Nocciolo in Italia: opportunità, reddito e sostenibilità

Maria Corte del Creso: "L'Italia oggi produce 130 mila tonnellate all'anno di nocciole ed è il secondo produttore mondiale"

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

Questo articolo è stato pubblicato oltre 5 anni fa

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Crescono i consumi di nocciole al mondo assieme ad altra frutta secca
Fonte foto: CReSO - consorzio di ricerca, sperimentazione e divulgazione per l' ortofrutticoltura piemontese

Cresce l'interesse per il nocciolo in Italia, grazie anche all'aumento dei consumi di nocciole al mondo. Questa specie presenta un grande potenziale, ed ha tutte le carte in regole per offrire interessanti opportunità ai produttori, sia in termini economici che di sostenibilità ambientale. La produzione media annua mondiale di nocciole in guscio si aggira attorno al milione di tonnellate (dati Fao 2014), con un incremento del 35% rispetto al 2000.
Tutti però si augurano un 2015 con meno turbolenze di prezzo del 2014. Infatti la scarsissima produzione turca dello scorso anno ha fatto raddoppiare il prezzo, creando contraccolpi al mercato e all'industria.
La campagna 2015 si prospetta interessante anche se al momento è presto per fare previsioni.

AgroNotizie ha intervistato Maria Corte - ricercatrice del Creso - Centro di ricerca e sperimentazione per l'ortofrutticoltura piemontese - per approfondire alcuni aspetti legati alla coltura del nocciolo e del settore corilicolo.

L’Italia è il primo produttore europeo di nocciole e secondo al mondo dopo la Turchia. Quali sono le prospettive per la coltivazione del nocciolo in Italia? Quali le sue prospettive di mercato?
"L’Italia con circa 71 mila ettari - spiega Corte -, dislocati tra Piemonte, Lazio, Campania e Sicilia, e con produzioni oscillanti tra 100 mila e 130 mila tonnellate all’anno, è il primo produttore di nocciole europeo. I flussi commerciali nel periodo 2010-2013 evidenziano una richiesta crescente di nocciole da parte dell’industria dolciaria. Questa offerta interna è insufficiente e di conseguenza c'è un incremento delle importazioni dall’estero (circa 95 mila t/anno di nocciole campagna 2013/2014). I dati medi delle scorse stagioni mostrano un trend positivo per produzione e prezzi. Quest’anno, complici le gelate che hanno compromesso la produzione delle province settentrionali della Turchia, i prezzi delle nocciole italiane sono schizzati alle stelle con valori superiori alla media. La Tonda gentile trilobata - la varietà più pregiata - ha raggiunto 630 euro al quintale (Fonte dati: Camera di Commercio di Cuneo, quotazioni di fine aprile) e le prime indicazioni dal mercato turco parlano di gelate primaverili anche per il 2015 che potrebbero compromettere la produzione a pieno regime (circa 600 mila tonnellate) facendo schizzare nuovamente i prezzi alle stelle".


Crescono i consumi di nocciole al mondo assieme ad altra frutta secca. Come l’Italia può inserirsi in questo nuovo scenario? Quali sono le iniziative per avere un export competitivo?
"L’Italia svolge un importante ruolo internazionale a livello di scambi con l’estero: i principali ‘clienti’ dell’export delle nostre nocciole sono Germania (45%) Svizzera (13%) e Francia (1%). Ma l’attività principale si concentra sulle importazioni di nocciole in guscio e sgusciate. Nel biennio 2013/2014 a fronte di una produzione di 112 mila tonnellate di nocciole il consumo dell’industria è stato di 140 mila tonnellate con un fabbisogno d'importazione di 95 mila tonnellate e di export di 60 mila (fonte: Ismea su dati Istat).
L’offerta turca influenza il mercato ed i flussi sia in entrata che in uscita nel nostro Paese. Con una richiesta interna sempre più crescente da parte dell’industria dolciaria e complice la situazione d'incertezza sulle politiche di mercato della Turchia, l’Italia punta a rendersi sempre più autosufficiente a livello produttivo. La filiera corilicola italiana vede tra i punti di forza la vocazionalità territoriale, le produzioni di ottimo profilo qualitativo e la presenza di industrie dolciarie integrate con la fase agricola. Rimangono ancora alcuni punti deboli della catena: tra cui l’eccessiva frammentazione dell’offerta, la scarsa cooperazione e i costi di produzione più elevati rispetto ai concorrenti esteri.
Per un rafforzamento di tutti gli anelli della filiera occorre una maggior integrazione contrattuale tra fase agricola-industria di prima trasformazione e industria dolciaria ed un impegno costante nella ricerca, nello sviluppo di nuove tecnologie di conservazione e di nuovi prodotti che apportino innovazioni nei consumi".



Innovazione varietale come elemento di crescita e di sviluppo. Qual è la situazione nel nocciolo? Come può aiutare il comparto?
"Il settore corilicolo sta vivendo un periodo di forte crescita e possiamo parlare d'innovazione nel senso più ampio del termine. In Piemonte il Creso sta sviluppando diversi progetti di ricerca: studio e diffusione di cloni di Tonda gentile trilobata più performanti per produttività e resa in sgusciato rispetto all’ecotipo standard, tecniche innovative per il controllo degli insetti dannosi (es. piante trappola per le cimici per ridurre la superficie trattata e il numero di interventi), diffusione di portainnesti non polloniferi, tecniche per una corretta distribuzione di agrofarmaci (adeguando il volume d’acqua distribuito al volume della chioma delle piante da trattare).
L’obbiettivo da raggiungere è la riduzione dei costi di produzione e il mantenimento degli standard qualitativi e ambientali seguendo le indicazioni provenienti dall’Unione Europea, le cui politiche agricole sono sempre più indirizzate alla sostenibilità ambientale e alla salvaguardia della salute umana". 

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: import/export mercati interviste sostenibilità frutta in guscio

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