Stop antibiotici, allevamenti al lavoro

Dito puntato contro gli allevamenti per l'uso eccessivo di antibiotici. Lo afferma una recente pubblicazione. Ma in zootecnia il consumo di farmaci è in forte contrazione. E Assalzoo prende posizione

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L'avvio della ricetta elettronica consenità di verificare con puntualità quanti antibiotici si impiegano per gli animali da reddito e quanti per gli animali da compagnia
Fonte foto: todo gaceta

La resistenza agli antibiotici da parte di alcuni batteri coinvolge medicina umana e veterinaria, che insieme sono al lavoro per contrastare questo fenomeno.
L'argomento è stato approfondito a più riprese da AgroNotizie, sia per puntualizzare i confini del problema sia per evidenziare le responsabilità che coinvolgono tutto il mondo sanitario nell'ottica che va sotto la definizione di "One Health", che si potrebbe tradurre come un'unica salute, quella dell'uomo e quella degli animali.

A volte si tende a puntare il dito sull'uno o sull'altro, dimenticando che lo sforzo deve essere collettivo ed è indiscutibile quanto fatto in campo veterinario per ridurre l'impiego degli antibiotici, specie laddove non serve. Lo stesso percorso si chiede sia seguito dalla medicina umana.
Ora un recente studio del Policlinico Gemelli di Roma, pubblicato sulla rivista Igiene e sanità pubblica, a firma Walter Ricciardi, sembra addossare molte responsabilità agli allevamenti.

Sull'argomento è intervenuta Assalzoo, (Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici) che nell'intento di fare chiarezza su questo delicato argomento ha emesso un proprio comunicato che riproponiamo integralmente nelle righe che seguono.
A.G.
 

Il comunicato Assalzoo

L'antibiotico-resistenza è un tema di grande serietà che riguarda tanto la salute degli esseri umani quanto quella degli animali.
Da parte delle istituzioni e di tutti i protagonisti della filiera zootecnica c'è un grande impegno per elaborare i processi che al meglio possano ridurre i rischi derivanti dall'uso eccessivo di antibiotici, senza inutili allarmismi.

È questa la posizione di Assalzoo (Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici) a seguito della pubblicazione di uno studio condotto dal Policlinico Gemelli sulla rivista Igiene e sanità pubblica, sulla base dei dati del Piano nazionale di contrasto dell'antimicrobico-resistenza. Dai dati emergerebbe come il 50% del consumo degli antibiotici avvenga negli allevamenti.

Assalzoo, rispetto alla sua specifica posizione di produttore di alimenti per la zootecnia, tiene a precisare come nel sistema normativo italiano siano numerose le azioni operative tese proprio a limitare l'uso degli antibiotici in allevamento. A tal proposito è importante menzionare:
  • l'introduzione nel gennaio del 2019 della ricetta elettronica che garantisce un controllo digitale delle prescrizioni;
  • l'esistenza di un sistema sorvegliato a livello istituzionale in relazione alle prescrizioni;
  • la riconosciuta competenza dei medici veterinari nella diagnosi e prescrizione;
  • l'oggettiva riduzione negli ultimi anni a livello nazionale dell'uso degli antibiotici.

Sulla base dei dati Esvac (European surveillance of veterinary antimicrobial consumption), raccolti annualmente dall'Ema (Agenzia europea del farmaco), si evidenzia infatti come, a partire dal 2011, la zootecnia italiana abbia ridotto l'uso degli antimicrobici del 30%.
A supporto di tale riduzione va inoltre sottolineato come la stessa Assalzoo abbia registrato, solo negli ultimi due anni, un calo della produzione di mangimi medicati di quasi il 40% (nell'ultimo anno si è registrata una riduzione dell'8,8%).

"L'intera filiera zootecnia si è data il compito di ridurre l'utilizzo del medicinale veterinario - sottolinea il presidente Assalzoo, Marcello Veronesi - e, in questa prospettiva, il settore mangimistico ha recentemente promosso una posizione sull'uso responsabile del medicinale veterinario. In un piano per la riduzione dell'utilizzo del medicinale veterinario è fondamentale porre la giusta attenzione all'alimentazione degli animali, una corretta strategia alimentare a partire dall'utilizzo di materie prime controllate e sicure e di additivi studiati per garantire lo stato di salute degli animali".

"Tali processi sono in atto da anni - conclude il presidente Veronesi - e i risultati ottenuti sono importati, ma non è nostra intenzione fermarci qui. Come mangimisti siamo impegnati quotidianamente per fare sì che il mangime offra performance complessive sempre maggiori nell'ottica di migliorare la salute e il benessere degli animali e conseguentemente di dare un contributo importante alla riduzione di farmaci in allevamento. La ricerca in alimentazione animale ci permette di conseguire continui miglioramenti nella formulazione dei mangimi, per specie e classe di età degli animali tanto che possiamo parlare di avvio di un'era dell'alimentazione di precisione, che può offrire ampi spazi di miglioramento per garantire la salute degli animali allevati, con risultati un tempo inimmaginabili".

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