L'agricoltura è l'ultimo settore economico ad essere stato rivoluzionato dalle tecnologie Ict, cioè dell'informatica e della comunicazione. Eppure, tra le aziende agricole si stanno moltiplicando velocemente le fonti di dati digitali e gli strumenti per analizzarli e valorizzarli al fine di rendere le produzioni agricole maggiormente sostenibili sia dal punto di vista economico che ambientale.

 

Le fonti di dati possono essere molteplici: i trattori, le attrezzature agricole, le macchine operatrici semoventi (come le mietitrebbie o le trince), le centraline meteo, le immagini in RGB o multispettrali scattate da droni o satelliti, le fatture elettroniche di acquisto/vendita, le ricette veterinarie, eccetera. A questi si aggiungono i dati che l'agricoltore immette di persona nei sistemi gestionali aziendali, come ad esempio il registro dei trattamenti e delle attività colturali.

 

Si tratta di dati utili alla buona conduzione dell'azienda agricola, ma anche ad assolvere agli obblighi di legge e alle relazioni con i partner di filiera.

 

Tali flussi di dati sono oggi destinati principalmente ad alimentare sistemi di analisi proprietari, chiusi in silos, che forniscono all'agricoltore informazioni e servizi verticali su specifiche attività. Ad esempio, una centralina meteo installata per fornire dati ad un Dss, Sistema di Supporto alle Decisioni, difficilmente è in grado di alimentare anche altri sistemi, che pure si gioverebbero dei dati meteorologici.

 

"In agricoltura manca ancora una vera interoperabilità dei dati tra diversi sistemi", racconta Davide Cammarano, professore presso la Aarhus University in Danimarca, che da anni lavora nel campo del precision farming. "Questa situazione ha diverse cause, tra cui l'enorme complessità del settore agricolo e la volontà della maggior parte delle aziende di avere il controllo sui propri software e sui dati in essi presenti".

 

Digital technologies for agriculture

Digital technologies for agriculture

(Fonte foto: ECA, base on Table 2.1 of the OECD's "Digital Opportunities for Better Agricultural Policies", OECD Publishing, Paris, 2019)

 

La mancanza di interoperabilità nell'agricoltura 4.0

Una interessante definizione di interoperabilità nel settore agricolo la fornisce l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Oecd) (nel paper Issues around data governance in the digital transformation of agriculture): "La fruibilità e, di conseguenza, l'utilità dei dati generati sia dal settore pubblico che da quello privato dipendono essenzialmente dalla loro interoperabilità tecnica e dallo loro qualità. L'interoperabilità in questo contesto si riferisce alla capacità (tecnica) di due o più sistemi di scambiare e utilizzare informazioni, consentendo a diverse strutture digitali specifiche di dominio di essere connesse in un flusso di lavoro più ampio".

 

D'altronde, come riportato nei report annuali dell'Osservatorio Smart AgriFood, School of Management del Politecnico di Milano e Laboratorio Rise - Research & Innovation for Smart Enterprises dell'Università degli Studi di Brescia, l'interoperabilità dei sistemi digitali in agricoltura offre numerosi vantaggi che contribuiscono a migliorare l'efficienza, la produttività e la sostenibilità delle operazioni agricole. 

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Per fare qualche esempio, l'interoperabilità consente di:

  • Semplificare la vita all'agricoltore, che potrà affidarsi ad un'unica piattaforma per gestire tutte le sue necessità aziendali, dalle operazioni di campo alla logistica del magazzino, passando per la compilazione del registro dei trattamenti fino alla pianificazione della difesa. Questo consente un risparmio di tempo importante e una riduzione degli errori.
  • Ottimizzare l'uso dei dati. Grazie all'interoperabilità, i dati possono essere raccolti e utilizzati in modo più efficace per la gestione delle risorse agricole. Ad esempio i dati generati da una stazione meteo possono essere integrati nei sistemi di irrigazione per un uso più efficiente dell'acqua, ma anche in Sistemi di Supporto alle Decisioni per una migliore difesa delle colture.
  • Abbattere i costi, aumentando margini e sostenibilità. La possibilità di raccogliere dati in un'unica piattaforma consente una analisi più completa dei dati stessi e quindi l'estrazione di informazioni di maggiore valore. Questo consente all'agricoltore di prendere decisioni più accurate che, in definitiva, portano ad una ottimizzazione delle produzione. Si ha dunque un miglior rapporto tra input produttivi e output agricolo, maggiori margini operativi e una maggiore sostenibilità ambientale.
  • Migliorare la tracciabilità. L'interoperabilità facilita la tracciabilità dei prodotti agricoli lungo la catena di approvvigionamento. Questo è importante per garantire la sicurezza alimentare e le aspettative dei consumatori.
  • Ridurre la burocrazia (e le multe). Poter gestire in maniera agile e automatica i dati relativi alla propria azienda agricola permette all'agricoltore di fornire alle autorità competenti tutte le informazioni necessarie allo svolgimento dei controlli, in maniera veloce e precisa. Inoltre alcuni software sono in grado di effettuare controlli preventivi, in modo da verificare la correttezza di dati e procedure.

 

L'interoperabilità è essenziale per far parlare differenti sistemi di agricoltura digitale

L'interoperabilità è essenziale per far parlare differenti sistemi di agricoltura digitale
(Fonte foto: CNH Industrial)

 

Interoperabilità, un pezzetto alla volta

Sarebbe scorretto dire che in agricoltura manca l'interoperabilità, in quanto in singoli frangenti ci sono esperienze di successo. Un caso interessante riguarda sicuramente il dialogo tra trattore e attrezzatura, reso possibile dallo standard Isobus (ISO 11783).

 

Isobus è uno standard internazionale che definisce un protocollo di comunicazione per il controllo e la comunicazione tra trattori, macchine agricole e attrezzature connesse. Questo standard consente l'interoperabilità tra macchine di diverse marche, semplificando l'integrazione e il controllo delle diverse funzioni all'interno dell'ambiente agricolo.

 

I dati generati tramite lo standard Isobus possono essere scaricati dalla trattrice tramite chiavetta Usb o via cloud

I dati generati tramite lo standard Isobus possono essere scaricati dalla trattrice tramite chiavetta Usb o via cloud
(Fonte foto: Aef, Agricultural Industry Electronics Foundation)

 

Se in passato si doveva installare nella cabina del trattore il terminale del costruttore dell'attrezzatura, oggi (in teoria) basta collegare il cavo Isobus tra attrezzatura e trattore per poter visualizzare sul terminale nativo della trattrice le informazioni dell'attrezzo.

 

Tuttavia, come riportato sul sito dell'Agricultural Industry Electronics Foundation (Aef), "la norma ISO non era sufficientemente netta e chiara sotto molti aspetti. Anche se i produttori hanno lanciato sul mercato i sistemi Isobus, non è stato garantito il funzionamento trasversale tra i produttori. Per questo motivo Aef ha sviluppato le linee guida aggiuntive per le singole funzionalità. In base a queste direttive, i membri Aef lavorano allo sviluppo di nuovi prodotti".

 

E così, a partire dal 2008, l'Aef, Associazione che riunisce i principali produttori di mezzi tecnici in agricoltura (trattori, attrezzature, agrofarmaci, eccetera), ha messo mano allo standard Isobus per colmarne le lacune, promuovendo tra gli aderenti uno standard comune. Aef ha messo a punto un certificato (Aef Certified Isobus) che certifica, appunto, che una macchina è Isobus-ready secondo lo standard di Aef. Inoltre ha realizzato un database online (Aef-Isobus Database) che contiene l'elenco di tutte le macchine che hanno superato i test e hanno ottenuto la certificazione di Aef.

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A partire dal 2008, l'Aef ha messo mano allo standard Isobus per colmarne le lacune, promuovendo tra gli aderenti uno standard comune

 

In questo modo, per un agricoltore che ha due macchine Aef-Isobus Ready, non solo è possibile comandare l'attrezzatura direttamente dal trattore avendo un unico terminale, ma è anche possibile un flusso di informazioni bidirezionale (trattore-attrezzatura), tramite file ISO-XML, utile ad ottimizzare la lavorazione. È così ad esempio possibile georeferenziare il dato proveniente dall'attrezzatura grazie alla posizione registrata dal Gps in cabina.

 

Le maggiori case produttrici di trattori e attrezzature hanno poi sviluppato dei software per gestire le flotte aziendali. Si tratta di piattaforme che consentono il controllo delle trattrici da remoto (posizione, consumi di carburante, attività svolte, parametri del motore, eventuali allarmi, eccetera), nonché, in taluni casi, anche un approccio di "precision farming".

 

A titolo d'esempio ricordiamo: AGCO (Fuse Smart Farming), Case IH (Afs, Advanced Farming System Connect), Claas (Claas Telematics), Fendt (Fendt Connect), John Deere (Operation Center), Kubota (Ksas, Kubota Smart Agri System), Landini (Landini Fleet Management), Massey Ferguson (MF Connect), New Holland (PLM Connect) e SDF (SDF Farm Management).

 

Una iniziativa tutta italiana è Rete Ideagri, che ha come obiettivo quello di portare l'Isobus sulle attrezzature specializzate per il vigneto e il frutteto. Coordinata da Fondazione Rei, Rete Ideagri vede collaborare le aziende Argo Tractors, Cobo, Salvarani, Walvoil e, più di recente, Frandent e Selvatici. Frutto del lavoro congiunto è Isobus Green, che grazie all'installazione di dispositivi innovativi rende l'attrezzo compatibile con il monitor Isobus presente in cabina.

 

Ecco cos'è l'Isobus Green

 

Il passo successivo, su cui stanno lavorando aziende, associazioni e organizzazioni intenzionali, è riuscire a far parlare tutte queste piattaforme, che hanno raggiunto un grado di affidabilità elevato, con altri sistemi informativi, attuando una vera interoperabilità del dato all'interno dell'azienda agricola.

 

"Oggi c'è un buon grado di interoperabilità tra macchine, attrezzature e software legati alla meccanizzazione agraria, purché siano di ultima generazione. Mentre macchine più datate continuano ad avere problemi di interoperabilità", sottolinea Cammarano. "Siamo invece ancora molto indietro per quanto riguarda il dialogo tra software per l'agricoltura 4.0, siano essi gestionali, Dss, servizi agrometeo o per la gestione a rateo variabile degli input agronomici".

 

Agrirouter, un esempio di interoperabilità tra Fmis

Partendo dallo standard Isobus, la Società no profit tedesca DKE ha sviluppato Agrirouter, una piattaforma che consente l'interoperabilità tra attrezzature, trattori e software di produttori diversi. Questa iniziativa è già arrivata in una fase commerciale e sono diversi i marchi di trattori e attrezzature che l'hanno adottata. Per citarne alcuni: Abaco Group, Agricolus®, Amazone, Case IH, Deutz Fahr, Fendt, Horsch, Krone, KUHN, Kverneland, Kws, Lamborghini, Lemken, Massey Ferguson, MyEsasy Farm, New Holland, Pottinger, Same, Steyr, Valtra, Xarvio, Xfarm e altri.

 

Agrirouter è una piattaforma che consente l'interoperabilità tra attrezzature, trattori e software di produttori diversi

 

Agrirouter non immagazzina dati, non è quindi propriamente una piattaforma cloud di smart farming, agisce invece come un traduttore. Fa da tramite tra sistemi differenti: ad esempio permette a macchine di marchi diversi di parlarsi, oppure permette ad un applicativo di smart farming, come ad esempio Xarvio di BASF, di scambiare dati con una macchina.

 

Adapt, la cassetta degli attrezzi per l'interoperabilità

Una delle iniziative più interessanti nel campo dell'interoperabilità è AgGateway, un Consorzio di aziende di diversi settori (dall'agrochimica alle sementi, fino alla meccanica) che ha sviluppato Adapt, Agricultural Data Application Programming Toolkit, che propone un linguaggio comune che dovrebbe permettere il dialogo tra qualunque Fmis, Farm Management Information System.

 

Adapt è un framework open source sviluppato da AgGateway per risolvere il problema dell'interoperabilità dei dati agricoli. Il framework è composto da un modello di dati applicativo agricolo, una Api comune e una combinazione di plug-in di conversione dati open source e proprietari.

 

Adapt è un framework open source sviluppato da AgGateway per risolvere il problema dell'interoperabilità dei dati agricoli

Adapt è un framework open source sviluppato da AgGateway per risolvere il problema dell'interoperabilità dei dati agricoli

(Fonte foto: AgGateway)

 

La forza di AgGateway è sicuramente il numero di aziende che vi hanno aderito, in totale più di cento, anche se prevalentemente nordamericane. D'altronde, quando si parla di standard, il valore di una soluzione non è dato (solo) dalla funzionalità tecnica, ma soprattutto dal numero di attori che la adottano. Tra i membri di AgGateway ricordiamo: Ag Leader, AGCO, BASF, Bayer, CNH Industrial, Corteva, DKE Data, FMC, Gowan, Granular, GS1, John Deere, Syngenta, Topcon, Upl e Varda.

 

Un'altra iniziativa di interoperabilità è Open Ag Data Alliance, un'Associazione che raccoglie un numero più limitato di partner (tra cui: CNH Industrial, The Climate di Bayer e Granular di Corteva), che sta sviluppando un insieme di Api aperte per l'utilizzo sicuro dei dati con il cloud. Chiunque può utilizzare tali Api nei propri sistemi cloud e, se superano i test di compatibilità, vengono considerati tecnicamente conformi allo standard.

 

Nel 2019 è stata lanciata DataConnect, una partnership tra produttori di macchine agricole per condividere dati tra le rispettive piattaforme. DataConnect consente la visualizzazione e la gestione sicura dei dati di base delle macchine, tra cui la posizione attuale e storica, il livello del serbatoio del carburante, lo stato di lavoro e la velocità di avanzamento. È possibile visualizzare più macchine o flotte di marchi diversi da un singolo portale, senza necessità di componenti hardware o software aggiuntivi. L'infrastruttura Ict di DataConnect centralizza i Fmis di New Holland, Case IH, Steyr, John Deere, Claas e 365FarmNet.

 

Altre due realtà di recente lancio sono Nevonex e AgroLink. Nevonex è una piattaforma creata da Bosch Rexroth che vede coinvolti attori come Amazone, Lemken, Pessl Instruments e che grazie all'installazione di Nevonex Box a bordo delle trattrici consente di integrare i dati provenienti da più fonti. AgroLink è invece la soluzione di AGCO che permette l'interoperabilità tra le macchine del Gruppo con applicativi quali MyJohnDeere, Raven Slingshot e Climate Field View di Bayer.

 

Non solo con le macchine, serve una interoperabilità trasversale

Come abbiamo visto, i primi esempi e anche quelli più avanzati di interoperabilità hanno riguardato la gestione dei dati provenienti dalle flotte di macchine. Dall'Isobus fino alle ultime iniziative, l'obiettivo è stato quello di permettere all'agricoltore di raccogliere, gestire, integrare e analizzare dati provenienti da flotte miste.

 

Il passo successivo, su cui ancora moltissimo c'è da fare, riguarda l'interoperabilità tra applicativi e Fmis.

 

In altre parole, permettere una vera condivisione di dati tra tutti i software che l'agricoltore usa (o potrebbe usare) all'interno dell'azienda. I dati generati oggi da un trattore connesso ad una attrezzatura sono facilmente utilizzabili per finalità legate al precision farming, ma sono scarsamente utilizzabili da altri software aziendali, come quelli gestionali, i Dss per la difesa, i software meteo, quelli per l'irrigazione di precisione, eccetera. Ed è in questa direzione che oggi si sta muovendo la ricerca.

 

Una iniziativa interessante è AI4FARM®, un progetto che nasce per volontà di Image Line® e di Agricolus® e che ha come scopo la creazione di un centro di competenza made in Italy per le soluzioni digitali in agricoltura basate sull'integrazione dei sistemi e sull'interoperabilità delle piattaforme informatiche, al fine di rendere sempre più facile l'utilizzo della tecnologia da parte degli agricoltori e di tutti gli stakeholder.

 

AI4FARM® per l'interoperabilità

 

Altro esempio interessante, che mette al centro l'elemento primario dell'agricoltura, la terra, è Varda, una startup nata nel 2021 per volontà di Yara e che oggi ha delle partnership con Syngenta e Agmatix. Varda ha sviluppato Global FieldID, una sorta di identificativo univoco per identificare i campi, in modo che le informazioni ad essi legate possano essere condivise da tutti gli attori della filiera.

 

D'altronde, come spiegato bene da Ivano Valmori, ceo di Image Line® e direttore responsabile di AgroNotizie®, nel libro "Agricoltura digitale: innovazioni e tecnologie per l'agricoltura sostenibile di oggi e di domani", in informatica il campo come entità univoca astratta non esiste. Poiché i suoi confini variano di anno in anno e durante la stagione a seconda, ad esempio, di quello che viene seminato (e dalla varietà), dei trattamenti fitosanitari effettuati, della tipologia di difesa, eccetera. Occorre dunque un linguaggio comune per identificarne i confini.

 

Proagrica e Lexagri, Società AgTech di FoodChain ID, hanno annunciato una partnership per fornire l'accesso in oltre novanta Paesi a dati di prodotto standardizzati a livello internazionale per agrofarmaci, bioprodotti, sementi e fertilizzanti.

 

Ma sull'argomento si stanno muovendo anche i giganti dell'IT. La partnership tra Microsoft Azure e Bayer ha, tra gli obiettivi, anche quello di rendere interoperabili i dati. Che è anche un obiettivo di Mineral, il progetto di agricoltura 4.0 Alphabet (alias Google). E anche Aws sta lavorando ad una piattaforma per l'agricoltura digitale.

 

Sono questi degli attori che hanno poche conoscenze in ambito agricolo-agronomico e non dispongono di dataset ricchi, ma hanno invece un knowhow e una potenza di calcolo incomparabili. Da qui le partnership con aziende del settore agro in grado di fornire i dati da analizzare per proporre servizi agli agricoltori.

 

Gli sforzi per una interoperabilità a 360 gradi: il caso Atlas

Secondo i dati 2022 dell'Osservatorio Smart AgriFood ci sono 33 piattaforme di integrazione dati a livello globale. L'Europa guida la classifica con venticinque soluzioni, seguono poi gli Usa con sei e il Brasile e il Giappone con una soluzione ciascuno. Su questo fronte l'Unione Europea sta lavorando attivamente, tanto da aver avviato ben sei progetti, come ad esempio Atlas, Agricultural Interoperability and Analysis System, IoF2020 e Demeter.

 

"Con il progetto Atlas siamo partiti dal presupposto che servisse una piattaforma aperta, decentralizzata e non discriminatoria", spiega Stefan Rilling, ricercatore presso Fraunhofer-Gesellschaft e coordinatore del progetto Atlas. "Grazie ad Atlas, che è ancora un progetto di ricerca in fase sperimentale, noi permettiamo a due o più software di scambiarsi dati in maniera automatica, previa autorizzazione da parte dell'agricoltore".

 

Per capire il funzionamento di Atlas bisogna pensare al caso in cui, navigando su un sito che richiede una registrazione, il sistema proponga all'utente di loggarsi tramite il proprio account Facebook o Google. In caso positivo queste piattaforme trasmettono una serie di dati al nuovo portale, che le recepisce in automatico.

 

"In sostanza vorremmo applicare lo stesso metodo al mondo dell'agricoltura. Le aziende sviluppatrici possono accreditare i propri software presso la piattaforma Atlas. Noi effettuiamo delle verifiche sul soggetto proponente e sull'aderenza del proprio software al nostro standard. Una volta avuto l'ok l'azienda viene inserita all'interno di un catalogo che comprende i software che sono interoperabili tra di loro".

 

Atlas, Agricultural Interoperability and Analysis System

 

Il progetto annovera diverse aziende aderenti e associazioni di categoria, ma mancano i "big" dell'agroindustria. La ragione potrebbe essere ricercata nel fatto che chiunque rispetti gli standard di Atlas può aderirvi. E chiunque è all'interno di Atlas è obbligato, se l'agricoltore vuole, a condividere i dati che ha in pancia. Questo potrebbe aver scoraggiato quelle aziende che continuano a voler esercitare un certo grado di controllo sui dati dei propri clienti.

 

L'altro aspetto interessante di Atlas è la volontà di essere Peer-to-peer, in quanto non vi è una piattaforma centrale che riceve e ritrasmette i dati (come accade ad esempio in Agrirouter). Con Atlas invece le comunicazioni avvengono direttamente tra le applicazioni. Sullo stesso concetto sta lavorando anche Aef, che ha da poco lanciato il progetto AgIN Peer-to-Peer Network, con l'obiettivo di far parlare i soggetti che aderiscono ad Aes con software provider terzi attraverso uno scambio decentralizzato di dati. Un approccio snello, che permette di sottrarre AgIN al problema privacy, rendendo anche più affidabile e stabile la comunicazione.

 

AgIN enables - Peer to Peer Network

AgIN enables - Peer to Peer Network

(Fonte foto: Aef, Agricultural Industry Electronics Foundation)

 

L'Ue punta sull'interoperabilità del dato

Oltre ad Atlas, progetto concluso quest'anno, ma che i promotori intendono portare avanti, l'Unione Europea ha finanziato anche altri progetti sul tema dell'interoperabilità, tra cui Demeter e IoF2020.

Il progetto Horizon2020 Demeter è un tentativo di implementare piattaforme intelligenti basate su Iot, l'Internet delle Cose, interoperabili e distribuite attraverso una serie di venti progetti pilota in diciotto Paesi (quindici Paesi dell'Ue).

 

Due gli obiettivi principali: fornire agli agricoltori e alle cooperative agricole la capacità di utilizzare le loro piattaforme e i macchinari esistenti per estrarre nuove conoscenze. Secondo, semplificare l'acquisizione, l'evoluzione e l'aggiornamento delle loro piattaforme, macchinari e sensori, concentrandosi sugli investimenti dove sono realmente necessari.

 

In Italia uno dei progetti pilota ha coinvolto l'Azienda agricola Maccarese, che ha implementato dei device Iot in stalla e ha costruito un sistema di tracciabilità digitale del latte conferito all'azienda Fattoria Latte Sano. Il caseificio ha utilizzato tali dati sia per il controllo della materia prima in ingresso, sia per la valutazione della qualità, a cui è legato il pagamento dei premi.

 

Si è dunque realizzata una integrazione di filiera del dato, dalla stalla al consumatore finale, che tramite il numero di lotto ha la possibilità di risalire ai dati del latte consumato, archiviati tramite piattaforma blockchain.

 

Il progetto Demeter

 

Il progetto IoF2020, sempre finanziato dal programma Horizon2020, ha avuto un approccio più globale al tema dell'agricoltura 4.0 e ha finanziato innumerevoli progetti in Europa e in Paesi terzi con lo scopo di validare tecnologie (hardware e software) per abilitare il paradigma 4.0.

 

Un importante filone di lavoro ha riguardato l'interoperabilità tra sistemi e i risultati di tale sottoprogetto hanno gettato poi le basi per la nascita del progetto Atlas, di cui abbiamo parlato precedentemente. Tornando a IoF2020, il tema dell'interoperabilità è stato affrontato in diverse filiere, come quella del pomodoro, del latte e del grano. In particolare sono state coinvolte le principali case costruttrici che hanno lavorato insieme per rendere i rispettivi sistemi interoperabili.

 

Una piattaforma interessante è AgriData Space, un progetto finanziato dall'Ue che ha come obiettivo quello di creare uno spazio europeo di condivisione dei dati in agricoltura (l'Ue ha una sua politica generale sul tema della condivisione dei dati). Un network insomma che faciliti la messa a fattor comune di banche dati al fine di sviluppare l'agricoltura 4.0, per raggiungere una maggiore sostenibilità ambientale ed economica del settore agricolo.

 

Nell'ambito del progetto AgriData Space è stata creata una mappa open in cui sono elencate tutte le iniziative di condivisione dei dati in agricoltura

(Fonte infografica: AgriData Space)


L'interoperabilità dei dati, una questione globale

Per finire questa panoramica sulle iniziative volte a promuovere l'interoperabilità dei sistemi informativi agricoli, una interessante iniziativa di respiro globale è quella promossa da Godan, Global Open data for Agriculture and Nutrition, che ha realizzato "A map of agri-food data standards".

 

Non si tratta dunque di un nuovo standard, ma di un database in cui è possibile reperire i principali standard oggi in uso nel settore agrifood. Godan è un'iniziativa internazionale che mira a promuovere un approccio open data in agricoltura per migliorare la sicurezza alimentare globale. L'iniziativa è stata lanciata nel 2013 durante il G8 International Conference on Open Data for Agriculture, che si è tenuto a Washington DC e oggi conta su una vasta rete di partner in tutto il mondo, tra cui organizzazioni governative, non governative, accademiche e del settore privato.

 

Come abbiamo descritto all'inizio dell'articolo, l'International Organization for Standardization (Iso) ha giocato un ruolo importante nel garantire l'interoperabilità dei dati tra macchine agricole. Nel 2022 l'Organizzazione ha annunciato il lancio dello Smart Farming Strategic Advisory Group, un gruppo di esperti internazionale che si sta occupando di creare nuovi standard per l'agricoltura 4.0.

 

Lo Smart Farming SAG di Iso è coordinato dagli Stati Uniti e dalla Germania e coinvolge altri ventuno Paesi membri Iso, tra cui l'Italia. Il gruppo, che ha messo al lavoro trenta comitati tecnici, ha come obiettivo finale dichiarato quello di contribuire al raggiungimento dei diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

 

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