Wfo, Matteo Bartolini: "Per crescere l'agricoltura deve produrre reddito"

L'intervento del presidente del Ceja, associazione dei giovani agricoltori europei, all'assemblea della World Farmers Organization a Milano

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 5 anni fa

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Un momento dell'assemblea della World Farmers Organization
Fonte foto: © Matteo Bernardelli - AgroNotizie

L’agricoltura non produce soltanto beni alimentari, ma ha anche un ruolo sociale. Non possiamo dimenticarlo, in particolare noi giovani agricoltori, che abbiamo una grande responsabilità per il futuro: produrre di più con meno”.

Così dice intervenendo all’assemblea della World Farmers Organization Matteo Bartolini, presidente del Ceja, l’organizzazione dei giovani agricoltori europei, che rappresenta due milioni di agricoltori, suddivisi in 31 organizzazione in 24 Paesi europei.

Risorse idriche e suoli, “proprio nell’anno in cui trovano la giusta attenzione, essendo il 2015 l’anno internazionale del suolo”, sono i due elementi osservati speciali.

Tutti puntano a sottolineare come nel 2050 saremo 9 miliardi di persone e che servirà più cibo – evidenzia Bartolini – ed è vero. Ma la vera sfida non sarà solamente produrre di più, ma anche pensare a come farlo con meno terreno agricolo a disposizione, molto verosimilmente. Perché dovremo anche pensare che queste persone in più sulla terra avranno bisogno di mangiare e di un tetto sulla testa. Questo significa che servirà suolo per coltivare e per costruire abitazioni. Il rischio che il suolo agricolo sarà ridotto per effetto di un’espansione demografica necessita di meccanismi premianti per promuovere l’agricoltura che innova”.

Fondamentali, per il numero uno del Ceja, le nuove tecnologie, che dovranno essere però “al servizio dell’agricoltura familiare”. Ricerca e innovazione su misura, pertanto, “dall’agricoltura di precisione agli strumenti in grado di migliorare la produzione e la sicurezza alimentare”.

Spazio anche a food security e food safety: sicurezza di avere più prodotto e più sano.
In parallelo dovremo fare in modo che nel mondo si diffondano l’uso di internet, la banda larga, i sistemi satellitari – incalza Bartolini – perché altrimenti le nuove tecnologie non ci aiuteranno nel raggiungimento degli obiettivi che l’Organizzazione mondiale degli agricoltori correttamente raccomanda”.

Ricerca e sviluppo dee settore primario. Un binomio che lo stesso Partenariato europeo per l’innovazione cerca di incentivare. “E lo chiede anche la società civile, consapevole che senza un percorso parallelo le prospettive di crescita dell’agricoltura si allontanano, causando gravi problemi nell’emergenza prioritaria, che è la fame nel mondo”, dichiara Bartolini, che è anche il presidente del Gruppo di dialogo civile sulla Pac.
Allo stesso tempo, “è fondamentale preservare l’ambiente, tenendo ben presente che le pratiche agricole adottate in passato non sempre sono adottabili oggi e dunque bisogna sapersi adattare alle nuove esigenze del pianeta”.

Fondamentale leva per la crescita dell’agricoltura è la sostenibilità economica. “Se gli agricoltori non raggiungono la sostenibilità economica – sostiene - è impossibile chiedere loro di investire per ridurre le ricerca”.
mblematico il dato comunitario. “In Europa il reddito di un agricoltore è in media il 50% più basso rispetto a quello di un imprenditore di qualsiasi altro settore economico”, dice il presidente del Ceja.

Ecco allora che la redditività delle imprese agricole si configura come una vera e propria urgenza, in particolare alla luce della situazione relativa all’età media dei capi-azienda.
Oggi in Europa più del 30% degli agricoltori è over 65, mentre solo il 7% è sotto i 35 anni di età – riferisce alla platea di oltre 100 delegati internazionali Bartolini -. Non possiamo pensare che l’agricoltura sia attrattiva, per quanto parliamo di un lavoro bellissimo, se si lavora senza produrre reddito. E l’ingresso dei giovani è prioritario se si vuole compiere un percorso di innovazione, essendo loro più vicini all’utilizzo di nuove tecnologie”.

Fra gli esempi di innovazione che riporta, Bartolini parla anche dell’azienda che conduce in Umbria, nella quale coltiva anche tartufi. “Nel terreno sono state inserite delle sonde che più volte all’ora fanno un’analisi dei suoli – spiega – per sapere qual è il fabbisogno idrico e delle sostanze organiche, in modo da intervenire solo quando serve, per non sprecare né acqua né risorse”. Un modo per rispettare, direbbe San Francesco d’Assisi, sorella acqua e sorella terra.

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