La ricerca in aiuto dei bovini da carne

Dal progetto SustainBeef le risposte per ridurre l'impatto ambientale e al contempo migliorare la redditività degli allevamenti

Questo articolo è stato pubblicato oltre 8 anni fa

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Un'attenta formulazione proteica della razione alimentare può ridurre sia i costi sia le emissioni di azoto
Fonte foto: ag

Si respira aria di recupero sui mercati della carne bovina e i prezzi pagati agli allevatori per i vitelloni a fine ciclo si collocano su prezzi che arrivano a superare i 3 euro al chilo per le razze più pregiate. Prezzi che sono in media superiori a quelli dello scorso anno. Ma gli allevatori sono preoccupati. All'orizzonte si profila una riforma della Pac penalizzante per il comparto delle carni bovine. E poi bisogna fare i conti con i vincoli previsti dalla direttiva nitrati. Le deroghe accordate a poco servono. La favorevole congiuntura di mercato non deve essere motivo per abbassare la guardia, ma anzi è il momento più favorevole per studiare le mosse per mettere al riparo gli allevamenti dalle nuove sfide che si profilano all'orizzonte. E' con questa visione che Azove (Organizzazione produttori carni bovine del Veneto) ha dato vita al progetto “SustainBeef”, i cui risultati sono stati resi noti nel corso di un incontro che si è svolto recentemente.

 

La ricerca

Nucleo del progetto la ricerca di soluzioni tecniche e manageriali capaci di ridurre i costi di allevamento e al contempo contenere al minimo l'impatto degli allevamenti sull'ambiente. Alla base degli studi i dati e le analisi che Azove ha raccolto in oltre dieci anni e che ha messo a disposizione dell'Università di Padova per le necessarie valutazioni. Il progetto SustainBeef, hanno spiegato Giuseppe Borin e Pierluigi Lovo, rispettivamente direttore e presidente di Azove, intende dare nuove risposte al comparto della zootecnia da carne puntando in particolare sulla riduzione dei costi. Su questa direttrice si sono articolati gli interventi dei relatori intervenuti all'incontro per illustrare i dati emersi dalla ricerca. Una ricerca, ha ricordato Luigi Gallo dell'Università di Padova, che si è svolta coinvolgendo 19 aziende per un totale di 24mila capi allevati. Si sono studiati gli aspetti strutturali, le razioni e i parametri produttivi. Fra i dati emersi, la conferma che ad un maggior consumo di proteina grezza da parte degli animali scaturisce una maggiore produzione di azoto. Su questo parametro si può dunque intervenire per ridurre le emissioni di azoto nel terreno.

 

Proteine e azoto

Una conferma è venuta da Giovanni Bittante, già preside della facoltà di Agraria dell'Ateneo patavino, che ha evidenziato la possibilità di mantenere buone performance produttive pur in presenza di una riduzione della percentuale di proteina nella razione alimentare. Il risultato è un risparmio sui costi di alimentazione, una minore immissione di azoto nel terreno e anche una diminuzione delle emissioni di metano. Si è poi passati all'esame degli aspetti produttivi e qualitativi, argomento affrontato, da Massimo Marchi, sempre dell'Università di Padova. Significativo il dato emerso sul periodo di ingresso degli animali in stalla che ha messo in evidenza come i migliori risultati economici si realizzino con le partite entrate in stalla fra maggio e agosto. Fra le razze che hanno fatto parte dell'indagine figurano la Charolaise e la Limousine, con quest'ultima che a sorpresa ha mostrato carcasse meno conformate.

 

Salute animale

Le ricerche non hanno trascurato gli aspetti sanitari dell'allevamento che hanno visto all'opera i veterinari di Azove e dell'Istituto zooprofilattico delle Venezie. Un capitolo importante a questo proposito è quello delle patologie articolari , causa di notevoli perdite economiche negli allevamenti di bovini da carne. Massimo Morgante, della Facoltà di Veterinaria dell'Università di Padova, ha riferito che le cause di queste patologie non sono esclusivamente riconducibili a cause batteriche, ma riconoscono alla loro origine anche altre cause di origine genetica e metabolica. Fondamentale anche in questo caso è la prevenzione e la diagnosi precoce.

 

Indirizzare gli allevamenti

Ora si tratta di trasferire sugli allevamenti le conoscenze acquisite dal progetto SustainBeef e qui entra in gioco il ruolo di Azove, realtà che per dimensioni e organizzazione può indirizzare la ricerca, come è avvenuto in questo caso, e che può orientare la produzione finalizzando il lavoro degli allevatori all'ottenimento di margini migliori prestando al contempo attenzione all'ambiente e al benessere animale.

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