Sensori in agricoltura: facili, convenienti e portatili

Il Cnr sta sviluppando una nuova generazione di sensori per l'agricoltura, capaci ad esempio di individuare micotossine nel latte. Guarda l'intervista a Sabato D'Auria, del Cnr

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

Questo articolo è stato pubblicato oltre 4 anni fa

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Tracciabilità e sicurezza alimentare sono solo due tra le molte applicazioni offerte dai sensori per l'agricoltura attualmente allo studio del Cnr
Fonte foto: © cristina_conti - Focolai

Conoscere la qualità del cibo che si sta mangiando o la provenienza di un prodotto è un valore per tutta la filiera agroalimentare, dall'agricoltore fino al consumatore, passando per il trasformatore. Ma non sempre è facile sapere esattamente quali sono le caratteristiche o la provenienza di un cibo. Per risolvere questo problema il Cnr sta sviluppando una nuova generazione di sensori pensati appositamente per il settore agroalimentare.

Sono sensori che ad esempio possono dirci se nel latte appena munto ci sono delle micotossine o se in un cibo servito al ristorante c'è la presenza di glutine”, spiega ad AgroNotizie Sabato D'Auria, direttore dell'Institute of Food Science del Cnr. “Stiamo puntando su tre caratteristiche dei sensori. Devono essere semplici da usare, a basso costo e portatili”.

Semplici da usare perché i consumatori o gli agricoltori non sono esperti e devono avere strumenti intuitivi. Nel caso delle micotossine l'allevatore deve mettere un po' di latte in una provetta contenente un reagente, agitarla e vedere se il liquido cambia colore. Semplice, veloce e a conveniente.

A basso costo, appunto, perché per diffondersi le nuove tecnologie non devono essere acquistabili solo dalle grandi aziende. Pochi euro per eseguire un test, nessun macchinario costoso e complesso.

E infine devono essere portatili, per facilitarne l'uso. In questo modo l'agricoltore, anche in mezzo ad un campo, potrà rilevare la presenza di pesticidi su degli ortaggi o di ormoni nel latte. Mentre un celiaco potrà essere sicuro del piatto che ha davanti al ristorante.

Con la Granarolo abbiamo proprio messo a punto un sensore che rivela la presenza di micotossine nel latte”, spiega D'Auria. Il controllo viene fatto al momento della raccolta, già in stalla, in modo che si sappia fin dall'inizio se una partita è contaminata. L'obiettivo è la sicurezza dei prodotti.

Fin qui il contenuto di un alimento. Ma uno dei punti centrali è la capacità di stabilirne anche la provenienza. Come possiamo sapere se una data varietà di pomodoro è stata coltivata a Pachino o a Pechino?
A livello di genoma non avremmo risposte, perché i due prodotti risulterebbero identici”, spiega D'Auria. “Ma ogni pianta è influenzata dall'ambiente in cui cresce. Andando ad analizzare il pomodoro possiamo ricercare alcuni elementi che sono tipici di Pachino e avere dunque la certezza della provenienza”.

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