Il prossimo 29 novembre a Bruxelles è prevista una riunione di settore per risolvere la crisi del riso, i cui listini stentano a riprendere quota, anche per effetto di una importazione crescente dal Sud Est Asiatico.
La clausola di salvaguardia sembra essere un obiettivo fuori portata, anche perché finora è stata la stessa Commissione europea a minimizzare la situazione (ricordate, però, quando negò l'evidenza con il latte?) e a trattare come se fosse un ribasso passeggero il crollo dei prezzi con cui da due anni a questa parte i risicoltori sono chiamati a fare i conti.

Il ministero delle Politiche agricole sembra stia elaborando un documento per poter riportare la giusta attenzione da parte dell'Ue su un comparto che vede l'Italia primo produttore europeo di riso, con 230mila ettari seminati.
Intanto, l'Italia ha deciso di intensificare le analisi merceologiche sul riso d'importazione, grazie all'accordo fra Mipaaf e Centro ricerche sul riso dell'Ente nazionale risi.
I problemi, infatti, vengono dall'import. Il prossimo 21 ottobre la Commissione Ue presenterà all'Europarlamento la relazione sull'applicazione del regolamento 978/2012, che ha creato un sistema tariffario a dazio zero sull'import di riso da alcuni paesi del Sud Est asiatico, che ha infatti incrementato le esportazioni verso l'Europa, con veri e propri boom da India, Cambogia e Birmania.
 

La situazione giapponese

Nelle scorse settimane il ministero dell'Agricoltura del Giappone ha comunicato che intende quadruplicare le esportazioni di riso e di prodotti a base di riso. L'obiettivo è passare dalle 24mila tonnellate esportate lo scorso anno, a 100mila tonnellate entro il 2019. L'unica incognita è causata dal prezzo, che potrebbe non essere competitivo.

In mercati come Hong Kong e Singapore, il riso giapponese è molto più costoso, e i prodotti sono troppo dispendiosi a livello economico per i consumatori abituali, ha spiegato la National federation of agricultural cooperative associations.

Per rendere il riso giapponese conveniente per il consumatore medio all'estero, i produttori agricoli devono coltivare varietà a più alto rendimento. Tuttavia, il ministero dell'Agricoltura ha chiesto di poter dirottare la parte di contributi rivolti al riso per uso alimentare ad altre tipologie risicole, come ricordato dal report dello Usda, il dipartimento Agricoltura degli Stati Uniti.
La richiesta complessiva di fondi per il 2018 è di circa 24 miliardi di dollari, il 15% in più rispetto allo scorso anno e, appunto, elimina la sovvenzione sul pagamento diretto per la produzione di riso da tavola (con una perdita di aiuti vicini a 600 milioni di euro ), richiedendo invece finanziamenti di 475 milioni di euro per un nuovo programma di assicurazione del reddito.

Fra le politiche oggetto di attenzione da parte del ministero dell'Agricoltura del Giappone ci sono anche la promozione delle esportazioni agricole, la promozione delle buone pratiche agricole, il rafforzamento delle aziende agricole sul piano del numero e della solidità, l'espansione della produzione interna di patate.

Tre miliardi di dollari sono stati richiesti per la filiera del riso (+4,8% rispetto allo scorso anno), con lo scopo di aumentare la produzione di riso per mangimi e farine (1,1 milioni di tonnellate entro il 2025); tagliare i costi di produzione del riso del 50% entro il 2025 per i mangimi prodotti da agricoltori; espandere le aree di impianto di grano e soia fino a 281mila ettari e fino a 150mila ettari; migliorare il rapporto di autosufficienza alimentare al 40%.
Il livello di sovvenzione si basa sull'area di produzione e, un terzo circa dei fondi disponibili è destinato alla creazione di regioni di produzione, con finanziamenti erogati ai governi delle prefetture locali.

Il Giappone dunque spinge sul riso, ma non solo.