L'agroecologia in otto parole chiave

L'Unione europea sta puntando molto sul concetto di agroecologia per coniugare sostenibilità e produttività del settore primario. Scopriamo questo approccio

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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L'agroecologia ha molti punti di contatto con l'agricoltura biologica (Foto di archivio)
Fonte foto: © ipopba - Adobe Stock

L'agroecologia è un approccio all'agricoltura che ha come obiettivo quello di realizzare un sistema produttivo sostenibile, resiliente, efficiente, biodiverso e socialmente giusto. Tutte caratteristiche considerate prioritarie dall'Unione europea e dalla gran parte dei consumatori.

L'agroecologia potrebbe essere la soluzione alla delicata fase che sta traversando l'umanità: il paradosso di sfamare una popolazione mondiale in aumento, minimizzando l'impatto sull'ambiente e facendo i conti con i cambiamenti climatici.
 

Produttività e sostenibilità

L'agroecologia deve consentire un'agricoltura produttiva, in grado cioè di sfamare le persone, minimizzando al contempo lo spreco di input produttivi. Deve essere sostenibile sia per l'agricoltore, che deve ottenere il giusto compenso per il suo lavoro, sia per l'ambiente (suolo, acque e biodiversità), che per la società, intesa nella sua accezione più ampia.

"L'Europa è ora a un punto di svolta per quanto riguarda il futuro dell'agricoltura. L'agroecologia è un concetto chiave che abbraccia la pratica, la ricerca, l'innovazione, la formazione e l'istruzione. Un approccio essenziale per trasformare il nostro sistema agricolo e alimentare, per affrontare le emergenze climatiche e naturali e, contemporaneamente, per assicurare la fornitura di cibo sano, prodotto in un ambiente rurale forte e vivo" spiega Stefano Canali, ricercatore del Crea Agricoltura e ambiente e responsabile scientifico per il Crea di AE4EU (Agroecology for Europe), un progetto finanziato con fondi europei Horizon 2020 che mira a consentire una transizione verso l'agroecologia del settore primario europeo.

Ma nel concreto che cosa significa fare agroecologia? Non c'è una risposta univoca, poiché questo approccio non è codificato in una normativa (come invece avviene per il biologico). Inoltre, l'agroecologia ha un approccio locale o al massimo di distretto. Ogni realtà territoriale deve dunque trovare la sua via che può passare dall'adozione delle tecniche conservative (semina su sodo, minima lavorazione, uso di colture di copertura e da sovescio), dall'impiego di pratiche tipiche del metodo di agricoltura biologica, alla messa in opera di soluzioni  digitali.

Si può puntare sulla diversificazione colturale, sull'impiego di razze o varietà autoctone, sul sostegno al chilometro zero e sull'adozione dei principi della sharing economy (condivisione dei fattori produttivi come trattori o impianti). Ogni approccio o tecnologia deve essere valutato caso per caso nel contesto del territorio in cui si inserisce, considerandone punti di forza e di debolezza e mettendo in luce i cosiddetti 'trade off', ovvero gli aspetti conflittuali e divergenti che l'adozione di ogni nuovo approccio può comportare.

"L'agroecologia tenta di andare oltre l'agricoltura biologica conservandone i pregi e cercando di mitigarne i difetti", spiega Andrea Povellato, ricercatore del Crea Politiche e bioeconomia che ha condotto uno studio sul tema nel biodistretto del Chianti.

Secondo Povellato l'agricoltura biologica non è infatti sempre più sostenibile rispetto a quella convenzionale. Si pensi agli ingenti quantitativi di rame e zolfo a cui certi viticoltori fanno ricorso per controllare i patogeni fungini. Oppure alle elevate quantità di gasolio necessarie per eseguire le lavorazioni del terreno necessarie al diserbo. Un paradosso ben visibile quando si guardano quelle aziende che sono diventate biologiche semplicemente per cogliere un'opportunità di mercato e che non hanno fatto altro che sostituire gli agrofarmaci autorizzati in convenzionale con quelli biologici.
 

L'agroecologia in otto parole chiave

L'agroecologia non è oggi codificata in un testo condiviso dalla comunità scientifica o dalle autorità europee, che tuttavia stanno promuovendo un fervido dibattito proprio per trovare una visione condivisa. Per cercare di comprendere meglio che cosa sia l'agroecologia abbiamo dunque individuato otto parole chiave.

Il consumatore. La popolazione umana è in aumento e l'agricoltura deve fornire cibo sano e nutriente a tutti. Ma difficilmente si potranno sostenere questi ritmi di produzione. Occorre dunque un coinvolgimento del consumatore, che nella sua veste di cittadino può contribuire a orientare le scelte complessive, modificando le proprie abitudini: ad esempio riducendo il consumo di carne in favore di proteine vegetali, oppure prediligendo produzioni a chilometro zero ed evitando l'acquisto di prodotti che hanno compiuto lunghi viaggi, magari in aereo, assumendo comportamenti virtuosi di approvvigionamento e consumo per minimizzare gli sprechi di cibo.

Sostenibilità economica. L'unico modo per convincere gli agricoltori ad abbandonare i vecchi modelli produttivi è quello di garantire, se non migliorare, il reddito aziendale.

Distretto. Non esiste un approccio agroecologico che vada bene per ogni Paese ad ogni latitudine. L'agroecologia deve essere calata ed inserirsi nelle specificità di un dato territorio tenendo in considerazione i propri punti di forza e di debolezza.

"In Sicilia ad esempio abbiamo proposto agli agricoltori locali, che coltivano soprattutto grano duro, di introdurre la canapa, una coltura che si inserisce bene in quell'ambiente e che consente di diversificare i sistemi produttivi, con vantaggi ambientali, sociali ed economici. Per farlo abbiamo dovuto coinvolgere la comunità e sostenere la creazione di una filiera per la lavorazione della materia prima, nonché capace di assicurarsi convenienti sbocchi di mercato", racconta Canali.

Innovazione. L'agroecologia non guarda al passato, ma adotta tutte quelle innovazioni che possono essere utili a trasformare in chiave sostenibile i sistemi agroalimentari. Su scala globale il dibattito sui principi dell'agroecologia e sulle tecniche che essa deve favorire è aperto e vivo e differenti visioni si stanno confrontando nei vari consessi internazionali (es. Fao o il Comitato mondiale per la sicurezza alimentare delle Nazioni Unite, che si riunirà a breve). Nel quadro dell'Unione Europea, l'agroecologia viene considerata nel contesto del Green deal e delle strategie Farm to fork e Biodiversità per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale che i cittadini europei chiedono a gran voce.

Formazione. Proprio perché l'agroecologia è aperta all'innovazione, mette al centro anche la formazione degli agricoltori che per avere successo devono essere molto più aggiornati e professionali rispetto ai loro colleghi in convenzionale. L'agroecologia non è affatto un approccio semplice né una riproposizione di modelli passati. Anzi, ha come obiettivo quello di ottenere la produttività dell'intensivo con elevati livelli di sostenibilità. Un compito tutt'altro che semplice.

Biodiversità. Un'azienda agricola agroecologica mira ad essere inserita in un contesto naturale in cui è in armonia. Questo passa anche dalla promozione della biodiversità in campo e fuori. In campo, ad esempio, utilizzando varietà o razze autoctone adattate alle condizioni locali, o i materiali genetici eterogenei, capaci per loro natura di evolversi con le mutevoli condizioni climatiche. Fuori dal campo tutelando l'habitat delle specie selvatiche e destinando alcune porzioni di suolo, come le aree marginali, alla crescita di specie utili all'entomofauna.

Approccio olistico. Se l'agroecologia guarda al territorio nel suo complesso e non alla singola azienda, anche l'approccio all'attività colturale deve essere a 360 gradi. Ogni volta che l'agricoltore interviene su un sistema in equilibrio lo modifica con effetti primari, magari ricercati, e secondari, che devono essere valutati per poter fare un bilancio complessivo.

Ad esempio nella zona del Chianti l'avanzata del bosco ha portato ad una crescita degli ungulati. Questi rappresentano una seria minaccia per la produttività dei vigneti che per essere difesi sono stati recintati. I recinti hanno un impatto paesaggistico negativo e dunque sono poco apprezzati dai turisti, che rappresentano un'importante risorsa per il territorio. I recinti impattano poi anche sulla mobilità della popolazione selvatica. Gli ungulati, non potendosi muovere liberamente, talvolta si trovano 'incanalati' tra i recinti e sospinti verso altre coltivazioni, che devastano, oppure verso strade e centri abitati, causando allarme sociale.

Quantificare la sostenibilità. "Non si può affermare che un sistema è sostenibile: la sostenibilità non ha valenza assoluta. Possiamo dire che un sistema è più sostenibile rispetto ad un altro, per questo la sostenibilità deve essere attentamente misurata e i diversi sistemi produttivi comparati. Servono approcci, metodi, dati e la ricerca gioca un grande ruolo nel loro sviluppo", spiega Canali.

In questo contesto l'agricoltura digitale, basandosi sui dati, potrebbe mettere a disposizione le informazioni necessarie a valutare la sostenibilità di un'azienda. A questo proposito è interessante il lavoro che molte startup e centri di ricerca stanno facendo per misurare e stimare il carbonio sequestrato nel terreno dagli agricoltori attraverso le pratiche agroecologiche.
 


Concludendo...

L'agroecologia ha un obiettivo estremamente complesso e ambizioso. Non solo perché deve trovare gli strumenti tecnici e gli approcci agronomici utili ad avere elevate produzioni con un elevato grado di sostenibilità complessiva. Ma anche perché si scontra con un sistema alimentare consolidato e in grado di produrre grandi quantità di cibo a basso costo.

Se vuole avere successo questo approccio dovrà sicuramente essere sostenuto da politiche pubbliche adeguate, come sembra stia avvenendo con le già citate strategie From farm to fork e Biodiversity. E un grande ruolo potrà averlo anche la Pac, in fase di definizione.
 
Oltre ciò, è necessario prevedere anche un cambio di mentalità negli agricoltori e nei consumatori. Sfida tutt'altro che semplice se si considera l'età avanzata dei farmer nostrani e la scarsa propensione al cambiamento. E anche sul fronte dei consumatori le cose non vanno meglio, visto che sono stati abituati negli ultimi settant'anni ad avere accesso ad un cibo sicuro e salutare, nel complesso di alta qualità, ad un prezzo davvero basso.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: biologico innovazione sostenibilità

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