Filtraggio e acidificazione: toccasana in microirrigazione

Il trattamento dell'acqua - sottoposta all'azione dei filtri Irritec e di acidi - è il miglior modo per evitare occlusioni ed otturazioni dei gocciolatori dovute ad alghe, materiali organici ed elementi chimici

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Impianto Irritec per la filtrazione
Fonte foto: Irritec

Ideale per ottenere alte rese ed elevata qualità in olivicoltura e corilicoltura come pure in agrumicoltura e viticoltura, la microirrigazione - sempre in primo piano per Irritec - richiede che si presti la massima attenzione al filtraggio e all'acidificazione dell'acqua utilizzata.

In un impianto microirriguo i gocciolatori, i cui labirinti sono costruiti in modo tale da distribuire portare orarie minime, erogano portate orarie solitamente comprese tra 1 e 8 litri all'ora (le più usate sono pari a 1.0, 1.6 e 2.1 litri all'ora). Il trattamento della risorsa idrica può garantire l'efficienza di funzionamento degli erogatori e quindi dev'essere condotto seguendo precisi protocolli e metodi a seconda delle problematiche e dell'origine delle acque.
 

Conoscere la storia dell'acqua per irrigare meglio

Le informazioni sulla qualità della risorsa idrica usata in microirrigazione permettono di dimensionare al meglio la stazione di filtraggio, scegliere in modo opportuno il tipo di erogatori e la loro portata, nonché stabilire le procedure e il numero di interventi di manutenzione da eseguire durante la stagione. Ad esempio, in presenza di acque di difficile gestione, è preferibile optare per gocciolatori a maggiore portata, poiché minore è la portata oraria maggiore è il rischio di occlusioni.

Per essere ben informati prima di progettare un sistema microirriguo, occorre effettuare analisi chimico-fisiche dell'acqua che possono fornire dati utili per capire come risolvere i problemi di natura fisica, come gestire le caratteristiche chimiche e quale ricetta di fertirrigazione adottare. Le soluzioni proposte da Irritec vengono in aiuto degli operatori alle prese con il trattamento della risorsa idrica.

In base all'origine, l'acqua può presentare problematiche diverse. Di solito, le acque di superficie provenienti da canali irrigui, laghi, fiumi, bacini artificiali sono ricche di limo, alghe, mucillagini e altre sostanze di natura organica. In alcuni territori armeni, moldavi e russi, le acque provenienti da fiumi di montagna hanno un elevato pH e sono ricche di bicarbonati - come le acque freatiche - per via della tipologia delle rocce montane.
 
Gocciolatori malfunzionanti con acqua non opportunamente trattata
Gocciolatori malfunzionanti con acqua non opportunamente trattata
 

Filtrazione, perfetta con la gamma Irritec

Le acque di superficie con le caratteristiche sopracitate possono essere trattate con sistemi di filtraggio a sabbia (a graniglia) o a dischi. In casi estremi, è possibile accoppiare i due sistemi. In generale, è sempre consigliabile sovradimensionare la stazione filtrante per favorire il contro lavaggio che può essere gestito in automatico usando programmatori Irritec e il pressostato differenziale. Quest'ultimo presenta una funzione che attiva l'impianto quando la differenza tra pressione di entrata e di uscita è superiore a quella relativa alla sola perdita di carico del filtro.

Il livello di filtraggio richiesto in microirrigazione è di 120 o 155 mesh, unità di misura corrispondente al numero di maglie per pollice lineare. Nei filtri a graniglia l'azione filtrante è esercitata dalla sabbia silicea immessa nelle camere, mentre in quelli a dischi è garantita dai dischi opportunamente sagomati. A valle dei filtri a graniglia conviene installare filtri a rete, magari autopulenti. Inoltre, è utile estrarre la sabbia dai filtri a graniglia a inizio stagione per lavarla e vagliarla così da aumentarne l'efficienza di filtraggio e sostituirla ogni due-tre anni.
Di recente, Irritec ha aggiornato la sua linea di filtri metallici migliorandone la funzionalità attraverso nuovi diffusori a candelette posti sul fondo e riducendone il volume, i costi di trasporto mediante modifiche alle forme e ai sistemi di appoggio.

Le alghe rappresentano un problema sia nei laghi artificiali - dove possono essere contenute attraverso l'ombreggiamento con teli di colore nero o l'aggiunta di solfato di rame - sia negli impianti irrigui. Per eliminare le alghe o altri materiali organici presenti nei filtri e nelle tubazioni, è possibile utilizzare cloro (in particolare, ipoclorito di sodio) che controlla anche i ferrobatteri. Le dosi potrebbero essere pari a 50 ppm (o milligrammi per chilo) in caso di iniezione continua, pari a 150-200 ppm in caso di trattamento periodico e forte.
 
Limo, alghe, mucillagini e altri materiali organici possono accumularsi negli impianti di microirrigazione
Limo, alghe, mucillagini e altri materiali organici possono accumularsi negli impianti di microirrigazione

I filtri a dischi o i desabbiatori sono indicati per il filtraggio di acque provenienti da pozzi, spesso ricche di sabbia e caratterizzate da problemi di natura chimica. Per rimuovere la sabbia, l'azienda specializzata in sistemi d'irrigazione produce filtri desabbiatori o idrocicloni che sfruttano la differenza di peso specifico tra acqua e sabbia. Quest'ultima, più pesante, si deposita sul fondo e quindi nel serbatoio di raccolta.
Irritec offre la Stazione ETS, una soluzione semplice, completa e pre-assemblata composta da un filtro idrociclone, uno a rete o a dischi, una valvola di sezionamento ed attacchi per la fertirrigazione. In fase di progettazione, conviene sottodimensionare leggermente l'idrociclone per aumentare la velocità del vortice che si crea all'interno.
 

Acidificazione: nessun rischio di otturazione

Le analisi chimiche della risorsa idrica consentono di adottare la migliore strategia per la fertirrigazione ed evitare possibili otturazioni dovute alla presenza di elementi pericolosi (ferro - Fe, manganese - Mn e bicarbonati associati ad un elevato pH) nell'acqua.

Elementi come il Fe possono causare otturazioni anche a concentrazioni di 1 ppm e spesso rendono i pozzi inutilizzabili. In questi casi, è consigliabile usare gocciolatori a maggiore portata ed acidificare in continuo le acque mantenendo il pH a 6.5-6.8 per far sì che il ferro non precipiti e resti in soluzione bypassando i labirinti. In presenza di un lago artificiale, è meglio convogliare in esso l'acqua appena uscita dal pozzo creando uno zampillo con appositi ugelli per fare in modo che il Fe venga a contatto con l'ossigeno e formi precipitati che si depositano sul fondo del lago.

Utilissimi per ridurre la formazione di incrostazioni biancastre (sali) a livello degli erogatori causate dai bicarbonati nelle acque, gli interventi di acidificazione possono essere continui o intermittenti. Acidificando a intervalli, è opportuno portare il pH dell'acqua nell'intero impianto fino a 3-4, interrompere l'irrigazione, lasciare agire l'acido e - dopo circa dieci ore - spurgare il sistema in pressione. In genere, vengono utilizzati gli acidi nitrico, solforico, fosforico o, in agricoltura biologica, gli acidi citrico ed acetico.

Nel piano di fertirrigazione bisogna tenere conto degli elementi chimici nutritivi già presenti nella risorsa idrica e degli elementi apportati con l'acidificazione. Ad esempio, se si corregge un certo quantitativo di bicarbonati con 3 milliequivalenti di acido nitrico al 65%, si aggiungono all'acqua 210 millilitri di acido per metro cubo che sono pari a 42 grammi di azoto (N) per metro cubo, vale a dire 105 chili per 2.500 metri cubi, quantità da togliere dalla ricetta di fertirrigazione in uso.