Cos'hanno in comune fosfuro di calcio, denatonio benzoato, haloxyfop-P, imidacloprid, pencicuron e zeta-cipermetrina, a parte l'essere principi attivi utilizzati nei prodotti fitosanitari? Uno di questi, l'imidacloprid, è stato l'insetticida più venduto al mondo e secondo principio attivo dietro l'irraggiungibile glifosate.

La vicenda che accomuna queste sostanze attive dalle alterne fortune è una storia di ordinaria burocrazia comunitaria, che prevede la pubblicazione di provvedimenti, apparentemente positivi e innocui, che al loro interno nascondono delle trappole che possono in seguito scattare improvvisamente, obbligando i paesi membri a revoche improvvise di mezzi tecnici sui quali l'intera filiera aveva fatto progetti a medio termine.

Un po' come quando ti chiedono di firmare un documento per ricevere un prestito accettando una clausola che prevede che la scadenza per restituire i soldi possa essere anticipata a discrezione della banca. In questo caso l'oggetto del prestito non è il denaro, ma il tempo, la banca è la Commissione Ue, i beneficiari del prestito sono i titolari del dossier di rinnovo e chi li deve valutare (Stati membri, Efsa e, ultimamente, anche Echa).

Il tempo dato in prestito prorogando la scadenza dell'approvazione Ue serve ai valutatori per esaminare il dossier e ai notificanti per produrre gli studi che possono venire eventualmente richiesti dall'Efsa (l'ultimo caso in ordine di tempo sono gli approfondimenti per verificare se le sostanze in questione sono perturbatori endocrini).

Quando, come in questo caso, il notificante non ritiene opportuno continuare il processo di rinnovo della molecola comunicando per iscritto la propria intenzione alle autorità, ecco che la Commissione vede che il tempo prestato non serve più e può decidere (non sempre lo fa) di richiederlo indietro tutto in una volta, come nel regolamento di esecuzione 2020/1643, pubblicato sulla Gazzetta Ue del 6 novembre scorso, in applicazione della decisione presa durante la riunione dello Scopaff tenutosi in videoconferenza il 22-23 ottobre 2020.

Questo provvedimento, votato all'unanimità dai rappresentanti dei 27 Stati membri rimasti, ha anticipato la scadenza dell'approvazione Ue al 1° dicembre 2020 (quindi tra poco più di due settimane) per imidacloprid, denatonio benzoato, fosfuro di calcio e zeta cipermetrina, 31 dicembre 2020 per haloxyfop-p e 31 maggio 2021 per pencicuron. L'entità dell'anticipo varia da 1 anno per zeta cipermetrina, a poco più di 20 mesi per imidacloprid, denatonio benzoato e fosfuro di calcio e tre anni precisi per haloxyfop-p e pencycuron.
 

Cosa succede adesso? Non ci resta che piangere, anzi revocare

Per gli addetti alla filiera interessati alla questione come detentori a vario titolo di scorte di prodotti fitosanitari autorizzati contenenti queste sostanze attive non resta che attendere la comunicazione del ministero della Salute, che laconicamente non potrà che confermare la revoca dei formulati interessati con decorrenza a partire dal giorno della scadenza (a volte l'ha anticipata, ma non ci sembra questo il caso) e sancire il periodo concesso per lo smaltimento delle scorte che non potrà superare quello fissato a livello comunitario, che prevede al massimo sei mesi per la vendita e ulteriori dodici per l'utilizzo da parte dell'agricoltore. Gli Stati membri possono, come abbiamo visto più volte, accorciare questo periodo, ma non ci sembra questo il caso.
 

Approfondimenti per studiosi, addetti ai lavori o semplicemente curiosi

  • Regolamento di esecuzione (Ue) 2020/1643 della Commissione del 5 novembre 2020 Che modifica il regolamento di esecuzione (Ue) n. 540/2011 per quanto riguarda i periodi di approvazione delle sostanze attive fosfuro di calcio, denatonio benzoato, haloxyfop-P, imidacloprid, pencicuron e zeta-cipermetrina