“Le persone svantaggiate e deboli possono trarre grandi benefici sul piano fisico e intellettivo dal contatto con la natura e dal coinvolgimento attivo nei lavori tipici di un’azienda agricola e queste esperienze possono concorrere all’integrazione sociale di un individuo”.
Così Paolo Perinelli di Confagricoltura è intervenuto all'audizione della Commissione Agricoltura della Camera sul tema dell'agricoltura sociale.  L'organizzazione è impegnata su questo fronte con le sue aziende che aderiscono alla Rete delle Fattorie Sociali con l’obiettivo, appunto, di mettere 'in rete' agricoltori, operatori sociali, associazioni, famiglie e anche cittadini singoli, per favorire l’inserimento dei disabili all’interno delle aziende agricole.

All’audizione ha partecipato anche il presidente della Rete, Marco Berardo di Stefano, socio di Confagricoltura e titolare della Fattoria Solidale del Circeo, una delle oltre 2000 aziende agricole che in tutto il territorio nazionale si occupano di persone svantaggiate e deboli.
“Oggi la Rete - ha spiegato Di Stefano - è una realtà concreta, che riunisce le aziende agricole che affiancano all'attività principale progetti a sfondo sociale, che creano occupazione per persone diversamente abili, ex detenuti, ragazzi delle sezioni carcerarie minorili, ex tossicodipendenti, ed offrono servizi (ippoterapia, riabilitazione) alle categorie più deboli, come gli anziani. In Italia oltre 3000 disabili sono inseriti lavorativamente nelle fattorie sociali e 4000 persone usufruiscono dei loro servizi di assistenza.”

Prima dell’audizione, il presidente della Commissione Agricoltura della Camera Paolo Russo, insieme con una delegazione di parlamentari, ha visitato la Fattoria Solidale del Circeo. L’azienda, 175 ettari in provincia di Latina, produce ortaggi e frutta, alleva vacche da latte bufale, offre ospitalità agrituristica. Sono impiegati 19 disabili: quattro di loro hanno un rapporto di lavoro continuato e sono diventati soci della cooperativa.

 

L'indagine di Aiab

Giudizio positivo anche da Savatore Stingo, portavoce del Forum nazionale dell’agricoltura sociale anche a nome delle reti che rappresenta.
“L’attenzione e l’interesse prestati dai componenti la Commissione Agricoltura e dal suo Presidente Russo sono un buon segnale per lo sviluppo e il consolidamento delle pratiche di agricoltura sociale, che rappresentano una forma innovativa dell’attività agricola e delle politiche di welfare. Il Forum apprezza in particolare la volontà della Commissione di varare in tempi brevi provvedimenti che, nel rispetto delle competenze delle Regioni, facilitino la definizione di un quadro di riferimento unitario a livello nazionale”.
La definizione di una normativa nazionale rappresenta per il forum una delle priorità della propria iniziativa. “A questo proposito – ha ricordato Stingo –  la nostra assemblea ha varato una proposta di Linee guida per una legge nazionale sull’agricoltura sociale che abbiamo consegnato alla Commissione”. Le Line guida prevedono, oltre alle agevolazione fiscali e contributive per le aziende che esercitano pratiche di agricoltura sociale".

Per l'occasione, Alessandro Triantafyllidis, presidente nazionale Aiab, ha richiamato i dati dell'indagine sull'Agricoltura sociale biologica condotta dall'Associazione, che ha coinvolto oltre 300 operatori agri-sociali, per conto della Rete rurale nazionale. Nei tre anni che vanno dal 2007 al 2010, le fattorie sociali sono passate da 107 a 221.
“Ma gli aspetti più significativi – commenta Triantafyllidis – riguardano anche altri dati. Primi fra tutti la crescita in 3 anni dell’incidenza delle aziende agricole sul totale dei soggetti che praticano l’agricoltura sociale. Infatti, sebbene la cooperazione sociale resti la forma giuridica più diffusa, il settore agricolo privato e cooperativo, passa da un’incidenza inferiore al 25% nel 2007 a circa il 33% del totale degli operatori agri-sociali nel 2010. Il dinamismo di questa realtà è testimoniato inoltre dall’alta presenza di giovani e donne, con alti livelli culturali, provenienti, spesso, anche da settori extra agricoli, nonché dalle caratteristiche dei soggetti censiti.
Le pratiche
– prosegue Triantafyllidis – sono caratterizzate da un’attività agricola multifunzionale, con una predominanza delle attività ad alta intensità di lavoro, la chiusura dei cicli produttivi, il ricorso a canali commerciali a filiera corta e una significativa diversificazione che si esprime nell’esercizio di un mix di attività quali la ristorazione, l’agriturismo, la didattica e la tutela ambientale”.

“In conclusione - afferma Alessandro Triantafyllidis - ci auguriamo che la Camera e le altre istituzioni elettive decentrate ne colgano il potenziale, per affermare una nuova politica agricola e nuove politiche di welfare, a partire dai provvedimenti legislativi di sostegno necessari. In questo senso i Psr che si dovranno adottare con la nuova Pac, costituiranno un primo banco di prova per le Regioni”.