Esplode il mercato dei mezzi agricoli. Un'analisi del contesto

Crescita a due cifre nei primi sei mesi del 2021 per le trattrici e segno positivo per tutte le tipologie di mezzi. Bene anche l'export e l'andamento dei mercati esteri. Previsioni di crescita fino al 2024

Michela Lugli di Michela Lugli

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2020 a doppia velocità e nel 2021 non si rallenta (Foto di archivio)
Fonte foto: © Comugnero Silvana - Fotolia

"Abbiamo scoperto che la meccanizzazione agricola e l'agricoltura sono un settore chiave, che funziona a prescindere da qualsiasi andamento di pandemia, economia e commercio internazionale" ha affermato il presidente Alessandro Malavolti, aprendo la parte pubblica dell'assemblea generale FederUnacoma dello scorso 19 luglio.

Ed in effetti, la domanda mondiale di macchine agricole dal 2015 al 2020 ha vissuto una crescita costante passando, in cinque anni, da 1 milione 936mila unità vendute a 2 milioni 196mila unità (dati Agrievolution). L'indice di fiducia delle aziende agricole è il più alto dal 2013.

Nel 2020, attraversato dalla drammatica esperienza del Covid-19 ancora in corso e dal conseguente tracollo del sistema economico e commerciale, l'agricoltura si è riscoperta agli occhi di opinione pubblica e governi, un meccanismo di base per la sussistenza.

Nel contesto mondiale caratterizzato dal crollo del Pil di 3,3 punti percentuali e del commercio internazionale dell'8,9%, il settore agricolo ha incrementato il valore aggiunto della produzione - 3,34 trilioni di dollari - dell'1,5%.
Un andamento tradotto in Europa con un calo produttivo dello 0,8% compensato dalla crescita dei prezzi delle derrate alimentari dell'1,1% e, in Italia, dal calo produttivo in volume del 3,2% associato alla riduzione del valore aggiunto del 6,4%.
 

2020 a doppia velocità

Nel 2020, l'onda positiva dell'agricoltura ha contagiato anche il comparto delle macchine agricole con chiusure più che buone su quasi tutti i mercati: negli Stati Uniti è stato venduto il 17,7% di trattori in più, in India l'11%, in Cina il 47,7%, l'87,4% in Turchia, il 6,7% in Brasile e l'11% in Canada.
L'Europa, che a metà 2020 incassava un meno 12% di immatricolazioni, chiude con più 10,6% in Germania e l'Italia - ferma nei primi sei mesi 2020 a meno 18%, risale a meno 3,4% con quasi 18mila unità immatricolate.
Sempre nel 2020, la produzione italiana di trattrici - 48mila unità -, vive una lieve flessione del 6% accompagnata da una crescita di fatturato del 2,6%. Il suo valore totale cresce dello 0,4% e arriva a 11,5 miliardi di euro: 7,8 miliardi il contributo della meccanica agricola, 5,13 miliardi della produzione di macchine operatrici e attrezzature, 934 milioni di trattrici incomplete e parti, 2,8 miliardi - in crescita dell'1,6% - di componenti e 850 milioni - in crescita del 9% - di macchine e attrezzature per il verde. Tiene anche l'export che rappresenta il 70% del fatturato del comparto agromeccanico.
 

2021: non si rallenta

Continua la corsa il 2021, che a livello mondiale nei primi cinque mesi registra risultati positivi per Stati Uniti (più 26%), più 67% l'India che, ricordiamo, rappresenta un mercato da 800mila trattori l’anno, Turchia più 81%, Canada più 51% e, in Europa, Germania più 15%, Spagna più 42%, Gran Bretagna più 21% e Francia più 26%.

L'Italia, che già aveva registrato aumenti a doppia cifra nel primo trimestre, anche al giro di boa dei primi sei mesi del 2021 registra una crescita del 52% per le trattrici (12.500 unità), del 64% per le mietitrebbie (229 unità), del 31% per le trattrici con pianale di carico (327 unità), del 40% per i rimorchi (4.770 unità) e dell'85% per i sollevatori telescopici (755 macchine vendute).
 
Il trend positivo, che si prevede potrà caratterizzare anche la seconda parte dell'anno, va letto come recupero sul primo semestre 2020 e, soprattutto, come effettiva ripresa degli investimenti spinti anche dagli incentivi fiscali e, in particolare, quelli per i macchinari con dispositivi 4.0.


Cauti e accorti
Ma prima di cantare vittoria e ritenere salvo e vaccinato il settore agromeccanico, è necessario fare qualche considerazione. Se è vero che dai dati del Business barometer del Cema, il 91% delle aziende è soddisfatto del proprio giro d'affari - quasi massimo il livello di fiducia in Europa, Usa e Turchia, sotto l'80% per Cina e Giappone e inferiore al 50% in India - e si prevede un trend positivo tra il 2021 e il 2024 con una crescita mondiale degli scambi del 7,3%, non si può pensare di essere immuni dai rischi che minano l'economia globale.

Non sono da sottovalutare la pandemia in primis, associata alla crescita dei costi di energia, materie prime plastiche e ferrose. Il prezzo medio dei materiali da industria è cresciuto del 22% da gennaio 2020 a marzo 2021 con quotazioni per la meccanica del 40%. Nello stesso periodo, le quotazioni di alluminio, zinco, nichel e rame hanno avuto incrementi a doppia cifra, mentre acciai e plastiche hanno segnato rincari tra il 20 e il 40%.
 


Strumenti giusti al momento giusto

Il ruolo della meccanica nello sviluppo dell'economia agricola a livello globale, tanto di base che specializzata, si sta consolidando. Risulta evidente il suo apporto all'innalzamento del livello qualitativo delle produzioni - al top in Europa - richiesto dal consumatore, al benessere animale, centrale in molti dibattiti, al processo di riduzione degli input, ottimizzazione dei fattori produttivi, utilizzo razionale delle risorse naturali e tutela del territorio e dell'ambiente, al centro dell'agenda europea.
"In parte per la legislazione, in parte per la voglia di investire degli agricoltori, in parte per il mercato che ha richiesto qualità - chiarisce Malavolti -, l'agricoltura europea è diventata leader mondiale in quanto a sostenibilità e preservazione del terreno. Ma, per proseguire su questa strada, serve un significativo investimento in meccanizzazione".

E gli agricoltori italiani la buona propensione all'investimento ce l'hanno. A dirlo è una ricerca Nomisma del 2019. Ma, pur esprimendo importanti competenze agronomiche con cui producono alta qualità, vivono alcune criticità che ne rallentano gli investimenti.
redditi agricoli sono il principale nodo da sciogliere: in assenza di un contributo pubblico non supportano l'onere di un investimento. Inoltre, la dimensione aziendale media di 12 ettari contro i 60 di Germania e Francia, impedisce economie di scala e lo scarso ricambio generazionale non facilita la transizione digitale.
"Nel 2020 Eurostat rileva, a fronte di una contrazione media europea dei redditi agricoli dell'1,5%, un calo italiano di 4,9 punti percentuali, proprio nell'anno in cui l'agricoltura a livello mondiale ha avuto performance eccezionali. È drammatico" afferma Malavolti.

Secondo il 34,6% degli agricoltori intervistati dalla ricerca Nomisma, la mancanza di innovazione va imputata alla scarsa disponibilità di incentivi e strumenti finanziari specifici. "In questa fase - prosegue il presidente di FederUnacoma - abbiamo due importanti strumenti: il Next generation EU (recepito nel Pnrr nazionale, Ndr), potente strumento che finalizza la totalità degli interventi verso modelli di green economy e che trova coerente continuità nella nuova Pac. Il rischio da scongiurare è una situazione di stallo: questi nuovi strumenti devono servire per un'inversione di tendenza nel peggioramento dei redditi agricoli o, tra qualche generazione, avremo un'agricoltura più povera con tutte le conseguenze del caso".

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Fonte: Agronotizie

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Tag: pac mercati unione europea macchine agricole aiuti di stato politica agricola

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