I servizi che mancano agli agricoltori italiani

A cura di Aei, Associazione economisti d'impresa - Riflessioni di Roberto Volpi

Questo articolo è stato pubblicato oltre 8 anni fa

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L'impresa deve analizzare preliminarmente i dati del bilancio, i costi di produzione dell'anno concluso e quelli dei precedenti esercizi, attraverso la contabilità dei costi
Fonte foto: Jimmie

Un'impresa, una vettura, un qualsiasi organismo vivente, funzionano al meglio e più a lungo se sono bene amministrati. Qualsiasi errore, prima o dopo, ha sempre effetti negativi.

L'individuo, seguendo una corretta alimentazione ed uno stile di vita appropriato, vive meglio e più a lungo; un'automobile, se la manutenzione di tutte le sue parti ed il modo di condurla sono stati corretti, offre migliori prestazioni ed ha vita più lunga; l'impresa, se gestita razionalmente, crea ricchezza remunerando in maniera adeguata il lavoro ed i capitali e, qualora le condizioni lo consentano, si espande.

L'imprenditore è chiamato ciclicamente a compiere migliaia di scelte elementari, tutte conseguenti gli obiettivi strategici e tattici che si prefigge; la razionalità, ossia la loro giustezza in relazione agli obiettivi, si valuta solo a posteriori, quando e se i risultati attesi sono stati raggiunti. Il mercato gli indica che cosa, quanto, come produrre e dove, come, quando ed a chi vendere. In base al lavoro ed ai capitali (macchine, terreni, ecc.) di cui dispone, al luogo in cui produce, allo stato della tecnica localmente nota e sperimentata, nel decidere segue questa procedura:

  1. analizza preliminarmente i dati del bilancio, i costi di produzione dell'anno concluso e quelli dei precedenti esercizi, attraverso la contabilità dei costi;
  2. confronta i dati aziendali ed i relativi indici di efficienza con quelli dei concorrenti per stabilire la posizione all'interno della filiera;
  3. prende in esame moltissime altre informazioni sulla filiera, sull'andamento della domanda, sulla situazione economica, sull'ambiente in generale.

Con questi elementi costruisce il piano o il programma di produzione, e nel medio e lungo periodo, mette a punto progetti di sviluppo (ampliamenti, integrazioni, diversificazioni, specializzazioni, ecc.).

Le imprese medie e grandi hanno al loro interno il personale adibito ad elaborare i dati di bilancio, raccogliere, interpretare e ordinare tutte le informazioni esterne che sintetizzate in un quadro di riferimento, con i probabili prezzi dei prodotti e dei mezzi di produzione attesi, servono al management per fare le scelte.

Le piccole imprese, quelle agricole in particolare, non hanno purtroppo questa opportunità e debbono fare ricorso a consulenti esterni che svolgono le identiche fondamentali funzioni di studio, di supporto e di informazione per consentire scelte razionali.

Gli scarsi mezzi finanziari dei coltivatori e degli allevatori, il loro isolamento anche fisico, la minore cultura di impresa, hanno indotto fin dall'inizio del secolo scorso, lo stato o loro cooperative ed associazioni, a creare servizi specializzati, l'extension service, con agronomi, veterinari, economisti, ed altri esperti che periodicamente:

  • elaborano i bilanci delle aziende agricole, calcolano i costi standard e gli indici di efficienza, raccolgono ed ordinano, per aree omogenee, informazioni tecniche, economiche, finanziarie, di mercato dei prodotti e dei mezzi di produzione e di altra natura;
  • presentano un quadro di sintesi agli interessati, li aiutano a fare le scelte di prodotto e di processo all'inizio dei cicli di produzione;
  • assistono l'agricoltore nel controllo di gestione e nella valutazione dei risultati economici di fine ciclo per la successiva pianificazione.
In Europa settentrionale, centrale e nei paesi dell'est vi è oggi un consulente ogni 20/50 imprenditori agricoli. Il costo del servizio è di 1,5%-2,5% del fatturato. Dal 1980 in molti paesi (Olanda, Inghilterra, Germania e Francia) i servizi pubblici sono stati privatizzati o sono in via di privatizzazione. Le aziende agricole, ridotte di numero, hanno sensibilmente aumentato la dimensione economica e possono accollarsi l'onere di questo servizio, come già fanno quelle industriali e dei servizi. Nei paesi dell'est Europa sono ancora a carico dello stato.

 

In Italia non esistono istituzioni che fanno consulenza alla gestione secondo le procedure descritte.

I Ssa (servizi di sviluppo agricolo) hanno compiti solo amministrativi. Recentemente, con fondi dell'Unione europea, alcune regioni danno contributi agli agricoltori per sostenere una parte del costo di consulenti, vincolati però alla sola introduzione della sostenibilità e per assisterli nei progetti di sviluppo rurale (Psr).

Un'indagine Nomisma rivelò che il personale pubblico che segue il settore agricolo è di 60.000 unità. Vi è un funzionario ogni 15 addetti occupati a pieno tempo, uno ogni 6 aziende professionali. Tutti sono impegnati nella erogazione e nel controllo degli aiuti al settore che nel 2009 sono ammontati a 15.500 milioni di €, circa 2.000 € per ettaro coltivato.

L'Unione europea, con una apposito regolamento, nel 1979, fornì i mezzi finanziari alle regioni per istituire servizi di consulenza ed allineare l'Italia ai paesi della UE, ma l'intervento non ebbe successo, aumentò solo il personale a carico della collettività.

L'agricoltore italiano con aziende di insufficiente ampiezza, non più protetto dalla politica protezionistica, privo di consulenti per la gestione, si trova oggi in una condizione di netto svantaggio rispetto ai suoi colleghi, non solo europei. Incontra crescenti difficoltà a remunerare in maniera soddisfacente i capitali ed il lavoro.

Associazione Economisti d'Impresa

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Fonte: AEI - Associazione Economisti d'Impresa

Autore: Associazione Economisti d'Impresa

Tag: economia agraria

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