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Ricostruzione del Dna Arbos: un futuro molto vicino

"Il nuovo viene dall'antico ma non per questo può essere meno nuovo": è sancita dalle parole di Bertolt Brecht la rinascita del marchio Bubba Arbos ad opera del Gruppo Lovol Heavy industry Ltd. Prossimo appuntamento: Agritechnica 2015

Michela Lugli di Michela Lugli

Info aziende
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Dna Arbos, la ricostruzione
Fonte foto: Foton Lovol Europe

Due brand storici per l'Italia e per il territorio emiliano romagnolo in particolare, un elevato livello di know how e la lungimiranza di chi guarda lontano. 

Da questi ingredienti è nato, a fine giugno scorso, l'evento voluto dalla cinese Foton Lovol per sancire ufficialmente la rinascita degli storici marchi Bubba Arbos, i cui prodotti fanno parte dal 1896 del panorama agricolo italiano - e il presente è d'obbligo, visto il florido mercato dell'usato che interessa queste storiche macchine.
 

 
A guardare lontano sono questa volta i cinesi che, spinti dalla necessità di macchine polivalenti e capaci di incrementare le rese mantenendo alto il livello qualitativo, hanno avviato un progetto economico ma anche a valenza culturale che si concretizza nell'identificare l'Italia, e più specificamente l'areale emiliano romagnolo, quale punto di congiunzione tra Oriente e Occidente attraverso la creazione di una "Nuova via della seta".

"L'esigenza di bilanciare il grado di autoapprovvigionamento alimentare è forte tanto in Cina quanto in Russia - ha affermato Andrea Bedosti, vice presidente di Lovol Europe, nel suo intervento.
 

 
Il ruolo che siamo chiamati a svolgere è quello di vendere ciò che abbiamo a chi ne ha bisogno, e questi mercati richiedono a gran voce il nostro know how tecnologico, meccanico, agronomico e industriale.

Le opportunità sulla via della seta sono davvero tante - ha proseguito -, ma per coglierle il sistema Italia deve fare una profonda riflessione e un vero salto di qualità nei fatti".

I fatti più delle parole 
E di "fatti" Foton Lovol ne sta già facendo.
Dopo aver acquisito gli archivi contenenti la conoscenza tecnologica Bubba Arbos, ovvero 70 mila disegni custoditi per anni in un magazzino a Piacenza, ha effettuato prove in campo con una mietitrebbia Arbos 800 S originale, senza quindi modifiche, che hanno evidenziato performance produttive eccezionali - immagine sotto - anche paragonate a quelle di macchine moderne prodotte dai maggiori player mondiali.
 
Risultati delle prove comparative effettuate dai tecnici Foton Lovol

"È un prodotto che fa paura al mercato" è stato il commento di Massimo Zubelli, direttore marketing e vendite di Foton Lovol, che ha aggiunto: 
"Chi ideò e progettò questa macchina in passato fece un gran bel lavoro".
 
 
Hannover, appuntamento con il futuro
L'interesse che ruota intorno alla rinascita dei due brand è senza precedenti, così come c'è da aspettarsi lo sarà quello per il concept di mietitrebbia Arbos basato proprio sulla 800 S che la casa costruttrice sta progettando e del quale avremo un'anteprima in occasione di Agritechnica 2015.
 

 
"Abbiamo digitalizzato tutto l'archivio di disegni che ingegneri italiani e cinesi stanno vettorializzando per tradurlo in formato cad moderno - ha spiegato Zubelli.
In pratica, la trebbia è stata ricostruita in 3D. Inoltre -ha proseguito -, stiamo reingegnerizzando alcune componenti traducendole in tecnologia moderna".

Tutto questo per dar vita a un prototipo caratterizzato da un cuore, l'organo trebbiante, sostanzialmente invariato, e da un design più moderno.
 
Scansione 3D e idea di prototipo della nuova Arbos 800 S


"Quest'anno - ha annunciato Zubelli -, riporteremo la trebbia in piazza, ma non a Piacenza come avvenne in passato: a novembre saremo in Germania". 

La nuova Arbos 800 S
Lo schema che caratterizza le mietitrebbie come siamo abituati a conoscerlo - mietitura, trebbiatura e pulizia - origina all'inizio degli anni '50 quando la necessità di meccanizzare le operazioni in campo, indotta dalla recente fine del conflitto mondiale, portò anche in Europa alla nascita delle mietitrebbie semoventi.
 

 
A compiere questo passo storico in Europa, saranno Claas nel '53, Deutz-Fahr nel '56, Dechentreiter nel '62, Epple nel '55, Sampo Rosenlew nel '58, Braud nel '55, Cleaeys nel '52 e Bubba nel '48 con la prima mietitrebbia semovente italiana, la 1500, preceduta nel '41 solo dall'americana Massey Harris.
 
Prima mietitrebbia semovente italiana prodotta da Bubba nel 1948
 

Premessa, questa, utile a capire la motivazione alla base della scelta di presentare oggi, nel 2015, all'interno dell'evento clou per la moderna meccanizzazione agricola, una macchina che, in chiave moderna, pone le proprie fondamenta su un progetto nato nel secolo scorso.

"L'intuizione, o meglio, il legame tra passato e futuro - ha spiegato Zubelli - sta nel fatto che il funzionamento di una mietitrebbia semovente a scuotipaglia convenzionale non è cambiato poi tanto negli anni.
Le macchine moderne hanno lo stesso cuore delle trebbie di una volta, a fronte, naturalmente, di evoluzioni migliorative".
 


 

Evoluzioni prevalentemente rivolte a superare il limite dimensionale e di ingombro con soluzioni quali il terzo rotore di separazione o accorgimenti volti ad accrescere le performance produttive.

La scelta di proporre una macchina convenzionale trova risposta nei dati di mercato: il 75 per cento delle mietitrebbie vendute in Europa ricade in questa categoria, la restante parte è appannaggio delle macchine non convenzionali assiali e ibride.
 


La nuova Arbos 800, assicura Zubelli, manterrà i punti di forza che hanno sancito già una volta il successo della macchina: elevatissima versatilità, robustezza del telaio, elevata affidabilità di lavoro, facile manutenzione derivante dalla semplicità costruttiva e pulizia del prodotto di alta qualità. 
 

Prototipi di stile per la nuova Arbos 800S

Oggi come ieri, la storia di Bubba nella storia d'Italia
"Analizzare "ciò che è stato" non si esaurisce in una rievocazione nostalgica - ha spiegato Bedosti - ma è funzionale a una progettazione migliore e ragionata del futuro. Tutto quanto è avvenuto in Arbos Bubba è paradigmatico delle vicende che hanno interessato l'industria italiana".

Un passato, che lo stesso vice presidente Lovol Europe ha racchiuso in sei tappe partendo dalla crisi economica mondiale del 1929, quando la sottocapitalizzazione mette in crisi lo schema industriale famigliare che, nonostante la genialità dei progetti e la creazione di una full line di prodotto, coinvolge anche Pietro Bubba.
 

 
Da qui, la cessione a Luigi Lodigiani nel 1943, che con capacità finanziaria e forte leadership accompagnata da grande visione strategica d'impresa acquista anche la fabbrica di biciclette Arbos e inizia la produzione di mietitrebbie con questo brand, dando vita a una lunga gestione epilogata, nel 1964, con la cessione alla multinazionale americana White Farm Equipment.
 

 
Nonostante la capacità finanziaria e il modello industriale internazionale, la perdita di leadership e di legame con il territorio portano l'azienda sulla soglia della chiusura scongiurata, nel 1975, dall'intervento dei fratelli Magni. Riportando la casa costruttrice a capitale italiano, i fratelli Magni guidano la Arbos SpA, questo il nuovo nome, per 18 anni fino alla sua chiusura nel 1994. È in questa fase che vengono sviluppati modelli chiave quali la Arbos 800 e 1000.

Dopo 20 anni, Bedosti, attraverso il progetto messo in campo dal Gruppo Lovol Heavy industry LTD Shandong, propone una lettura delle sfide che il settore della meccanizzazione vive oggi, passante attraverso un parallelo storico. 

"Il valore del comparto macchine agricole è passato dai 9 miliardi e mezzo di euro del 1980, quando un trattore su tre venduto a livello mondo era di produzione nazionale, ai 7 miliardi del 2013 con 3,3 trattori su 100 prodotti in Italia.
Il dato non è confortante - ha affermato Bedosti - e implica una perdita di competitività del sistema".
Perdita spiegabile, secondo il vice presidente di Foton Lovol Europe, attraverso "il paradigma Arbos". 

"Serve un piano politico nazionale di sviluppo integrato di settore - ha chiarito Bedosti.
Senza prescindere dalla conoscenza del sistema agroindustriale mondiale, dobbiamo tornare a pensare in grande e a credere negli investimenti in ricerca e sviluppo. Know how e qualità, come ci ha insegnato l'industria tedesca, sono le chiavi di volta".

Proprio come avvenne nel '49, quando in occasione del quinto congresso nazionale di meccanica agraria promosso da Gianni Landini e dall'ingegner Lodigiani - all'epoca presidente di Unacoma - , fu definito di concerto con i rappresentanti dello Stato un piano di sviluppo in quanto a volumi, investimenti e finanziamenti per l'industria e per gli agricoltori, ugualmente oggi la pianificazione di un sistema industriale è quanto mai esigenza primaria". 

Museo nazionale 
In virtù della responsabilità sociale d'impresa, impegno fondamentale per la cultura cinese, il management Foton Lovol Europe ha annunciato la partecipazione alla creazione di un museo nazionale della macchina agricola.
"Auspichiamo non sia di tipo tradizionale - ha spiegato Bedosti - ma abbia un modello interattivo in interconnessione con scuole professionali e università, così da recuperare la cultura della macchina agricola ancora tanto forte in Italia".

Oltre a questo, il gruppo cinese ha in programma per il territorio nazionale e, in particolare, per l'Emilia Romagna e il Friuli Venezia Giulia, prospettive di investimento industriale con conseguenze occupazionali positive

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