Parliamo di ecologia (quella vera)

I sedicenti ecologisti difendono i cinghiali. Quelli veri parlano di fertilità dei suoli, erosione e carenza di acqua

Duccio Caccioni di Duccio Caccioni

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Per anni ecologia ed ecologismo sono stati sinonimo di difesa indiscriminata degli ambienti naturali dall'opera dell'uomo (Foto di archivio)
Fonte foto: © carballo - Fotolia

Si parla (e si sparla) di ecologia. Il mio dizionario al proposito mi restituisce la seguente definizione: "scienza che ha per oggetto lo studio delle funzioni di relazione tra l'uomo, gli organismi vegetali e animali e l'ambiente in cui vivono".

Per anni "ecologia" ed "ecologismo" sono stati sinonimo di difesa indiscriminata degli ambienti naturali dall'opera dell'uomo. Per il sedicente ecologista, l'ambiente perfetto è quello in cui regna la più assoluta wilderness, in cui l'uomo è totalmente assente. Ambienti rari, rarissimi perlomeno nel nostro Paese e in tutto l'Occidente. Nella settimana in cui per l'Onu è nato l'ottomiliardesimo abitante umano del Pianeta, ci sentiamo di fare una modesta proposta.

Ricominciamo a parlare di ecologia seriamente: ovvero delle relazioni fra i viventi (quindi anche l'uomo) e l'ambiente in cui vivono. Il problema climatico e ambientale sta divenendo serio, serissimo - e quindi bisogna abbandonare la demagogia e adottare il buon senso. Ci spieghiamo con qualche fatto di cronaca.

Il primo relativo alla peste suina che rischia di diventare un flagello attraverso un altro flagello: la spropositata quantità di cinghiali presente in ogni dove che distrugge qualsiasi tipo di biodiversità.
Il secondo: la problematica presenza dei lupi che impediscono le attività di allevamento in già diverse aree del paese. Sono due problemi che vedrete ulteriormente amplificarsi e la cui responsabilità è da addebitarsi totalmente a una distorta visione "ecologica". Bisogna abbandonare le visioni arcadiche per tornare a una armonica relazione fra uomo e ambiente naturale, rispettando primariamente l'agricoltura. Bisogna allora concentrarsi sui problemi veri: la fertilità dei suoli, l'erosione, la carenza di acqua.

Secondo Copernicus, il Servizio Europeo per i Cambiamenti Climatici, i sette anni più caldi della storia sono quelli che dal 2015 vanno al 2021. Un altro studio pubblicato su Nature dall'Università di Potsdam ci racconta che dal 1979 al 2019 la piovosità non è calata ma aumentata: il problema è che si concentra in poche e intense precipitazioni (le famose bombe d'acqua) che provocano ingenti danni oltre ad una formidabile erosione.
È quindi urgente, molto urgente, rafforzare l'intervento agricolo e renderlo sempre più sostenibile, lavorare sulle colline e sulle montagne per consolidarle, provvedere a nuovi sistemi per raccogliere e utilizzare le acque. Senza far nulla in pochi anni larghe plaghe del nostro Paese saranno in desertificazione.
Allora non ci saranno spazi per nessuno, neanche per lupi e cinghiali.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: suolo acqua cambiamenti climatici ungulati Ecologia desertificazione

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