L’utilizzo di biomasse vegetali dedicate (mais, sorgo, triticale, ecc.) alla produzione di biogas per fermentazione anaerobica nei biodigestori, ha sollevato, ormai da qualche anno, la questione della razionalizzazione colturale e delle risorse in gioco. Sono coinvolti elementi basilari in agricoltura quali i suoli, l’acqua, l’energia, ecc.
Netafim propone soluzioni irrigue a goccia per il mais in ottica di efficienza idrica ed energetica, di basso impatto ambientale e legate all’ottimizzazione delle risorse dell’azienda compreso l’uso dei digestati purché opportunamente trattati. I risultati acquisiti sono molto buoni e riguardano principalmente l’incremento di rese in termini di produzione lorda vendibile rispetto alle altre tecniche irrigue quale rotolone o scorrimento.
La validità dei risultati ottenuti si è ulteriormente concretizzata nella campagna 2013 laddove si è monitorata la coltura durante tutto il ciclo di sviluppo. Le aree coinvolte in questi anni abbracciano, oltre alla Pianura Padana fino alla piana pedemontana del Friuli e le aree produttive dell’Emilia Romagna, le diverse aree a vocazione maidicola del Centro-Sud Italia comprese le Isole. Sappiamo che l’onere costituito dal digestato impegna il dibattito degli esperti di settore. Il nostro contributo è legato alle esperienze fatte anche in sintonia con il Cib e con il Crpa di Reggio Emilia.

Per digestati chiarificati s’intende: il prodotto risultante dal processo di produzione del biogas sottoposto a separazione solido/liquido e chiarificato per decantazione (o centrifugazione) durante il periodo di stoccaggio e preservato in tale condizione. I digestati presi in esame fanno riferimento alle matrici: suino, bovino e da codigestione (suino + insilato o bovino + insilato).
Per essere utilizzato in fertirrigazione, un digestato, deve essere a composizione nota. I parametri indispensabili sono: pH, Solidi totali, Solidi sospesi totali, Azoto totale, Azoto ammoniacale, Fosforo totale, Rapporto N/P2O5, Potassio totale.
Per essere utilizzato in fertirrigazione, un digestato, deve essere opportunamente filtrato. Il parametro chiave per la filtrazione è la quantità Totale di Solidi Sospesi (Tss) che, qualora dovesse essere superiore ai 200 mg/litro, imporrebbe di diluire il digestato con una quantità d’acqua tale da raggiungere il parametro di riferimento utile ad essere filtrato senza problemi.
Per essere utilizzato in fertirrigazione, un digestato, deve essere valutato nell’ambito della Direttiva Nitrati poiché questa stabilisce aree sensibili e vulnerabili ai nitrati e impone un limite dei kg/ha di Azoto aggiunti pertanto dovremo correggere la quantità di digestato da distribuire in base al contenuto in Azoto.

Alla luce di quanto esposto: abbiamo condotto delle prove di filtrazione con filtri a graniglia e automatici a dischi per definire gli opportuni gradi di filtrazione e le specifiche d’impianto. L’utilizzo di digestati da matrice suina risulta ad oggi gestibile ed applicabile con buoni risultati con una diluizione 1:3 (digestato:acqua). Più complesso il quadro dei digestati bovini e della codigestione poiché la quantità di fibra presente rende più complesso gestire le diluizioni. Il limite evidente è la variabilità dei TSS durante l’anno e le capacità effettive di stoccaggio delle aziende. Il continuo apporto di digestato nell’ambiente di stoccaggio, durante la stagione, intorbidisce la frazione decantata inficiando la chiarificazione per decantazione. Siamo allora ricorsi a pratiche di centrifugazione e flocculazione per ottenere un livello di Tss gestibile.


La vera sfida è stabilire degli standard applicabili in maniera diffusa, cosa peraltro normale per Netafim, dato anche per l’irrigazione si ragiona sempre per proporre soluzioni su misura. Infatti anche per l’irrigazione le proposte sono almeno 3 e tutte in grado di soddisfare perfettamente le alte esigenze idriche della coltura nel periodo di massimo fabbisogno.

1) L’irrigazione a goccia tradizionale prevede l’uso di ali gocciolanti leggere poggiate in superficie; un prodotto solitamente monostagionale che ogni anno va ritirato dal campo per essere smaltito. Considerando che il mais è seminato generalmente a 0,75 m di distanza tra le file, le ali gocciolanti saranno poste ogni due file quindi alla distanza di 1,5 m. La distanza tra i gocciolatori normalmente utilizzata è di 0,5 m e la portata di 1,0 litri/ora, ma questi dati possono variare in caso di terreni particolarmente drenanti o, all’opposto, particolarmente pesanti. L’acqua in pressione, regolata tra i 7 e i 10 m.c.a. (metri di colonna d’acqua ovvero 0,7-1 atm), raggiungerà tutte le singole ali gocciolanti mediante una condotta flessibile brevettata posata sul terreno. Le ali gocciolanti sono raccordate mediante opportuni raccordi filettati premontati alla distanza richiesta. L’impianto comprende inoltre una testata di controllo, composta da un sistema di filtrazione dimensionato in funzione della portata oraria del sistema e della sorgente acqua  e da una o più idrovalvole con regolatore di pressione e da un contatore. Nella testata di controllo sono integrati i sistemi di automazione che rendono completo il sistema grazie al monitoraggio e al controllo di corretto funzionamento. Per l’iniezione dei digestati o dei prodotti di fertirrigazione, dimensionati in funzione delle portate e della natura dei prodotti da iniettare, si disporrà di opportuni sistemi di iniezione (dosatori proporzionali Mix Rite o tubo Venturi). Questo tipo di testata, con le opportune differenze legate al dimensionamento idraulico, è presente su tutti gli impianti a goccia.

2) L’irrigazione a goccia in LVS prevede anch’essa l’uso di ali gocciolanti monostagionali. Il sistema ha il grosso pregio di poter lavorare su superfici estese facendole funzionare in contemporanea e limitando la necessità, e di conseguenza il numero, di settori. Le esperienze realizzate indicano che la superficie massima irrigabile in un solo turno è superiore ai 30 ha. In condizioni di superfici piane e quotate a laser si può arrivare ai 35-40 ha in un solo turno irriguo. Il sistema si giova delle caratteristiche tecniche delle linee principali di trasporto sotto brevetto Netafim denominate PolyNet™ e FlatNet™. Questo particolare prodotto realizzato in polietilene a strati, con particolari caratteristiche tecniche interne che riducono al minimo le perdite di carico, permette di veicolare grosse portate in campo. Inoltre la pressione di funzionamento del sistema è particolarmente bassa nell’ordine di pochi metri di colonna d’acqua (0,2-0,4 atm). Questa pressione permetterà di erogare un volume di acqua da ogni gocciolatore nel sistema standard di 0,6-0,7 l/h.

3) La subirrigazione o SDI (subsurface drip irrigation) si propone oggi tra le pratiche irrigue maggiormente innovative. Testata e sviluppata da decenni su colture arboree si evidenzia oggi come valida pratica irrigua anche su seminativi, ortive e sistemi colturali con rotazioni (avvicendamenti colturali) programmate, particolarmente adatte per le aziende che hanno un biodigestore. Consiste nell’interrare ali gocciolanti, opportunamente studiate e adatte allo scopo, alla profondità dell’apparato radicale attivo della pianta di mais. Nel caso di rotazioni programmate si cercherà la profondità ottimale che permetta di rifornire i diversi apparati radicali. Le ali gocciolanti consigliate sono pluristagionali e i gocciolatori sono autocompensanti e dotati di sistema anti-sifone per evitare, quando l’impianto si svuota, di risucchiare all’interno del gocciolatore particelle di terreno. Tutte le soluzioni irrigue Netafim consentono di aumentare la resa delle colture, di ridurre i costi di produzione e trasformare la produzione di bio-energie in una concreta opportunità commerciale.

Possiamo affermare che, fatte le dovute premesse, possiamo iniettare digestati in fertirrigazione con obiettivi di ottimizzazione della nutrizione minerale integrandoli nei sistemi microirrigui a goccia per il mais e le altre essenze da biomassa.

Alberto V. Puggioni