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Cina, un gigante (riluttante) in campo Ogm

La nazione investe milioni di dollari nello sviluppo di sementi Ogm, ma fino ad oggi non ne ha (quasi) autorizzata la coltivazione per rispondere ai timori dell'opinione pubblica. Qualcosa però sta cambiando

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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La Cina è uno dei big a livello mondiale quando si parla di ricerca sugli Ogm
Fonte foto: © tong2530 - Fotolia

La Repubblica popolare cinese è uno dei big a livello mondiale quando si parla di ricerca sugli Ogm (Organismi geneticamente modificati). Il presidente Xi Jinping ha stanziato nel 2015 ben 3 miliardi di dollari per dare nuovo impulso allo sviluppo di sementi resistenti ai parassiti e agli erbicidi. Eppure le coltivazioni Ogm sono poco diffuse e tra la popolazione c'è un crescente scetticismo nei confronti delle biotecnologie, viste come l'ennesima fonte di pericoli.

Fin dal 1996 Pechino ha autorizzato la commercializzazione di sementi Ogm diventando così uno degli Stati pionieri del settore. Ma che cosa si coltiva in Cina? Secondo i dati dell'Isaaa nel 2016 sono stati circa 2,8 i milioni di ettari dedicati al cotone, 8.550 quelli dedicati alla papaya resistente al virus Prsv (Papaya ringspot virus) e 543 gli ettari piantumati con pioppi Bt, capaci cioè di sintetizzare un insetticida mortale per molti insetti fitofagi.

Salta immediatamente agli occhi il fatto che non ci siano tracce di due colture importanti, come il mais e la soia, di cui il Dragone è un forte consumatore. Basti pensare che nell'annata 2016-2017 il Celeste Impero ha importato dagli Usa 85 milioni di tonnellate di soia e 3,17 milioni di mais, il 90% dei quali Ogm. La soia è fondamentale per l'economia cinese, che consuma un terzo della produzione mondiale. Mais e soia sono le due colture sulle quali, insieme al riso, si regge l'alimentazione della popolazione, ma soprattutto del bestiame. La predilezione dei cinesi per la carne di maiale, unita all'aumento del reddito medio, ha fatto schizzare in alto il consumo pro capite di carne suina. E oggi la Repubblica popolare conta il più alto numero di maiali al mondo.

E infatti il miglioramento genetico avviene anche sui suini. A fine 2017 scienziati cinesi hanno annunciato di aver creato dei maiali in grado di termoregolarsi in maniera più efficiente. Questo ha portato ad avere animali più magri del 24% e più facili da allevare perché richiedono meno calorie e possono sopportare meglio anche climi rigidi.

Nel 2015 il Governo cinese ha annunciato di voler raddoppiare l'estensione di terreno dedicata alla coltivazione delle patate (di cui la Cina è già il primo produttore con 95,6 milioni di tonnellate annue). Per questo il Governo ha impiegato ingenti risorse per migliorare la genetica di questa coltura rendendola resistente ad alcune malattie batteriche e migliorandone il profilo nutritivo. Patate Ogm che però, ancora, non sono coltivate in piano campo.

L'opinione pubblica è infatti largamente contraria all'uso di colture geneticamente modificate. Il motivo va ricercato nella generale diffidenza verso l'industria agroalimentare che periodicamente viene sconvolta da scandali. Come quello del latte in polvere per neonati contaminato con la melamina che ha causato diverse morti. In quest'ottica nel 2016 la provincia di Heilongjiang (il granaio della Cina) ha messo al bando le coltivazioni Ogm, in rottura con la linea di Pechino.

Per il Governo cinese tuttavia le biotecnologie sono uno degli strumenti per raggiungere la sostenibilità ambientale delle produzioni. Il pioppo Bt, coltivato fin dal 2003 e sviluppato dall'Institute of forestry di Pechino, copre parte del fabbisogno di legname, prima ottenuto con l'abbattimento di foreste vergini o con l'import. Ma le sementi Ogm, riducendo l'uso di agrofarmaci, migliorano anche l'impatto ambientale del settore primario e la salute degli agricoltori che spesso utilizzano i prodotti senza le dovute protezioni.

Il tema ambientale è diventato centrale nella politica cinese con la legge antismog del 2013 che ha costretto molte aziende a chiudere. Ed è stato rilanciato il 18 ottobre del 2017 dal presidente Xi Jinping che al 19esimo congresso del Partito Comunista ha promesso di creare una 'Cina meravigliosa' attraverso lo sviluppo di una nuova civiltà ecologica.

Per questo il Governo ha deciso di lanciare una campagna di comunicazione su tv, giornali e internet per sostenere l'utilizzo degli Ogm. D'altronde Pechino ha speso milioni di dollari per sviluppare le proprie varietà resistenti, ma non ha mai dato l'ok alle coltivazioni per non esasperare una opinione pubblica che sul tema della sicurezza alimentare ha i nervi a fior di pelle.

Ci sarebbero due varietà di riso e una di mais resistenti alla malattie che dal 2009 sono chiuse in un cassetto, nonostante siano state considerate sicure. Le ditte cinesi hanno sottoposto alle autorità statunitensi i loro prodotti e circa un mese fa l'Fda americana ha dato il suo ok alla commercializzazione negli Stati Uniti di una tipologia di riso (Huahui One). La speranza del Governo è che dopo l'ok di Washington l'opinione pubblica interna sia più bendisposta verso i campi Ogm.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: riso ogm innovazione suini patata sicurezza alimentare mais genetica soia Asia

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