Vigneto, un alleato che non ti aspetti: il caolino

Promuovere l'impiego del prodotto, un'argilla bianca che riflette la luce solare e protegge chiome e grappoli dagli eccessi termici, oltre a prevenire ingiallimenti e scottature, come strumento di resilienza idrica. Le prove di Resilvigna

Giulia Romualdi di Giulia Romualdi

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Il caolino è ammesso in agricoltura biologica, è molto economico e di facile impiego
Fonte foto: Università Cattolica del Sacro Cuore

L'utilizzo del caolino come nuovo strumento di resilienza idrica del vigneto è la terza azione di Resilvigna, il progetto dedicato alla viticoltura della provincia di Piacenza che ha lo scopo mettere in atto delle pratiche utili a mitigare gli stress idrici e termici del vigneto.

Terza di cinque azioni, vuole preparare delle linee guida per l'utilizzo del caolino in vigneto come mezzo agronomico di incremento di resilienza a stress termici e/o idrici e mettere a disposizione uno strumento agronomico che unisce costi ridotti e universalità di impiego in presenza di stress idrici e termici, in quanto basato su un aumento della quota di luce riflessa da foglie e grappoli.


Cos'è il caolino?

Il caolino è un'argilla bianca che subisce un processo di micronizzazione per migliorarne la solubilità in acqua. E' già efficace alla concentrazione del 3% (3 chilogrammi di caolino su 100 litri di acqua). Il prodotto è ammesso in agricoltura biologica, è molto economico e di facile utilizzo.

Grazie alle sue proprietà fisiche, quest'argilla bianca è in grado di riflettere la luce solare e proteggere chiome e grappoli dagli eccessi termici, nonché prevenire ingiallimenti e scottature. Al verificarsi di giornate particolarmente calde, i grappoli possono raggiungere temperature molto elevate, perdere il turgore cellulare e quindi disidratarsi progressivamente (Foto 1).

Un grappolo di Barbera con ampie porzioni che presentano dei sintomi di scottatura
Foto 1: Un grappolo di Barbera con ampie porzioni che presentano dei sintomi di scottatura
(Fonte foto: Università Cattolica del Sacro Cuore)

Il periodo di maggiore vulnerabilità del grappolo si estende dall'invaiatura fino alla vendemmia e coincide con i momenti più caldi della stagione estiva. In annate calde, in questa finestra temporale, si possono manifestare sia delle perdite produttive che qualitative.


Le attività in campo

Durante la stagione estiva 2020 sono stati effettuati due trattamenti con caolino alla concentrazione del 3% mediante irroratrice a spalla (Foto 2).

Trattamento di caolino mediante una pompa irroratrice a spalla su viti di Barbera
Foto 2: Trattamento di caolino mediante una pompa irroratrice a spalla su viti di Barbera
(Fonte foto: Università Cattolica del Sacro Cuore)

I due trattamenti sono stati sufficienti a mantenere la copertura delle chiome dall'invaiatura alla vendemmia (Foto 3): in questo periodo si sono monitorati lo stato fisiologico delle viti e i sintomi di scottatura dei grappoli. Il secondo trattamento ha ripristinato la protezione dopo una pioggia intensa che aveva comportato il dilavamento del prodotto.

Viti di Ortrugo coperte dal caolino
Foto 3: Viti di Ortrugo coperte dal caolino
(Fonte foto: Università Cattolica del Sacro Cuore)

Sono stati due i vigneti interessati dalle attività di questa terza azione di Resilvigna: Barbera, presso l'azienda vitivinicola Villa Rosa di Illari Andrea e C. SS società agricola, un'azienda a conduzione familiare che segue quotidianamente tutte le fasi della filiera, ed Ortrugo, presso il vigneto di un socio della cantina sociale di Vicobarone società cooperativa agricola, una realtà che gestisce l'intera filiera produttiva.

Barbera è la principale cultivar a bacca rossa della zona: viene utilizzata in purezza o in uvaggio con la Croatina nella denominazione Gutturnio. Ortrugo, invece, è una varietà a bacca bianca con una frazione aromatica neutra, molto utilizzata come base di vini frizzanti e spumanti.

Il vigneto di Barbera è situato sul versante di una collina esposta ad Ovest e la parete del filare rivolta a Sud riceve luce diretta nelle ore centrali della giornata e per tutto il pomeriggio. In questo lato del filare le viti presentano evidenti manifestazioni di stress da eccessi termici e luminosi sia a carico delle foglie sia a carico dei grappoli (Foto 4).

Lato del filare di Barbera esposto al sole del pomeriggio
Foto 4: Lato del filare di Barbera esposto al sole del pomeriggio
(Fonte foto: Università Cattolica del Sacro Cuore)

Il caolino è stato efficace nel limitare i danni, soprattutto a carico dei grappoli con riduzioni del 20% delle scottature (Foto 5).

Un grappolo di Barbera trattato con il caolino
Foto 5: Un grappolo di Barbera trattato con il caolino
(Fonte foto: Università Cattolica del Sacro Cuore)

Sulle viti di Ortrugo, trattate con il prodotto in questione, gli effetti protettivi sono stati molto evidenti sulle chiome e sulle foglie. Le foglie delle viti non trattate mostravano clorosi causate da foto-inibizioni croniche, in particolar modo quelle più esposte alla luce (Foto 6).

Foglie di Ortrugo con ingiallimenti causati da stress termici. Le foglie ombreggiate sono più verdi
Foto 6: Foglie di Ortrugo con ingiallimenti causati da stress termici. Le foglie ombreggiate sono più verdi
(Fonte foto: Università Cattolica del Sacro Cuore)


I (positivi) risultati

In un comparto sempre più alla ricerca di nuove strategie e soluzioni da applicare nel breve periodo, per i tecnici, grazie alle prove condotte, il caolino si è rivelato uno strumento valido per proteggere i vigneti dagli eccessi termici e luminosi.

Da studi svolti in diversi areali, ha mostrato efficacia nel ridurre gli ingiallimenti a carico delle foglie basali, nell'aumentare il livello di efficienza di uso dell'acqua e nel migliorare la qualità e la resa delle produzioni. Detto ciò, per i tecnici è possibile affermare che il caolino può essere uno strumento utile per difendersi da annate particolarmente calde.


Resilvigna in pillole

Nell'ambito dei cambiamenti climatici in atto si teme che gli stress estivi possano divenire sempre più frequenti, soprattutto in alcuni areali. Gli ambienti collinari si prestano bene alle produzioni viticole di qualità, ma al tempo stesso sono vulnerabili agli stress idrici per la minore capacità di catturare e immagazzinare le acque meteoriche.

Per aumentare la soglia di tolleranza del vigneto ci sono diverse strategie che possono essere efficaci nel breve o nel lungo periodo. L'irrigazione è la soluzione ampiamente riconosciuta nel sopperire agli stress idrici, ma negli ambienti collinari, nei pochi casi in cui la risorsa idrica è disponibile, è difficile da implementare. Le informazioni sulle tecniche alternative a disposizione sono molte ma mancano delle linee guida rivolte ad areali specifici.

Tecniche di miglioramento di resilienza ed efficienza idrica per i vigneti dell'areale piacentino si propone proprio di validare tecniche già note al mondo scientifico nell'areale dei colli piacentini per arrivare ad una resilienza idrica dei vigneti di questo territorio. E' stato finanziato dalla Regione Emilia Romagna nell'ambito del Psr 2014-2020 ed ha una durata di due anni e mezzo.

Accanto alle due realtà viticole precedentemente citate, nelle quali sono state effettuate le prove di questa terza azione, sono coinvolte l'azienda vitivinicola I Salici di Gazzola Claudio e la Tenuta Pernice società agricola. Capofila è l'Università Cattolica del Sacro Cuore e nello specifico il dipartimento di Scienze delle produzioni vegetali sostenibili (Diproves); mentre ciò che riguarda la formazione è compito di Centoform Srl, un ente di formazione professionale.
 

Il logo del progetto Resilvigna

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