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Olivicoltura alle corde, urgono interventi di largo respiro

L'allarme del Cno: prezzi in altalena, prospettive nere per gli aiuti Pac, mentre Xylella e avversità meteo potrebbero dimezzare il raccolto 2018

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Intanto il mercato mondiale dell'olio di oliva è in espansione e l'Italia rischia di continuare a perdere quote di mercato
Fonte foto: © Giovanni Cancemi - Fotolia

“Il ministero ha preso a cuore il dossier e già da lunedì (oggi 18 giugno 2018), durante il primo consiglio europeo Agrifish, proporrà di rafforzare le risorse del comparto agroalimentare, di puntare sulla semplificazione delle regole e delle procedure, e di riconoscere maggiore valore ad alcuni settori trainanti per l'economia italiana, tra cui l'olivicoltura".

Lo ha detto venerdì 15 giugno 2018 a Viterbo la sottosegretaria alle Politiche agricole Alessandra Pesce, alla sua prima uscita ufficiale, intervenendo alla tavola rotonda "+Europa, Valore, Opportunità", organizzata dal Consorzio nazionale degli olivicoltori, al termine di una giornata durante la quale sono emersi tutti i problemi del comparto olivicolo oleario italiano.
Dai prezzi in vorticosa altalena tra un’annata e l’altra con differenze tali da rendere impossibile qualsiasi stima sulla redditività delle aziende agricole ad indirizzo olivicolo-oleario, alla Commissione Ue che propone di tagliare fino al 50% i contributi diretti della Pac agli olivicoltori. Il tutto a fronte di un’annata olivicolo-olearia che si prospetta – tra avversità meteo ed effetto Xylella fastidiosa in Puglia - come una delle peggiori, con una perdita della produzione di circa il 50%, e mentre aumenta la domanda mondiale di olio di oliva. Una vera beffa, visto che a trarne vantaggio sono al momento i principali competitor dell'Italia: Spagna, Portogallo e Tunisia.
 

Prezzi sulle montagne russe

Nella tavola rotonda viterbese è emerso il dato della eccessiva volatilità del mercato dell’olio extravergine di olive. A maggio 2016 la quotazione media di un quintale di olio extravergine d'oliva era di 356 euro, nello stesso mese del 2017 era di 605 euro, mentre a maggio 2018 è tornata a 407 euro. Un'azienda media con 10 ettari di oliveto, in pratica, vendendo l'intera propria produzione annuale di olio a maggio 2017 avrebbe incassato 36mila euro, mentre la stessa produzione quest'anno avrebbe garantito 25mila euro: ben 11.000 in meno dell'anno prima.

Pertanto senza interventi per stabilizzare il mercato lo scenario diventa scontato: nessun ricambio generazionale nelle aziende olivicole e abbandono dei campi.
Il Cno, chiede al ministero per le Politiche agricole l'apertura di un tavolo di lavoro per la filiera dell'olio di oliva per mettere in campo una progettualità costruttiva sulla base delle esigenze reali del settore.

"Gli orientamenti della Commissione Ue sulla riforma Pac non danno alcuna risposta al problema della eccessiva volatilità delle quotazioni - ha sottolineato il presidente del Cno, Gennaro Sicolo -. Chiediamo l'attivazione di misure di mercato all'altezza e proponiamo di valutare, così come avviene negli Stati Uniti, politiche tali da stabilizzare i redditi degli agricoltori, magari ricorrendo a cosiddetti aiuti anticiclici".
"Siamo fortemente preoccupati e confidiamo nella capacità negoziale delle autorità italiane e nella loro volontà di difendere gli interessi nazionali - ha continuato Sicolo - Una seconda criticità è il nodo dei pagamenti diretti della Pac, con un'azienda olivicola specializzata che rischia di perdere anche oltre il 50% dei contributi annuali incassati, per effetto delle nuove regole che la Commissione Ue intende applicare dal 2021".
 

Produzione olivicola italiana, pessima annata in arrivo

Come se non bastasse il comparto - già alle prese con l'emergenza nazionale Xylella fastidiosa che ha distrutto l'economia olivicola del Salento e messo a repentaglio l'intero cuore olivicolo nazionale - adesso fa la conta dei danni provocati dalle gelate di fine inverno e dalle bizze del meteo di queste settimane. Le temperature instabili e le violente precipitazioni piovose di questi giorni, infatti, non aiutano l'attecchimento dei fiori delle poche piante rimaste indenni dall'ondata di freddo polare di febbraio.

Secondo il Cno, la fioritura risulta gravemente compromessa (con perdite stimate tra il 70 ed il 90%) in molti regioni italiane: Liguria, Toscana, Umbria, Abruzzo e Campania. Particolarmente colpite sono il Lazio e la Puglia, nella zona più produttiva d'Italia, il lembo di terra compreso tra le province di Bari e Bat. In base a questi dati il Cno stima il dimezzamento della produzione nella campagna olearia 2018-2019.

La mancata commercializzazione che ne consegue, unita alla grave crisi dell'indotto e alla drastica riduzione delle giornate lavorative, portano le perdite stimate intorno al miliardo di euro sull'intero territorio nazionale.
"È un dramma nazionale, una vera e propria sciagura per l'olivicoltura italiana che rischia di ripercuotersi non solo per la stagione che verrà, ma anche per quelle successive" ha affermato Sicolo.
 

Mancata produzione e Op a rischio

"La mancata produzione porta all'impossibilità di commercializzare il prodotto e si rischia, di conseguenza, di non rispettare i limiti previsti recentemente per il riconoscimento delle Organizzazioni di produttori – ha continuato Sicolo - Per questo motivo, chiediamo di valutare la possibilità di concedere una deroga per l'anno in corso in funzione del periodo di emergenza nel quale ci troviamo".
Sicolo chiede inoltre l'attivazione di ogni misura possibile a sostegno degli olivicoltori seriamente colpiti dalle gelate, "a partire dalla richiesta di riconoscimento dello stato di calamità naturale nelle zone maggiormente interessate, dalla sospensione degli oneri previdenziali a carico delle aziende agricole colpite e dalla sospensione dei rimborsi delle rate di mutui e prestiti agrari".
 

Commercio mondiale olio in espansione

Altro elemento emerso durante la tavola rotonda: il commercio mondiale di olio di oliva sta crescendo a ritmi impressionanti e l'Italia non può permettersi di lasciare le notevoli opportunità commerciali che si aprono ai propri concorrenti storici, come la Spagna, e ai nuovi, come la Tunisia ed il Portogallo.
Un'analisi quantitativa eseguita dal Cno ha evidenziato risultati chiari: dal 2000 ad oggi le importazioni del Brasile sono triplicate, quelle del Canada raddoppiate ed il Giappone importa 2,5 volte in più rispetto all'inizio del secolo. La Cina, che nel 2000 importava meno di 500 tonnellate di olio di oliva, oggi introduce sul proprio territorio oltre 50.000 tonnellate.
Gli Stati Uniti restano invece il più importante Paese importatore di olio di oliva: dall'inizio del nuovo millennio ad oggi, gli acquisiti americani sono aumentati del 65% e il prodotto italiano ha una quota di mercato del 35%, in netto calo rispetto al 2000 quando il 76% di olio importato dagli Stati Uniti proveniva dal Bel Paese.

"Stiamo perdendo terreno ma occupiamo ancora una posizione di assoluta preminenza che nei prossimi anni è necessario consolidare - ha sottolineato Sicolo -. Ogni anno l'Italia esporta in media 350.000 tonnellate di olio di oliva, per un giro di affari complessivo di circa 1,6 miliardi di euro, mentre la Spagna esporta tre volte di più in termini di volumi ed il doppio in valore (3,2 miliardi di euro)".

"Questi dati sono da interpretare con attenzione, perché da un lato rappresentano un monito, per effetto delle occasioni che stiamo perdendo, dall'altro ci dicono che è possibile recuperare terreno, facendo leva sul concreto punto di forza nazionale che è la qualità", ha continuato Sicolo.

"Chiediamo al ministro Gian Marco Centinaio e alla sottosegretaria Pesce, che in questi primi giorni stanno mostrando grande attenzione verso il nostro settore, di valorizzare il made in Italy reale, quello che viene dal grande patrimonio produttivo olivicolo italiano, di tutelare l'extravergine d'oliva da tutte le frodi e contraffazioni e dalle invasioni pacifiche, quali quelle di olio tunisino, che rischiano di mettere a repentaglio il futuro del nostro settore" ha concluso Sicolo.

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