E' un compito difficile quello al quale sono stati chiamati Cristina Gerardis (Avvocatura generale dello Stato), Alessandro Ferraro (dirigente del dicastero agricolo, Mipaaft) e Dario Bevilacqua (funzionario Mipaaft).

Sono loro i componenti della Commissione ministeriale di verifica sulla questione “quote latte” istituita il 13 giugno dal sottosegretario all'Agricoltura, Franco Manzato.

E' la sesta volta che per venire a capo di questa complessa materia ci si affida a una “commissione”, ma questa volta la matassa da sbrogliare appare ancora più complicata che in passato.
I commissari dovranno ripercorrere venti anni di storia delle quote latte, dal 1995-1996 al 2014-2015 alla ricerca della correttezza delle procedure seguite, dei criteri di calcolo, della condotta di dipendenti pubblici o meno.


Le "falle" del sistema

Il perché di questa iniziativa, che giunge a distanza di anni dalla chiusura del regime delle quote latte, avvenuta nel 2015, prende le mosse dall'ordinanza del Gip (Giudice per le indagini preliminari) del Tribunale di Roma, che nell'archiviare il procedimento sulla materia ha tuttavia posto l'accento sulle numerose “falle” del sistema, come già anticipato da AgroNotizie.

Eccone alcune: "I dati posti a fondamento delle quote latte in Italia non sono veritieri".
Si continua poi affermando che: "la falsità dei dati è nota a tutte le autorità amministrative e politiche, rimaste consapevolmente inerti per 20 anni".
 

Allevatori rimborsati

Ora la nuova Commissione dovrà esprimersi in merito alla corretta valutazione delle multe emesse e dunque delle somme che gli allevatori hanno versato.
E nel caso siano confermati errori non è esclusa la possibilità di un rimborso agli stessi allevatori.

E' quanto si legge nel passaggio del decreto dove si dice sia necessario “acquisire elementi da valutare in merito alla effettiva debenza ed alla misura delle multe comminate e delle somme versate dallo Stato italiano, anche in relazione alle procedure di riscossione pendenti ed al ricorrere dei presupposti di fatto e di diritto per procedere ad eventuali restituzioni agli allevatori”.
Traducendo da burocratese, si apre alla possibilità di eventuali rimborsi e alla verifica sulle multe ancora pendenti.


Gli esattori alla porta

Restano però aperte molte incertezze. La Commissione darà il suo responso finale il 31 dicembre, ma già il 15 luglio gli esattori dell'Agenzia delle entrate potranno bussare alla porta delle stalle per notificare le cartelle esattoriali che precedono la riscossione forzosa delle multe latte divenute esigibili.

Il 15 luglio scadono infatti i termini del rinvio deciso dopo il passaggio delle competenze da Agea all'Agenzia delle Entrate, decisa con il “decreto emergenze” del 29 maggio.
 

I problemi insoluti

Se poi le conclusioni della Commissione confermeranno che i calcoli erano sbagliati, gli allevatori che hanno pagato più del dovuto potranno (forse) essere rimborsati.

Ma che ne sarà di quanti hanno messo mano al portafoglio per comprare quote ed evitare così le multe?
Finirà che proprio loro, che più di altri hanno cercato di seguire le regole, saranno penalizzati?
Sempre che la Commissione giunga a concludere che le multe non erano da pagare. Lo sapremo solo il 31 dicembre.