Riso, il brusone si combatte meglio dallo spazio

Agire in maniera tempestiva nella lotta al brusone è essenziale per tutelare la produzione. In aiuto dei risicoltori arrivano i satelliti

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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In Lombardia si produce il 90% del riso italiano
Fonte foto: © eelnosiva -Fotolia

Le provincie di Milano, Pavia, Vercelli e Novara producono il 90% del riso italiano e il 60% di quello europeo. Una risorsa per l'agricoltura nostrana che però deve fare i conti con la minaccia del brusone, il fungo che attacca le coltivazioni risicole e che ogni anno minaccia le produzioni nazionali, essendo in grado di ridurre dal 30 al 70 per cento il volume di riso raccolto.

Oltre alle buone pratiche agronomiche il metodo più efficace per combattere la Pyricularia oryzae sono gli agrofarmaci. Ma intervenire nel momento giusto è essenziale per fermare la diffusione del microrganismo. Se una volta gli agricoltori si affidavano all'esperienza personale, al meteo e a ciò che potevano vedere e toccare in campo, oggi un aiuto arriva dallo spazio.

Il Servizio fitosanitario della Regione Lombardia ha avviato una collaborazione con Ermes, il progetto europeo dedicato alla risicoltura, che ha come obiettivo quello di supportare il lavoro degli agricoltori fornendo informazioni provenienti da sensori in campo e sui satelliti.

Intorno alla Terra ruota una costellazione di satelliti che fotografa costantemente le campagne italiane ed europee. Queste foto vengono elaborate, integrate con dati provenienti dalle centraline meteorologiche e grazie a complessi modelli di calcolo prevedono i momenti in cui il brusone si diffonde, mettendo l'agricoltore nelle condizioni di trattare le colture tempestivamente con gli agrofarmaci.

I satelliti servono per identificare le zone coltivate a riso”, spiega ad AgroNotizie Roberto Confalonieri, professore dell'Università Statale di Milano e responsabile per la parte di elaborazione dei modelli di analisi. “Nelle zone risicole usiamo i dati meteorologici, come temperatura, umidità relativa, bagnatura fogliare e altri per simulare il rischio di infezione da parte del brusone. I dati sono relativi a celle di due chilometri per due".

Qual è la precisione con cui potete prevedere il diffondersi del brusone?
“E' molto difficile dare una risposta a questa domanda, noi definiamo un rischio, cioè la probabilità che il brusone, viste le condizioni ambientali favorevoli, si diffonda. Ma i riscontri che ci arrivano dai tecnici sul campo tuttavia confermano che le nostre previsioni sono attendibili”.

Che tipo di alert inviate?
“Come Ermes non inviamo nessun alert, ma ogni agricoltore può iscriverti sul sito e andare a vedere il livello di rischio della sua zona. Regione Lombardia invece diffonde un bollettino basandosi sui dati che forniamo loro. Cattolica Assicurazione invece fornisce un servizio di alert via sms ai propri clienti”.

Se un risicoltore volesse ricevere gli alert come deve fare?
“Per tutti gli agricoltori c'è il nostro sito internet. E se l'azienda è in Lombardia può rivolgersi al Servizio fitosanitario della regione”.  


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Fonte: Agronotizie

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Tag: agrofarmaci fungicidi innovazione meteo satelliti

Rubrica: AgroInnovAzione

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