Diritti di impianto, Ciolos apre al confronto

Il commissario europeo pronto a discutere dell'abolizione. Lo ha detto a Vinitaly durante la conferenza stampa organizzata dalla Cogeca. Il ministro Catania: 'A rischio la stabilità del territorio'

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Vinitaly, conferenza stampa organizzata dalla Cogeca

Dacian Ciolos apre sulla spinosa questione dei diritti d'impianto.

Dal palco di Vinitaly, il commissario europeo all’Agricoltura adotta una posizione morbida sulla liberalizzazione dei diritti di impianto e si dice "pronto a ridiscutere in modo pragmatico" la posizione adottata dal Consiglio dei ministri dell’Unione europea, del 2007, che prevedeva l’abolizione dei diritti di impianto dei vigneti, sull’onda di una liberalizzazione molto ampia. 

E' questo il messaggio di Ciolos durante la conferenza stampa della Cogeca, la rappresentanza delle 38mila cooperative agricole europee presieduta da Paolo Bruni.
"La gestione del mercato è oggi molto rapida e tutti noi vogliamo mantenere la tendenza all’export per l’agroalimentare di qualità, compreso il vino", ha ribadito Ciolos.

E' anche con questi scopi, oltre naturalmente a capire come potrà articolarsi la proposta di riforma del settore vitivinicolo, che la Commissione dovrà avanzare entro la fine dell’anno al Parlamento di Strasburgo, che il commissario rumeno ha istituito un Gruppo di alto livello (il cui vicepresidente è l’italiano Antonio Tajani).

Non solo. Dalla prima riunione del gruppo il prossimo 19 aprile, "emergeranno indicazioni utili per capire quale sarà l’impatto sul mercato, nel caso di abolizioni dei diritti di impianto", dice il commissario europeo.

Quello che succederà, comunque, è tutt’altro che scontato. "Vi ricordo - ha rimarcato Ciolos – che la decisione di abolire i diritti di impianto è stata presa dalla maggioranza del Consiglio nel 2007".

Quanto alla politica di promozione dell’agrifood di qualità, per la quale l’Unione europea ha individuato la possibilità di stanziare risorse ad hoc, il commissario si è detto "pronto ad accogliere qualsiasi proposta venga dagli stakeholder". Fra le possibili linee di intervento a supporto dell’agroalimentare europeo di qualità, quindi, nessuna preclusione nel sostenere anche il mercato intra-Ue.

Il fronte anti-liberalizzazione dei diritti di impianto si è ampliato e comprende ora 14 Paesi, fra i quali i principali produttori di vino: Italia, Francia, Germania, Spagna, Romania, Grecia, Portogallo, Repubblica Ceca, Ungheria, Austria, Slovacchia, Lussemburgo, Cipro e Slovenia.

 

 

 

Da sinistra: il commissario europeo all'Agricoltura Dacian Ciolos, il ministro delle Politiche agricole Mario Catania
e il presidente della Cogeca Paolo Bruni

 

Sulla questione liberalizzazioni è intervenuto anche il ministro Mario Catania, durante l'inaugurazione del più importante Salone internazionale del vino di Verona. "Quella sui diritti di impianto è una partita importante – ha detto – perché toglierli è un rischio per la stabilità del territorio e per l’equilibrio di mercato".
"Il blocco di 15 Paesi che chiedono il mantenimento dei diritti di impianto ha portato il commissario Ciolos – ha ricordato Catania – a istituire un Gruppo di lavoro e questo è un buon segnale". "Non so cosa ne uscirà – ha concluso - ma è importante che si dica no alle liberalizzazioni degli impianti e alla delocalizzazione dei vigneti".

 

Il titolare del Mipaaf ha poi ringraziato gli operatori del settore vitivinicolo "perché ci sanno indicare la strada per uscire dalla crisi".
"Alla fine di un quinquennio oscuro - ha sottolineato - il settore è più forte di prima perché ha saputo trovare la formula giusta per affrontare la situazione e cogliere gli elementi vincenti della produzione enologica nazionale: una varietà e un’identità territoriale unici al mondo, una presenza in tutti i segmenti di mercato con un ottimo rapporto qualità prezzo" e una capacità di esportare diffusa a tutto il sistema, con grandi e piccole aziende capaci di confrontarsi con i competitor internazionali con grandi numeri o nelle nicchie di mercato.
Questo ha portato l’export a oltre 4,4 miliardi di euro e la quota italiana di mercato internazionale al 24,3%.

 

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