elettrica e termica, mentre il digestato ottenuto dopo il processo di fermentazione può essere valorizzato nei campi come ammendante organico e sostituire il fertilizzante chimico, con un duplice vantaggio: dare una nuova vita alle deiezioni animali tanto in chiave energetica quanto in chiave di fertilizzazione e arricchimento dei suoli, con vantaggi economici non indifferenti.

Un altro esempio, efficace nei risultati quanto fantasioso, è quello portato da Lorenzo Picco, dell'Azienda Agricola Magna Rosa, nel cuneese. Il giovane imprenditore ha saputo creare valore partendo da una realtà di piccole dimensioni, a conferma che la forza delle idee vince sui grandi numeri. Ebbene, applicando un concetto di economia circolare in chiave di valorizzazione degli scarti ha saputo valorizzare quattro varietà di mele (assicurando così biodiversità produttiva) sui mercati, offrendo una diversificazione produttiva attraverso succhi e pasta di mela e orientando la produzione anche verso la cosmesi, sbocco decisamente inedito per la frutticoltura standard.

A sostenerlo nell'avventura i fondi europei della Pac, grazie agli incentivi del Programma di Sviluppo Rurale (Primo insediamento giovani e innovazione), ma in primo luogo la volontà di progettare un'avventura imprenditoriale nuova, dove le idee fossero al servizio del business e della natura.


Ascolta l'intervento di Lorenzo Picco e Paola De Bernardi.
Puoi trovare tutti i podcast della playlist "Azzurro Verde e Marrone" in questa pagina


Nel 2020, ricorda la professoressa Paola De Bernardi dell'Università di Torino (Dipartimento di Management - Economia aziendale), "la Commissione Europea ha messo a punto un nuovo piano d'azione sull'economia circolare per l'acquisizione di consapevolezza e nuovi modelli educativi, che è uno degli elementi cardine del Green Deal europeo".


Economia circolare e lotta allo spreco

Il popolo di Greta dovrebbe anche prestare molta attenzione allo spreco alimentare. Ogni anno, infatti, nell'Unione Europea vengono gettati circa 88 milioni di tonnellate di alimenti, pari a 173 chilogrammi per persona e al 20% dell'intera produzione alimentare europea, con costi associati intorno a 143 miliardi di euro, due terzi dei quali sono riconducibili agli alimenti gettati a livello domestico (intorno a 98 miliardi di euro). Servirebbe dunque maggiore impegno per evitare le perdite di cibo in campo, lungo la catena di approvvigionamento e al consumo finale.


Guarda tutti i video della playlist "ParteciPAC: studenti e insegnanti" in questa pagina

 

Economia circolare e lavoro

I benefici della circular economy potrebbero esplicarsi anche sul piano occupazionale. Secondo gli studi dell'Unione Europea, infatti, grazie all'economia circolare potrebbero esserci 700mila nuovi posti di lavoro entro il 2030.


Leggi anche
Verso la strada dell'economia circolare

 
Obiettivi futura PAC - Politica Agricola Comune - Partecipac
(Fonte infografica: Consiglio dell'Unione Europea)
(Clicca sull'immagine per ingrandirla)
Questo articolo fa parte delle rubriche: