Clima, in Italia l'ulivo migra verso nord

L'allarme di Coldiretti sugli effetti del cambiamento climatico in agricoltura: a rischio di estinzione il patrimonio di prodotti tipici made in Italy

Questo articolo è stato pubblicato oltre 5 anni fa

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L'olivo è una di quelle colture la cui area di coltivazione si sta spostando per l'effetto dei cambiamenti climatici
Fonte foto: © Oleg Znamenskiy - Fotolia

Negli ultimi trenta anni il vino italiano è aumentato di un grado ma si è verificato nel tempo anche un significativo spostamento della zona di coltivazione tradizionale di alcune colture come l'olivo che è arrivato quasi a ridosso delle Alpi.

E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare gli effetti del cambiamento climatico in Italia in riferimento al rapporto scientifico dell'Ipcc, panel intergovernativo dell'Onu sui cambiamenti climatici.

"Nella Pianura padana - sottolinea la Coldiretti - si coltiva oggi circa la metà della produzione nazionale di pomodoro destinato a conserva e di grano duro per la pasta, colture tipicamente mediterranee. Un effetto che si estende in realtà a tutti i prodotti tipici poiché il riscaldamento provoca anche il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l'affinamento dei formaggi o l'invecchiamento dei vini".

"Una situazione che di fatto – sostiene la Coldiretti - mette a rischio di estinzione il patrimonio di prodotti tipici made in Italy che devono le proprie specifiche caratteristiche essenzialmente o esclusivamente all'ambiente geografico comprensivo dei fattori umani e proprio alla combinazione di fattori naturali e umani. Gli effetti dei cambiamenti climatici si manifestano in Italia con la più elevata frequenza di eventi estremi, con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense, l'aumento dell'incidenza di infezioni fungine e la riduzione della riserve idriche. Quest’anno l’inverno in Italia si è collocato al secondo posto tra i più caldi degli ultimi due secoli con una temperatura media superiore 1,8 gradi sopra la media di riferimento (1971-2000), seconda solo all'inverno 2006-2007 che registro un'anomalia di +2,0 gradi (analisi della Coldiretti sui dati del Cnr). Si è verificato uno shock alle coltivazioni ingannate dall’insolito tepore che ha fatto maturare in modo repentino e simultaneo gli ortaggi rendendo impossibile una programmazione scalare della raccolta".

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