Vinitaly, non solo export

Consumi interni e andamento del mercato fil rouge della 45ma edizione al via oggi a Veronafiere. Ha inaugurato il ministro Saverio Romano. Oltre 4mila espositori provenienti da 23 Paesi per una kermesse internazionale ricca di eventi e convegni

Michela Lugli di Michela Lugli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 9 anni fa

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Vinitaly, Veronafiere 7/11 aprile 2011
Fonte foto: Veronafiere - Vinitaly

"La sfida dei prossimi anni sarà quella di riconquistare l’affezione degli italiani al vino. Bisogna ripartire dalla comunicazione del prodotto, specialmente verso i giovani. Ritengo necessaria una comunicazione che sia educazione al consumo, che si traduca in passione. Siamo di fronte alla necessità di valorizzare attraverso l’immagine e la comunicazione questa qualità, di trasformare ogni singola bottiglia in un messaggio di italianità". Così il ministro delle Politiche agricole Saverio Romano durante l'inaugurazione della 45ma edizione di Vinitaly, il Salone internazionale del vino e dei distillati (Veronafiere, 7/11 aprile 2011), che ha aperto i battenti questa mattina. 

Fitta di impegni la giornata di apertura della kermesse veronese iniziata, per il ministro, con la cerimonia inaugurale cui hanno presenziato anche il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, il ministro per i Beni culturali Giancarlo Galan, il sindaco di Verona Flavio Tosi, il presidente della Provincia di Verona Giovanni Miozzi, il presidente dell’Ice Umberto Vattani e il presidente di Veronafiere, Ettore Riello


Riello ha posto l'accento sul clima di ritrovata fiducia e straordinario fervore che sembrerebbe pervadere il comparto. “In quanto ente Fiera, rappresentiamo” ha spiegato ”un osservatorio eccezionale delle dinamiche di mercato. Rappresentiamo un affidabile termometro” ha proseguito “in grado di rilevare i segnali di ripresa che i dati, confortanti, esprimono”.

Miozzi ha delineato i confini del settore agricolo in generale e vitivinicolo nello specifico, di grandissima importanza per l'economia della provincia veronese che “guarda da sempre al comparto agricolo con un occhio di particolare riguardo” annunciando la prossima apertura di un polo enologico che sorgerà sul territorio provinciale grazie anche alla collaborazione attivata con l'Università di Verona.

Luca Zaia ha allargato il quadro al territorio regionale. “L'agricoltura veneta” ha spiegato “è caratterizzata da aziende piccole le cui dimensioni medie si attestano su 1,45 ettari. Abbiamo produzioni di eccellenza” e le 11 Docg ne sono una testimonianza. “Quello che chiediamo, e mi permetto di fare alcune considerazioni al Ministro Romano, è di dare peso e considerazione ad alcune partite ancora aperte”. Partendo dalla spinosa questione della deregulation che porterà nel 2015 all'abolizione dei diritti d'impianto secondo quanto definito dall'Ocm vino, Zaia ha affermato che la persistenza dei diritti d'impianto va di pari passo con la sopravvivenza del sistema vitivinicolo regionale.
Il secondo punto toccato dal presidente regionale non è meno attuale del primo. “La mia impressione è” ha proseguito, “che si cerchi di scaricare il problema della sicurezza stradale sui nostri viticoltori. Le cause d'incidente, se le si vuole vedere, sono moltissime: la sigaretta fumata alla guida, l'uso improprio del cellulare, l'uso di droghe, l'assunzione di farmaci per citarne alcune. Non può passare solo l'idea” ha proseguito Zaia, “che chi si mette alla guida non possa toccare nemmeno un bicchiere di vino” una prospettiva secondo il presidente resa concreta dalla volontà di abbassare ulteriormente i limiti imposti dal codice stradale.
La Regione Veneto” ha concluso Zaia, “ha adeguato il limite orario per la somministrazione di alcolici a quello delle altre regioni passando dalle 2 alle 3 del mattino”.

Un rapido saluto di Giancarlo Galan, neoministro dei Beni culturali, che dopo un augurio per Romano si è legato al discorso di Zaia chiosando con una citazione di Umberto Saba 'la vita è così amara e il vino così dolce, perché dunque non bere?' invitando quindi a farlo con gusto ma moderazione.

Ultimo l'intervento del ministro Saverio Romano alla sua prima apparizione in qualità di rappresentante del Mipaaf. Dopo una lunga introduzione in cui ha dato rilievo al comparto agricolo e agroalimentare per l'economia del paese e per la tutela del territorio, il Rmano ha rivolto l'attenzione al comparto vitivinicolo spiegando la particolare importanza che esso riveste in virtù della sua caratteristica capacità di aggregare l'eterogenea cultura italiana.
“E' il momento” ha affemato “di dare al bicchiere una solida prospettiva di lungo termine; per questa ragione desidero aprire un confronto ed un dialogo con le Regioni, le istituzioni e le associazioni”. Romano ha quindi toccato il tema Ogm spiegando le ragioni del suo no alle colture geneticamente modificate. “Non sono innamorato di una convinzione scientifica” ha spiegato, “ma della difesa di un mercato italiano in forte difficoltà quando si tratta di competere con un mercato globale che spesso ricorre a metodi e comportamenti fraudolenti. Dire no agli Ogm significa” ha concluso “radicare la qualità, difendere il produttore e il consumatore”.
In ultima battuta un accenno ai diritti d'impianto, “stiamo lavorando” ha affermato il ministro “sul post 2015 per eliminare la norma di liberalizzazione dei diritti d'impianto”.

 

Apertura in contemporanea anche per i Saloni Agrifood, vetrina dell'eccellenza made in Italy, Sol, Salone internazionale dell'olio di oliva extravergine di qualità ed Enolitech, Salone internazionale delle tecniche per la viticoltura, l'enologia e le tecnologie olivicole e olearie.

Oltre 4mila espositori provenienti da 23 Paesi contribuiranno a disegnare su una superficie di oltre 90mila metri quadrati una mappa delle produzioni italiane suddivise per Regioni, con contributi esteri tra cui i vini francesi (sette le cantine che parteciperanno sotto la bandiera di Ubifrance) e californiani.

Novità dell'edizione 2011, oltre alla 'Bottiglia dell’Unità d’Italia' voluta dal presidente di Veronafiere che partendo da un blend di 20 vini in purezza rossi e 20 bianchi rappresentativi delle regioni italiane ha dato vita ad un vino rosso e uno bianco simbolo della varietà e dell’unità della penisola, anche Sparkling Italy dedicato alle bollicine italiane.
Un servizio di degustazione professionale rivolto a buyer esteri, giornalisti e operatori preregistrati che, per un tempo massimo di un'ora, a mezzo di una card con microchip ed un semplice calice, possono degustare i migliori vini italiani (ottenuti sia con metodo classico che con metodo charmat) presentati dai Consorzi di tutela.

Il visitatore può selezionare con uno schermo touch screen quali etichette degustare esprimendo poi un voto; l'idea è quella di trasmettere una conoscenza delle varie tipologie di prodotto in relazione sia ai metodi di produzione che ai territori di origine.
Nuove tecnologie affiancate a sommelier professionali che servono ciascun vino completandolo con una preziosa descrizione.

Export e nuovo mercato asiatico i temi che caratterizzano Vinitaly e i suoi convegni. In collaborazione con Winenews, Vinitaly ha voluto indagare, interpellando 50 tra le cantine di maggiore peso nel panorama nazionale, come sarà il 2011 per il vino italiano. Con una chiusura del 2010 in positivo grazie sia alle crescite di fatturato dell'8% che agli incrementi dell'export di 14 punti percentuali, le aziende italiane sembrano ritrovare fiducia e vedere il 2011 come anno di definitivo recupero del trend di crescita.

Core business delle aziende pare essere l'export; se infatti, si assiste ad una ripresa dei mercati storici quali Stati Uniti e Germania e alla nascita di nuovi mercati tra cui Cina, Russia ed Estremo Oriente, i consumi interni vanno diminuendo. Dai 45 litri pro-capite del 2007 oggi si è scesi a quota 40 in un trend destinato a non invertire la marcia almeno per i prossimi quattro anni.

“L’Italia” afferma Federico Castellucci direttore generale dell’Oiv, “mantiene la prima posizione mondiale per volume di esportazione con il 20% ed è tra i primi consumatori pro capite con 40 litri”.

E' evidente però, come spiega Massimo Bernetti presidente di Umani Ronchi “che il vino italiano non può vivere né di solo export né di solo mercato interno. Con l’attuale altissimo livello di competizione sarebbe un errore mortale non combattere su tutti i fronti”.
Un panorama produttivo come quello nazionale caratterizzato da molte piccole aziende – 450mila con estensioni medie di 3 ettari – aggiunge Giuseppe Martelli, direttore generale di Assoenologi e presidente del Comitato nazionale vini “non può vivere di solo export”.

Coldiretti in occasione della divulgazione del rapporto Istat sugli italiani e l’alcol sottolinea come nel 2010 le famiglie italiane abbiano speso 19,71 euro mensili per acquistare acqua minerale mentre solo 12 euro siano stati investiti per il vino. Una domanda, secondo Coldiretti, in calo a causa dei ricarichi a volte esagerati della ristorazione e delle rigide norme del codice stradale.
Slow, secondo l'associazione, il consumo ideale del vino.

Dello stesso parere Cia che ritiene importante diffondere, soprattutto tra i giovani, la logica di una degustazione consapevole e moderata.

“Occorre lavorare in termini di comunicazione soprattutto sulla generazione over 20” afferma il direttore generale dell'Oiv “proponendo sul mercato italiano la stessa strategia che sta dando risultati all’estero e che pone l’accento su valori di territorialità, tradizione e cultura eno-gastronomica”.
Non imputabile al vino ma ad altre bevande tra cui aperitivi e superalcolici, secondo il commento di Cia ai dati diffusi da Istat nel rapporto 'L’uso e l’abuso di alcol in Italia', lo sballo da alcolici diffuso tra i giovani. I dati evidenziano come, soprattutto tra le nuove generazioni, siano in calo i consumatori di vino e di contro siano in aumento i consumi di altri tipi di bevande alcoliche.

Da ricordare e tenere in considerazione, afferma Dell’Orefice, che in alcuni Paesi del Nord Europa dove i limiti anti-alcol sono anche più stringenti dei nostri, i ritmi di crescita nel consumo di vino sono molto rapidi.
Un sì deciso dunque alla promozione, al marketing e alla diffusione di un consumo slow e consapevole per un prodotto che, secondo Coldiretti promotrice insieme alla Città del Vino del convegno 'Dal lavoro della vigna riparte l’economia', si veste di importanza sociale, ambientale, occupazionale ed economica sul piano dell’integrazione culturale, del recupero sociale, del ritorno alla legalità, della solidarietà e del superamento delle barriere.

Le ragioni della disaffezione del pubblico italiano nei confronti di uno dei prodotti must del made in Italy, le tendenze del vino italiano nel mondo, l’analisi dei mercati maturi e di quelli emergenti e le nuove possibilità di business del mercato asiatico, saranno tra i principali argomenti approfonditi negli incontri in programma.

Segnaliamo, tra gli altri appuntamenti, per venerdì 8 aprile la tavola rotonda 'Dalla vigna allo scaffale, l'impegno della filiera per superare la crisi' che verterà sulle possibilità esistenti per coniugare le esigenze delle cantine e dei viticoltori volte a soddisfare la domanda di qualità e convenienza dei consumatori e quelle della Gdo.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: vino fiere video

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