La peste suina è in agguato

La malattia è presente in molti paesi europei, a Nord come a Est. E si registrano in settembre nuovi focolai. La mappa della presenza del virus e le precauzioni da adottare

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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La presenza della peste suina africana in Italia avrebbe effetti devastanti per allevamenti e industrie di trasformazione
Fonte foto: United Soybean Board

La peste suina africana imperversa da tempo fra gli allevamenti della Cina e gli effetti si sono visti sui mercati globali della carne suina.
All'aumento delle importazioni cinesi è corrisposto un forte rialzo dei prezzi su tutti i mercati internazionali, in Europa come in Italia.

Per far fronte alla domanda di carni suine, dopo che la produzione interna è crollata, Pechino si è vista anche costretta a togliere i dazi alle provenienze dagli Usa.
Una situazione destinata a protrarsi ancora per mesi, perché sconfiggere la peste suina africana richiede tempo oltre a investimenti e grande impegno.
 

Le conseguenze

Le vicende della suinicoltura cinese siano però uno stimolo a mantenere alta la guardia sul possibile ingresso della peste suina africana nei nostri allevamenti.
Il pericolo è tutt'altro che remoto, visto che possiamo consideraci circondati da paesi dove la malattia è già presente.
Le conseguenze sarebbero devastanti non solo per gli allevamenti, ma per tutta la filiera, industrie di trasformazione in prima fila.

Già in passato AgroNotizie ha approfondito il tema della peste suina africana, ricordandone le caratteristiche, le ripercussioni sui commerci e l'importanza della prevenzione.
Poiché il virus di questa malattia può viaggiare a grandi distanze, queste raccomandazioni sono importanti come e più di ieri, a iniziare da una precisa conoscenza dei paesi e delle aree dove la peste suina africana è presente.
 

I nuovi focolai

Un quadro puntuale della presenza di questa malattia si evince dalla decisione della Commissione europea, che il 30 settembre ha aggiornato, pubblicandole sulla Gazzetta ufficiale Ue, le misure di protezione contro la peste suina africana.

Mentre la situazione sembra in via di risoluzione in alcune zone nei distretti di Lubelski, Biala, Siedlce e Hrubieszów, in Polonia, e nelle contee di Saldus e Brocenu, in Lettonia, nuovi focolai si sono presentati in settembre.
Fra questi viene segnalata la presenza del virus nella regione di Kardzhali, in Bulgaria, un segnale preoccupante dell'aumentato livello di rischio, che si accompagna al permanere della presenza della malattia nella regione di Lovech, sempre in Bulgaria.

Un aumento del livello di rischio si registra poi in Romania, nella contea di Iasi, analogamente al maggiore rischio registrato in Polonia nei distretti di Lubelski, Zwolén e Lidzbark.
 

La situazione

Questi gli ultimi casi, ma ancora bisogna fare i conti con la presenza della peste suina africana in alcune aree del Belgio, della Bulgaria, dell'Estonia, dell'Ungheria, della Lettonia, della Lituania, della Polonia, della Romania e della Slovacchia, elencate dalla Commissione europea nella "Parte I" del provvedimento, quella che prevede regole stringenti sulla movimentazione di animali e dei loro prodotti sino a quando il virus non è sconfitto.

Nell'elenco figura anche l'Italia, ma da sola ed esclusivamente nella "Parte IV", quella che riguarda il territorio della Sardegna, dove la lotta alla peste suina africana ha fatto molti progressi, sebbene non si possa definire ancora debellata.
 

Alta la guardia

La numerosità dei focolai presenti in molti paesi europei deve essere un motivo in più per mettere in atto ogni accorgimento per prevenire l'ingresso della malattia.

Fondamentali le norme di igiene e profilassi, mai da sottovalutare.
E' bene ricordare che sono molti i mezzi con i quali il virus può entrare in allevamento.
C'è persino chi ha sospettato che il virus abbia viaggiato lungo le acque del Danubio, un'ipotesi che tuttavia appare poco attendibile.
Più verosimile quella che addossa una possibile responsabilità a qualche alimento proveniente da zone infette.

Si ha invece certezza del ruolo dei suidi selvatici, come i cinghiali, nell'essere un serbatoio di moltiplicazione e diffusione del virus.
Ma il virus può arrivare in molti altri modi, da animali di nuovo ingresso dei quali non si ha certezza della provenienza, come pure veicolato da persone e mezzi che entrano in allevamento.

L'importante, dunque, è non sottovalutare il rischio e prendere tutte le precauzioni del caso. La peste suina è vicina, non facciamoci cogliere di sorpresa.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: import/export suini insaccati e salumi patologie animali

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