Olio d'oliva, la produzione italiana 2019 raddoppia

Stime Ismea: il 2019 ha consentito la riduzione del deficit della bilancia commerciale olivicola. I prezzi internazionali e italiani bassi per via delle eccessive scorte della Spagna

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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La produzione mondiale 2019 in calo (-5%) non è bastata a far ripartire i prezzi nel primo trimestre 2020
Fonte foto: © Comugnero Silvana - Fotolia

La produzione di olio di oliva da pressione in Italia nella campagna olivicolo-olearia 2019 è più che raddoppiata rispetto alla precedente, i recenti prezzi internazionali - nonostante la produzione mondiale sia stata più bassa del 5% - non hanno reagito al rialzo a causa delle ingenti scorte della Spagna, e la bilancia commerciale olivicolo olearia del nostro Paese è tutto sommato migliorata.  Tanto emerge dal report “Tendenze olio di oliva” pubblicato nello scorso mese di aprile da Ismea.
 

Nel 2019 +108,6% sul 2018

Secondo il report Ismea la produzione di olio di oliva da pressione dell’ultima campagna risulta più elevata rispetto alle prime stime effettuate in autunno. L’Ismea, infatti, sulla base delle dichiarazioni dei frantoi effettuate fino a metà marzo 2020, stima in circa 365mila tonnellate la produzione nazionale di olio di oliva del 2019, pari al 108,6% in più della scarsissima annata 2018. Mentre nel report “Tendenze olio di oliva” dello scorso novembre Ismea stimava una produzione di 321mila tonnellate, pari all’83,8% in più. Alla fin fine l’annata 2019 è stata buona “ma lontana dall’essere considerata abbondante" sottolinea il report. Perché già nel 2015 e nel 2017 la produzione aveva superato le 400mila tonnellate.

I risultati produttivi dividono in due la Penisola: ecco uno sguardo alle varie regioni.
 

Sud Italia

La ripresa produttiva parte essenzialmente dalla Puglia che rappresenta tradizionalmente la regione più significativa in termini di volumi (51% in media), e che mette a segno una produzione di olio da pressione nel 2019 da 208.755 tonnellate ( +185,5% sul 2018). Era stata anche la regione più penalizzata nella scorsa campagna, fermatasi ad appena 73.108 tonnellate, a causa delle gelate che avevano colpito pesantemente aree a forte presenza dell’olivicoltura.

In Calabria si ottengono nel 2019 qualcosa come 53.758 tonnellate di olio da pressione, volumi più che triplicati rispetto al 2018, quando se ne erano prodotte 14.011 tonnellate, e abbondantemente sopra la media degli ultimi 4 anni, pari a 40.969 tonnellate.

Sostanzialmente in linea con la media 2015-2018, invece, la produzione della Sicilia, che torna sopra le 34mila tonnellate, registrando un aumento dell’89,8% rispetto al 2018. Il dato quantitativo dell’annata 2019 resta comunque “molto lontano dalle annate abbondanti, quando si superavano le 50mila tonnellate" commenta Ismea.

Stessa considerazione propone Ismea anche per Campania (15.536 tonnellate prodotte nel 2019 con un +129,3% sul 2018) e Sardegna (4.375 tonnellate prodotte nell’ultima campagna con una crescita del 163,4% sul 2018), “dove si hanno degli importanti incrementi rispetto alla campagna scorsa, sebbene i volumi restino lontani da quelli che vengono considerati di piena carica" si sottolinea nel rapporto.

Stupisce l’olivicoltura della Basilicata: con 6.451 tonnellate la produzione cresce del 412% secco sull’anno precedente e svetta sulla media dell’ultimo quadriennio ferma a 4.418 tonnellate.
 

Centro Italia

Salendo verso l'Italia centrale si hanno incrementi più contenuti sull’annata 2018 in una pattuglia di quattro regioni: Abruzzo (+25,%) che raggiunge le 8.936 tonnellate, Molise (+20,3%) che spunta 2.877 tonnellate, Lazio (24,1%) attestatasi a 10.851 tonnellate e Marche (+9,2%) che ne realizza 2.424. Il tratto comune di tutte queste importanti realtà olivicolo olearie è che restano comunque al di sotto dei quantitativi medi prodotti nel quadriennio 2015-2018.

Nell’Italia centrale però ci sono anche due realtà che raccontano una storia opposta: la Toscana (-52,2%) con 9.930 tonnellate e l’Umbria (-40,2%) che ha raggiunto le 3.825 tonnellate, hanno avuto delle produzioni molto inferiori allo scorso anno quando, invece, erano state in controtendenza rispetto alla riduzione nazionale.
 

Nord Italia

Ed è tutto il nord Italia – dove sono per altro presenti piccole ma pregiate produzioni – a soffrire particolarmente nell’annata 2019: l’Emilia Romagna con 785 tonnellate segna un -37,6% sul 2018, il Friuli Venezia Giulia (-42,0%) scende vistosamente a 90 tonnellate, la Liguria (-71,6%) frana a 1.488 tonnellate, il Veneto (-91,2%) crolla a 321 tonnellate, in Trentino Alto-Adige (-98,%) appena 10 tonnellate, la Lombardia (-91,7%) si appiattisce su 123 tonnellate mentre quasi scompare il Piemonte (-88,0% ) con 3 tonnellate.
 

La produzione nel mondo

A livello mondiale invece il dato produttivo della campagna 2019 – stimato da Ismea in 3 milioni e 59mila tonnellate - si presenta inferiore alla precedente (-5%), ed è il “risultato di due situazioni contrapposte nella Ue e fuori dai confini comunitari" secondo Ismea.

Ecco spiegato perché. La Spagna, secondo le ultime stime di Madrid, dovrebbe avere una produzione di 1,16 milioni di tonnellate: ben il 35% in meno su base annua. Ma è invece in crescita la produzione della Grecia "sebbene con un tasso di incremento inferiore a quanto ci si aspettasse ad inizio raccolta" sottolinea il report di Ismea. A crescere sono anche altri Paesi produttori extra Ue: la Tunisia con 300 mila tonnellate aumenta del 150% rispetto allo scorso anno e la Turchia  sale del 36%.
 

Prezzi internazionali dell'olio extravergine di olive

La minor disponibilità dell’annata 2019 a livello mondiale non è comunque servita a far risalire i listini dell’olio extravergine sulla campagna commerciale 2019-2020. “Il motivo è da ricercare nelle abbondanti scorte di inizio campagna, soprattutto in Spagna, che hanno più che compensato la mancata produzione lasciando così i listini internazionali in fase flessiva" si afferma nel report di Ismea. Infatti, sin da settembre i prezzi hanno preso a scendere da sotto i 3 euro al chilogrammo fino ad avvicinarsi ai 2 euro in marzo, scendendo anche al di sotto di questo secondo livello.
 

Prezzi italiani dell'olio extravergine di olive

Secondo Ismea tale andamento dei prezzi internazionali ha letteralmente trascinato “verso il basso anche i listini italiani che nella campagna scorsa, a causa della peggior produzione degli ultimi decenni, avevano visto un periodo espansivo fino all’inizio della primavera”.  I listini italiani hanno sofferto di più di quelli internazionali in considerazione del maggiore rialzo sperimentato l’anno precedente.

I prezzi dell’extravergine italiano nel primo trimestre del 2020 evidenziano, secondo le rilevazioni Ismea, un -44% rispetto al primo trimestre dello scorso anno, mentre lo stesso confronto per il prodotto spagnolo indica un -21%. Tradotto in valore assoluto, nel primo trimestre 2020 la quotazione media dell’extra vergine di oliva italiano è di 3,1 euro al chilo, a fronte dei 5,61 euro del primo trimestre del 2019. Per la Spagna, invece, attualmente la media è attestata a 2,13 euro al chilo contro i 2,68 euro dello stesso periodo dello scorso anno.
 

La bilancia commerciale italiana dell’olio

Intanto i dati Istat elaborati dall’Ismea rivelano che per il 2019 le importazioni totali di olio di oliva e sansa hanno superato le 600mila tonnellate (+9,5%), a fronte di una spesa di 1,4 miliardi di euro (-13%), in flessione proprio per la riduzione dei prezzi internazionali. L’export, invece, con 339mila tonnellate è aumentato leggermente in volume (+1%) per un corrispettivo di 1,37 miliardi di euro (-8,5%). Il che ha ridotto il disavanzo della bilancia commerciale italiana dell’olio, portandolo dai quasi 119 milioni di euro del 2018 a poco più di 62 milioni nel 2019.

La domanda italiana si è rivolta decisamente alla Spagna dalla quale è arrivato il 73% dell’intero volume importato dall’Italia. L‘abbondante disponibilità iberica dovuta a una produzione 2018 particolarmente ricca ha, di fatto, favorito le richieste italiane che sono incrementate del 36% a volume rispetto all’anno precedente. Decisamente in flessione, invece, l’import da Grecia e Tunisia che tradizionalmente vedono scendere le proprie importazioni in Italia quando c’è disponibilità di produzione spagnola.

Sul fronte dell’export si evidenzia una lieve progressione degli acquisti dagli Usa(+1,1%) a fronte del crollo di quelli canadesi, mentre all’interno dell’Ue hanno risposto molto bene Germania (+13,6%) e Francia (11,3%). Particolarmente positivo anche il risultato nel Regno Unito (13,6%).
 

La bilancia commerciale dell’olio extravergine

Le importazioni 2019 di extravergine estero in Italia assommano a 456.870 tonnellate (+9,8%) e in termini di valore si attestano però a 1,17 miliardi registrando una flessione del 10,9%.Nell’extravergine di oliva, le esportazioni italiane 2019 sono state pari a  250.191 tonnellate e risultano in crescita del 6,3%, ma la cedevolezza dei prezzi nella seconda parte dell’anno fa si che in valore – ben 1,12 miliardi di euro - si realizzi una flessione (-1,9%). Pertanto la bilancia commerciale dell’extravergine in Italia - coerentemente con il quadro più generale degli oli di oliva - presenta con un disavanzo in diminuzione dagli oltre 176,2 milioni di euro del 2018 ai quasi 54,7 milioni del 2019.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Ismea

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Tag: import/export olio prezzi mercati olivicoltura frantoi

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