Così Pechino vuole robotizzare la sua agricoltura

L'agricoltura cinese, inquinante e inefficiente, non riesce a soddisfare la domanda interna. E così il Governo ha deciso di catapultarla nel futuro

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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L'agricoltura cinese è inefficiente e inquinante
Fonte foto: © tong2530 - Fotolia

La Cina ha un problema, dare da mangiare ai suoi abitanti. Il Celeste Impero ha 1,4 miliardi di cittadini il cui livello di reddito si sta velocemente alzando. Questo ha portato ad un boom dei consumi, soprattutto di cibo, a cui l'arretrata e frammentata agricoltura nazionale non riesce a stare al passo. A complicare la situazione ci si sono messi gli scandali alimentari e un inquinamento del suolo elevato. E così il Governo ha deciso di traghettare le campagne verso l'agricoltura 4.0.

Con quasi un quarto della popolazione mondiale e solo il 5% della terra arabile la Cina è sotto pressione. Dal 1995 al 2010 il consumo di prodotti lattiero caseari è quadruplicato. E anche i consumi di carne, soprattutto di maiale, sono saliti alle stelle con importazioni dall'estero che crescono di anno in anno. I cinesi, soprattutto quelli che vivono in città, mangiano di più e vogliono mangiare meglio.

E' ancora un tasto dolente lo scandalo del latte in polvere per neonati contaminato con la melamina che ha causato diversi morti nel 2009. Uno scandalo che ha portato i cinesi che se lo possono permettere ad acquistare prodotti australiani e neozelandesi, oltre che europei. Ma non passa giorno che nel paese non scoppino piccoli e grandi scandali legati al cibo. Questo anche perché il territorio, oltre ad aver visto una contrazione delle aree coltivate, sottratte dall'industria, verte in uno stato di inquinamento preoccupante.

Nell'area del Sichuan le api e gli altri insetti pronubi sono praticamente scomparsi a causa degli alti livelli di inquinamento e questo ha portato gli agricoltori locali ad assumere uomini-ape che si arrampicano sugli alberi di melo e pero per impollinare con dei pennellini i fiori.

Ma anche l'agricoltura e non solo l'industria è fonte di inquinamento. Le aziende agricole hanno una dimensione media molto circoscritta, appena mezzo ettaro (dati del 2013), che comporta una inefficienza elevata. L'agricoltura ricorre ai prodotti di sintesi, ma a differenza dei paesi industrializzati non sono ancora state introdotte misure per prevenire sprechi e utilizzi non sostenibili degli input produttivi.


Come uscirne allora? Il Governo cinese ha lanciato a giugno un programma pilota nella municipalità di Xinghua, provincia costiera dello Jiangsu, una delle più industrializzate del paese. In sette anni, questo è l'obiettivo del Governo, le aziende agricole dovranno passare dall'inefficienza di oggi all'era dell'agricoltura 4.0.

Questo significa trattori a guida autonoma, uso di sensori e big data. Attrezzature a rateo variabile, irrigazione di precisione, tracciabilità e sicurezza alimentare. Buone pratiche per l'utilizzo sostenibile degli agrofarmaci e degli altri input produttivi. Oltre all'utilizzo dei dati provenienti dalla costellazione di satelliti governativa.

Una sfida non da poco nei confronti della quale il Governo sta avendo un approccio multilivello. Le aziende di Stato hanno infatti acquisito i top player a livello globale dell'agrochimica per poter far fare un balzo in avanti alle produzioni nazionali. Alibaba, il gigante dell'e-commerce cinese, ha lanciato da poco ET Agricultural Brain, una piattaforma di supporto alle decisioni che dovrebbe aiutare gli allevatori di maiali e gli orticoltori a migliorare le loro produzioni attraverso l'utilizzo dell'intelligenza artificiale. E intanto nei laboratori nazionali si stanno mettendo a punto varietà di animali e piante, come descritto in questo articolo, più produttive ed efficienti.

L'ostacolo più difficile da superare sono però gli agricoltori stessi, legati ad una concezione arcaica dell'agricoltura. Dal 1991 al 2017 la percentuale di persone impegnate nei campi è passata dal 55% al 18%. Si tratta comunque di 250 milioni di persone a cui bisogna insegnare ad usare smartphone e tablet, a gestire trattori con guida Gps, droni e agrofarmaci di ultima generazione. Insomma, serve un piano di alfabetizzazione tecnologica che scoraggerebbe qualunque governo al mondo. E che lascerà 'a casa' moltissimi agricoltori, con prevedibili proteste.

D'altronde l'agricoltura 4.0 è l'unica strada, secondo il Governo, per avere produzioni agricole abbondanti (oggi il paese è un forte importatore di derrate alimentari) che soddisfino il fabbisogno nazionale. Il tutto in un quadro di sostenibilità ambientale e di sicurezza alimentare. Senza contare che il business delle attrezzature per l'agricoltura 4.0 arriverà, secondo Global Market Insights, a valere 180 miliardi di dollari nel 2024. E se oggi Pechino esporta pc e tablet domani potrebbe farlo anche con droni agricoli, biostimolanti e trattori a guida autonoma.

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