Questo 2022 sarà probabilmente ricordato come uno dei più caldi e secchi nell'area del Mediterraneo. Le precipitazioni si sono attestate ben al di sotto della media stagionale e anche la colonnina di mercurio ha fatto toccare fin da fine giugno temperature oltre i 30°C.

 

L'agricoltura tutta ha sofferto di questa situazione e sembra ormai evidente come i cambiamenti climatici rendano necessaria una gestione sempre più accorta della risorsa acqua. In questo contesto si inserisce il progetto Life Drive, Drought Resilience Improvement in Vineyard Ecosystems (Life19 Env/It/000035), finanziato dal programma Life dell'Unione Europea per il periodo 2021-2023.

 

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"Lo scopo del progetto è quello di capire in che misura si può affrontare un tema attualissimo, la resilienza idrica dei vigneti", spiega Stefano Poni, responsabile del progetto e professore presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. "Dobbiamo essere pronti sia in termini di nuove tecniche agronomiche, sia soprattutto in termini di strumenti Ict, Information and Communication Technologies, per poter gestire al meglio la risorsa idrica in vigneto".

 

Sempre meno acqua in vigneto

La vite è stata considerata per anni una coltura che poteva essere gestita con soddisfazione anche senza apporti idrici irrigui. La situazione attuale invece sta dimostrando che per ottenere produzioni soddisfacenti talvolta è necessario intervenire con l'irrigazione. Quando questa non è possibile (per mancanza di acqua o per limiti normativi) far tesoro della risorsa idrica presente nel suolo è l'unico strumento per tutelare la produttività del vigneto.

 

"Il nostro dovere è quello di tesaurizzare al massimo quella che è la riserva idrica naturale, quella che deriva dalle precipitazioni. Dobbiamo fare di tutto, soprattutto attraverso la gestione del suolo, affinché durante la stagione si conservi il più possibile l'umidità e il terreno la ceda gradualmente alla pianta evitando che vada in stress", sottolinea Poni.

 

Per fare questo sono state messe a confronto differenti gestioni dell'inerbimento del suolo, nonché l'impiego di prodotti da applicare alla chioma, quali polveri di roccia e antitraspiranti, per ridurre la perdita di acqua dalle foglie.

 

L'inerbimento del terreno come strumento di gestione dell'acqua

Negli ultimi anni si sta andando diffondendo la convinzione che mantenere un suolo inerbito porti una serie di vantaggi sia nella gestione del vigneto che dell'agroecosistema nel suo complesso. Tuttavia un suolo inerbito è un suolo che consuma acqua, e in una situazione di scarsità idrica l'obiettivo dovrebbe essere quello di ottenere i benefici dell'inerbimento limitando al massimo il consumo di acqua.

 

Nell'ambito del progetto Life Drive sono stati sperimentati diversi miscugli autunno-vernini, alcuni a prevalenza di graminacee e altri a prevalenza di leguminose, che sono stati seminati nell'interfila. La flora è stata poi terminata con due differenti metodi: andanatura dei residui di trinciatura nel sottofila e una rullatura con effetto pacciamante tra le file.

 

La macchina per l'andanatura sottochioma al lavoro

La macchina per l'andanatura sottochioma al lavoro

(Fonte foto: AgroNotizie)

 

"Lo scopo di una pacciamatura sotto le piante di vite, effettuata con una macchina apposita, è quello di aumentare la resilienza idrica del terreno", spiega Leonardo Cunial, ricercatore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. "Nei periodi di forte siccità si cerca di conservare al suolo quell'umidità necessaria alle piante per esprimere produzioni qualitative e quantitative soddisfacenti".

 

"Con il secondo metodo, la rullatura con effetto pacciamante nell'interfila, si cerca di formare una copertura che abbia un forte effetto pacciamante nel periodo estivo, mantenendo in questo modo l'umidità al suolo ed evitando di dover intervenire successivamente con un diserbo meccanico".

 

La macchina per la rullatura nell'interfila al lavoro

La macchina per la rullatura nell'interfila al lavoro

(Fonte foto: AgroNotizie)

 

Monitorare l'efficienza idrica

Come sapere quale sistema è il più efficiente nella gestione della riserva idrica nel suolo? Per farlo l'Università di Pavia ha installato presso i vigneti prova dei sensori in grado di misurare l'umidità del suolo ogni 10 centimetri fino a 0,90 metri di profondità. I dati raccolti dai sensori nelle differenti parcelle vengono poi inviati ad un gateway situato presso una centralina meteorologica che a sua volta li carica in cloud.

 

Ma c'è di più, perché ad influire sulla resilienza del terreno non c'è solo la gestione dell'inerbimento, ma anche la tipologia di suolo, che per sua natura può essere più o meno adatto a trattenere l'acqua.

 

"Noi ci siamo occupati della caratterizzazione dei suoli dei vari vigneti campione del progetto", spiega Massimiliano Bordoni, ricercatore presso l'Università di Pavia, tra i partner del progetto insieme all'Università degli Studi di Milano, ART-ER, l'Azienda Cantina di Vicobarone e il Consorzio Terre dell'Oltrepò.

 

Uno dei pannelli fotovoltaici che alimenta i sensori in campo

Uno dei pannelli fotovoltaici che alimenta i sensori in campo

(Fonte foto: AgroNotizie)

 

"Abbiamo studiato le caratteristiche geologiche e idrogeologiche dei suoli. Inoltre abbiamo scavato delle trincee per raccogliere campioni per analizzare le proprietà fisiche, geotecniche, geologiche e pedologiche del terreno".

 

Ad esempio uno dei vigneti prova è caratterizzato da una tessitura fine del suolo e da una elevata concentrazione di minerali argillosi. Questo porta alla presenza di fessure di ritiro che si formano nei periodi più caldi e siccitosi. Spaccature che possono svolgere una funzione di captazione dell'acqua piovana, riducendo ad esempio il rischio di ruscellamento.

 

Una fessura di ritiro presente in uno dei vigneti prova

Una fessura di ritiro presente in uno dei vigneti prova

(Fonte foto: AgroNotizie)

 

Anche la chioma necessita di attenzioni

Per valorizzare la risorsa idrica nel suolo non basta conoscere il terreno e gestire in maniera corretta l'inerbimento, occorre anche utilizzare prodotti in grado di minimizzare le perdite di acqua dalla chioma, che specie durante le giornate calde, ventilate e asciutte possono rappresentare una fonte di traspirazione importante.

 

Per evitare questo fenomeno sono stati testati polveri di roccia, nello specifico il caolino, e prodotti antitraspiranti. Il caolino è un minerale di colore bianco, dal costo relativamente basso, che può essere disciolto in acqua e applicato alla chioma del vigneto. Il prodotto imbratta foglie e frutti riflettendo la luce solare e abbassando in questo modo la temperatura della chioma, pur non influendo negativamente sui processi fotosintetici.

 

Un altro strumento a disposizione del viticoltore è rappresentato dai prodotti antitraspiranti, che vanno a formare una pellicola superficiale che funge da barriera fisica, riducendo la perdita d'acqua da foglie e grappoli, lasciando al contempo gli stomi aperti. Si tratta di un trattamento efficace e persistente, anche se più costoso, per preservare la risorsa idrica.

 

Acqua, risorsa sempre più cruciale

Se le previsioni degli scienziati sono veritiere nei prossimi anni l'area del Mediterraneo subirà gli effetti più pesanti del surriscaldamento globale. Le precipitazioni estive diminuiranno in frequenza e avremo un numero maggiore di fenomeni intensi, mentre le temperature saranno in media più elevate.

 

Per far fronte a questa situazione anche i viticoltori devono attrezzarsi, identificando specifici approcci al campo per gestire al meglio la risorsa idrica e quindi continuare a produrre uva e vino in maniera soddisfacente, sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo.


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Il progetto DRIVE LIFE ha ricevuto finanziamenti dal Programma Life dell'Unione Europea
Grant LIFE19 ENV/IT/000035

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