Se ne parla dal 2006, ma solo adesso la Banca dati nazionale dell'anagrafe suina è entrata in funzione. Come riferisce anche AgricolturaOnWeb, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 16 giugno sono state stabilite le regole cui allevatori e amministrazione sanitaria devono attenersi per la movimentazione degli animali. Aumentano dunque le già numerose incombenze burocratiche che pesano sugli allevamenti, ma almeno in questo caso le finalità giustificano l'impegno necessario. Attraverso questo strumento si vuole, almeno nelle intenzioni, porre sotto controllo il diffondersi di malattie che possono arrecare gravi danni all'intero settore. E' il caso, ad esempio, della malattia vescicolare che troppo spesso fa la sua comparsa negli allevamenti, dove al danno diretto nelle aziende colpite si somma il blocco della movimentazione e dunque dei commerci in tutti gli allevamenti delle zone interessate alla diffusione del morbo.

Ma quali sono in pratica le implicazioni per gli allevamenti? Alcune incombenze, relative all’anagrafe degli animali, erano già in vigore, ma è utile fare il punto alla luce delle nuove disposizioni. Ogni azienda deve fare richiesta alla propria Asl di iscrizione alla Banca dati, richiesta in base alla quale la Asl attribuisce all'allevamento un codice di identificazione. Unica eccezione la presenza di un solo suino, destinato all'autoconsumo. Ma anche in questo caso la Asl deve provvedere a tenerne nota in un archivio locale.

 

Registro di carico e scarico

Ogni animale è identificato con un proprio codice e l'allevamento deve dotarsi di un registro di carico e scarico sul quale vanno registrate le movimentazioni in entrata e in uscita degli animali. Movimenti che vanno poi comunicati alla Banca dati entri sette giorni. Questa comunicazione può essere fatta direttamente dagli allevatori alla Banca dati oppure se ne può dare delega ai Servizi veterinari o ad altre figure, fra le quali anche le associazioni allevatori. Presso la propria Asl si potranno avere i dettagli del caso.

Tutti i dati raccolti presso gli allevamenti italiani, confluiscono, come già avviene per l'anagrafe bovina, presso l'Istituto zooprofilattico dell'Abruzzo e del Molise, a Teramo.

 

Chi è ‘accreditato’

 Ma non è finita qui. Occorre distinguere fra aziende e regioni "accreditate", ovvero dove la situazione sanitaria è sotto controllo e "garantita" dagli accertamenti compiuti. Se la movimentazione degli animali avviene in zone o in aziende "non accreditate" si rende anche necessaria la preventiva visita clinica da parte di un veterinario della Asl di competenza.

Una serie di impegni considerevoli, ma la cui finalità giustifica il "fastidio" per gli operatori. In ballo non c'è solo la malattia vescicolare, come detto, ma tutte le altre patologie che continuano a tenere "sotto scacco" gli allevamenti, come la malattia di Aujesky o la Peste suina, tanto per ricordare le principali. Ma attenzione, chi non si mette in regola rischia multe salate, anche oltre 9mila euro.