Xylella, 300 milioni sul decreto emergenze per il Salento

La deputata Gadda solleva pesanti dubbi di copertura finanziaria. La sottosegretaria Pesce: "Risorse frutto di economie disponibili sul Fondo sviluppo e coesione"

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Al momento per il Salento sembrerebbero invece esserci tutti i 100 milioni promessi dal governo nello scorso autunno
Fonte foto: © Wolfilser - Fotolia

La legge di conversione del decreto-legge 29 marzo 2019, n. 27 sulle emergenze agricole ha terminato nella serata dell’11 aprile 2019 il primo esame della Commissione agricoltura della Camera dei Deputati, che ha approvato rilevanti emendamenti, ben 84, primo fra tutti quello che prevede uno stanziamento di 300 milioni di euro in due anni per finanziare il Piano di rigenerazione dell’olivicoltura nel Salento, il territorio violato dalla Xylella fastidiosa. Il provvedimento è ora atteso al vaglio del Comitato dei 9 della Comagri, che provvederà a riformularne il testo, inserendo e anche modificando gli emendamenti stessi, prima dell’approdo all’aula di Montecitorio.
 

Il Piano straordinario per l'olivicoltura del Salento

La modifica più importante riguarda l’inserimento nel decreto legge dell’articolo 8-bis titolato Piano straordinario per la rigenerazione olivicola del Salento”, proposto dal relatore e presidente della Comagri, Filippo Gallinella. Con l’esclusione, precisa il primo comma, della “parte soggetta alle restrizioni della zona di contenimento. Questo prevede l’istituzione “nello stato di previsione del ministero delle Politiche agricole di un “fondo per la realizzazione di un Piano straordinario per la rigenerazione olivicola del Salento, con una dotazione pari a 150 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021. Soldi che possono essere spesi per intervenire in Salento però solo dopo un successivo decreto ministeriale del titolare delle Politiche agricole: da emanare entro 60 giorni dall’entra in vigore della legge di conversione.
 

La promessa di Conte nel Dl

Si materializzano così i 300 milioni in due anni già promessi dal capo del governo Giuseppe Conte a Lecce nella visita del 24 marzo e appaiono come risorse aggiuntive rispetto ai 30 milioni già stanziati per il 2019 sul Fondo sviluppo e coesione dalla delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica n.69/2018, i quali dovrebbero essere a breve tutti finalizzati sul Salento da un accordo di programma tra il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano e dal ministro per il Mezzogiorno, Barbara Lezzi, per poter essere spesi con le misure 5.2 e 5.1 del Programma di sviluppo rurale Puglia 2014 - 2020. Proprio come detto dal premier.
 

Dal Patto per la Puglia altri 70 milioni per il Salento

Inoltre, dovrebbero sbloccarsi a breve i 70 milioni di euro promessi dal ministro per il Sud Barbara Lezzi, sempre sul conto del Fsc, attualmente nella disponibilità della Regione Puglia sulla base del Patto per la Puglia: soldi quindi che originariamente avevano un’altra destinazione e che - stando ai bene informati - saranno dirottati sul Salento. Al momento sarebbero disponibili in quota parte di 53 milioni, gli stessi soldi citati dal ministro Gian Marco Centinaio in visita in Puglia la settimana scorsa. Ove questa ipotesi, trovasse conferme, le risorse per il Salento potrebbero salire da 330 a complessivi 400 milioni di euro. Ma mentre i primi 100 milioni hanno ormai una storia – 30 appostati dalla delibera Cipe 69/2018 e 70 già sul piatto del Patto per la Puglia - ci sono ancora cose da chiarire prima di cantare vittoria.
 

Stato di previsione da 300 milioni in cerca di copertura finanziaria

Per esempio c'è da capire i 300 milioni inseriti nel decreto legge dall'emendamento Gallinella, pure caricati sull’Fsc, dove siano in realtà. Infatti il comma tre dell’articolo 8 bis prevede la copertura di tale nuovo stato di previsione del Mipaaft “mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione, di cui all'articolo 1, comma 6, della legge 27 dicembre 2013, n. 147”. Una dicitura tanto roboante quanto vaga, vista l’ampia articolazione dell’Fsc per il 2014-2020. I timori di una mancanza di effettiva copertura finanziaria vengono sollevati l’11 aprile, durante il dibattito finale in Comagri dalla deputata Pd Maria Chiara Gadda.

Pronta la risposta della sottosegretaria alle politiche agricole, Alessandra Pesce, che nel chiarire come si tratti di fondi aggiuntivi rispetto ai 61 milioni di euro già previsti dal decreto legge del governo, sottolinea: ”Tali risorse afferiscono al Fondo sviluppo e coesione, che le ripartisce nella misura dell'80 per cento a favore delle regioni del Sud Italia e per il restante 20 per cento per le regioni del Nord Italia”. Inoltre la Pesce afferma: “L'individuazione di tali risorse deriva da un'analisi delle economie che sono state realizzate dalla quale sono emerse delle disponibilità. Economie sì, ma quante e derivanti da quali capitoli dello sterminato Fsc non è dato sapere, atteso che gli ultimi dati ufficiali resi noti dal Cipe parlano di economie complessive su tutto l’Fsc minori di 10 milioni di euro.
 

I commenti all'emendamento Gallinella

Mentre le organizzazioni agricole, Coldiretti Puglia e Gilet arancioni su tutti, si affrettano ad applaudire l’avvenuto inserimento dell’emendamento, dall’ex assessore all’Agricoltura della Regione Puglia, il senatore Dario Stefàno arriva una dichiarazione tranchant: “Al netto di qualche piccola briciola, l’impianto di emendamenti approvati in Commissione agricoltura alla Camera è scarno, a tratti deludente. La situazione di emergenza in Puglia ha bisogno di molto di più che semplici contentini. Anche se lo stesso Stefàno mostra di credere alla copertura del fondo di previsione con i 300 milioni provenienti dell’Fsc, definiti però spregiativamente come “risorse già nella nostra disponibilità ma solo finalizzate”. Certo è che la questione della copertura dei 300 milioni di euro sollevata dalla deputata Gadda in Comagri resta aperta, almeno fino a quando il Cipe non renderà note le più aggiornate consistenze degli avanzi di gestione dell’Fsc: e si spera siano anche più ricche.
 

Gli altri emendamenti al Decreto emergenze

Tra gli altri emendamenti approvati ve ne è uno che riconduce il contributo in regime di de minimis, previsto sugli interessi bancari di agrumicoltori, olivicoltori e pastori in crisi nel suo alveo naturale, non più quindi soggetto alla ulteriore limitazione del “ripartito in parti uguali tra gli aventi diritto” originariamente e inusitatamente contenuto nel decreto, ma che finalmente spetterà "ad ogni singolo produttore in ammontare proporzionale alla media produttiva, adeguatamente documentata, relativa agli ultimi tre anni", fermo restando il tetto massimo previsto di non più di 20mila euro per ogni produttore, previsto dalla nuova normativa sul de minimis.

In arrivo anche misure di semplificazione per l’espianto volontario di olivi infetti e l’inserimento della movimentazione delle piante specificate nell’area infetta da parte di vivai cui è inibita al momento la possibilità di rilasciare passaporti fitosanitari. La movimentazione sarà autorizzata dal Servizio fitosanitario regionale.

Altre misure in arrivo, salvo ulteriori modifiche: l’anticipazione della Pac, misure per il sostegno all’occupazione e il contributo ai frantoi che nell’ultima campagna olivicola hanno interrotto l’attività molitoria.

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