Rischio idrogeologico per il territorio italiano

Il presidente dell'Anbi lancia l'allarme

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“Toscana, Umbria, Liguria: tre regioni molto diverse, accomunate però da un elemento: la fragilità del territorio, aggravata dalla progressiva contrazione della Superficie agricola utilizzata (Sau), dalla carente attività di manutenzione nelle aree interne e dalla crescita disordinata dell’urbanizzazione in pianura”. Ad affermarlo è Massimo Gargano, presidente dell’Anbi, Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni, che ha fornito alcuni dati a margine della Conferenza organizzativa interregionale Anbi tenutasi a Firenze. Prosegue Gargano: “In Toscana il 97,6% dei comuni ricade in aree classificate ad alto rischio idrogeologico; in Liguria è l’80%; in Umbria addirittura il 100%. In 13 anni, dal 1990 al 2003, la Sau è calata del 14,7% in Toscana, del 17% in Liguria, del 19,8% in Umbria. Ciò comporta la necessità di adeguare la rete di scolo delle acque alla crescente cementificazione o all’abbandono delle campagne. Lo stesso ministero dell’Ambiente stimò, nel 2003, i fabbisogni per mettere in sicurezza il territorio italiano: in Toscana servivano 2.300 milioni di euro, in Liguria 1.100, così come in Umbria. Da allora non ci sono più stati significativi stanziamenti pubblici per la prevenzione del rischio idrogeologico, ma si sono spesi centinaia di milioni di euro per riparare i danni da calamità naturali. E’ necessario, invece, affermare una cultura della prevenzione, dando vita ad un piano straordinario di manutenzione del reticolo di scolo delle acque. La sicurezza del territorio e dei suoi abitanti necessita di interventi non più rinviabili ed è condizione prima per qualsiasi ipotesi di sviluppo". “In questa situazione – ha concluso Gargano – il quotidiano lavoro dei Consorzi di bonifica è determinante e chi ne mette in discussione la sopravvivenza, evidentemente, lo ignora".

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